L’assemblea a roma
Ganau incontra la ministra Stefani: «Autonomia e specialità sono diverse»
ROMA. «Il regionalismo differenziato deve essere ben distinto dalla specialità». Lo ha ribadito alla ministra per gli Affari regionali Erika Stefani, Gianfranco Ganau presidente del Consiglio...
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ROMA. «Il regionalismo differenziato deve essere ben distinto dalla specialità». Lo ha ribadito alla ministra per gli Affari regionali Erika Stefani, Gianfranco Ganau presidente del Consiglio regionale e coordinatore dei presidenti delle assemblee delle Autonomie a statuto speciale durante la Conferenza dei presidenti delle Assemblee legislative delle Regioni e Province autonome.
«Il Coordinamento – ha detto Ganau – non vede contrapposizione tra l’intento perseguito dalle regioni ordinarie di accrescere funzioni ed ambiti di competenza in applicazione dell’articolo 116 comma 3, ed il rilancio e la attualizzazione della specialità. Fatti salvi gli strumenti di perequazione che compensano gli squilibri regionali e garantiscono uno sviluppo paritario della nazione così come previsto dalla Costituzione entrambi gli obiettivi rispondono infatti ai più avanzati principi costituzionali ed europei di differenziazione e adeguatezza e mirano ad un ripresa di tutte le autonomie regionali e delle province speciali, ma si muovono su piani diversi. La specialità ha come fondamento non solo ragioni storiche e identitarie (quelle etnico-linguistiche-culturali ne sono una parte) ma anche con diversa intensità e articolazione a seconda delle diverse autonomie, ragioni geografiche (quali l’insularità o l’integrazione coi territori transfrontalieri, nella mutata condizione di confine, caratterizzato oggi da alta permeabilità) e ragioni strutturali ed economiche che richiedono politiche generali (non solo settoriali) a forte caratterizzazione regionale capaci di interpretare e rispondere alle specificità dei territori. Queste ragioni – ha proseguito Gianfranco Ganau – permangono e sono ancora attuali». Il coordinatore dei presidenti delle Assemblee delle Autonomie a Statuto speciale, dopo aver ricordato l’ampio contributo che nel tempo hanno dato le autonomie speciali contribuendo ampiamente a perseguire gli obiettivi del patto di stabilità e della solidarietà nazionale, ha assicurato il pieno impegno da parte delle regioni a statuto speciale a contribuire alla riduzione del deficit dello Stato ma ha ribadito il rifiuto ad ogni imposizione non concordata sul tema dell’entità degli accantonamenti. « Le autonomie speciali, pur godendo di un differente regime finanziario, hanno assicurato un ampio arco di funzioni contribuendo agli obiettivi del patto di stabilità e della solidarietà nazionale, sia attraverso una riduzione dei trasferimenti, sia attraverso l’assunzione di nuove funzioni, ed al pari di tutte le regioni hanno adottato sistemi contabili omogenei e trasparenza, verifica e controllo della spesa, secondo i dettami costituzionali del pareggio di bilancio e del coordinamento della finanza pubblica – spiegano dal coordinamento –. In sostanza, adesso si ribadisce l’impegno a contribuire alla riduzione del deficit dello Stato ma si rifiutano imposizioni non concordate sull’entità degli accantonamenti. La specialità non deve quindi essere rappresentata come separazione e privilegio; ma neanche come una fastidiosa anomalia. Piuttosto è una condizione che ha aperto la strada all’esperienza regionalistica italiana e, opportunamente valorizzata, può rappresentare la prospettiva più avanzata di un’autonomia capace di coniugare i principi generali con aspettative ed istanze tipiche e necessariamente diverse di alcuni territori che, nel loro insieme, sono l’espressione di identità locali».
«Il Coordinamento – ha detto Ganau – non vede contrapposizione tra l’intento perseguito dalle regioni ordinarie di accrescere funzioni ed ambiti di competenza in applicazione dell’articolo 116 comma 3, ed il rilancio e la attualizzazione della specialità. Fatti salvi gli strumenti di perequazione che compensano gli squilibri regionali e garantiscono uno sviluppo paritario della nazione così come previsto dalla Costituzione entrambi gli obiettivi rispondono infatti ai più avanzati principi costituzionali ed europei di differenziazione e adeguatezza e mirano ad un ripresa di tutte le autonomie regionali e delle province speciali, ma si muovono su piani diversi. La specialità ha come fondamento non solo ragioni storiche e identitarie (quelle etnico-linguistiche-culturali ne sono una parte) ma anche con diversa intensità e articolazione a seconda delle diverse autonomie, ragioni geografiche (quali l’insularità o l’integrazione coi territori transfrontalieri, nella mutata condizione di confine, caratterizzato oggi da alta permeabilità) e ragioni strutturali ed economiche che richiedono politiche generali (non solo settoriali) a forte caratterizzazione regionale capaci di interpretare e rispondere alle specificità dei territori. Queste ragioni – ha proseguito Gianfranco Ganau – permangono e sono ancora attuali». Il coordinatore dei presidenti delle Assemblee delle Autonomie a Statuto speciale, dopo aver ricordato l’ampio contributo che nel tempo hanno dato le autonomie speciali contribuendo ampiamente a perseguire gli obiettivi del patto di stabilità e della solidarietà nazionale, ha assicurato il pieno impegno da parte delle regioni a statuto speciale a contribuire alla riduzione del deficit dello Stato ma ha ribadito il rifiuto ad ogni imposizione non concordata sul tema dell’entità degli accantonamenti. « Le autonomie speciali, pur godendo di un differente regime finanziario, hanno assicurato un ampio arco di funzioni contribuendo agli obiettivi del patto di stabilità e della solidarietà nazionale, sia attraverso una riduzione dei trasferimenti, sia attraverso l’assunzione di nuove funzioni, ed al pari di tutte le regioni hanno adottato sistemi contabili omogenei e trasparenza, verifica e controllo della spesa, secondo i dettami costituzionali del pareggio di bilancio e del coordinamento della finanza pubblica – spiegano dal coordinamento –. In sostanza, adesso si ribadisce l’impegno a contribuire alla riduzione del deficit dello Stato ma si rifiutano imposizioni non concordate sull’entità degli accantonamenti. La specialità non deve quindi essere rappresentata come separazione e privilegio; ma neanche come una fastidiosa anomalia. Piuttosto è una condizione che ha aperto la strada all’esperienza regionalistica italiana e, opportunamente valorizzata, può rappresentare la prospettiva più avanzata di un’autonomia capace di coniugare i principi generali con aspettative ed istanze tipiche e necessariamente diverse di alcuni territori che, nel loro insieme, sono l’espressione di identità locali».
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