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Suinicoltura, approvata la legge per il rilancio

Suinicoltura, approvata la legge per il rilancio

Entro gennaio la Psa dovrebbe diventare un ricordo. Lotto (Pd): «È il primo segnale per il comparto»

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CAGLIARI. Dopo 45 anni di dura lotta, la vittoria finale sulla maledetta peste suina è a un passo. Con soli tre casi certificati nei primi sette mesi del 2018, erano arrivati a essere anche oltre cento, la cosiddetta Psa dovrebbe essere sconfitta entro gennaio. Dunque, serviva subito una legge per rilanciare un settore che dalla fine degli anni settanta ha visto dimezzare il patrimonio: da 320mila capi ad appena 166mila. All’unanimità il Consiglio regionale l’ha approvata e come dichiarato dal presidente della commissione attività produttive, Luigi Lotto del Pd, «La legge è il primo importante segnale che conferma come siamo ormai quasi fuori dalla crisi e servirà a dare un forte contributo al rilancio di un settore economico tradizionale e strategico». Soddisfatto anche l’assessore all’agricoltura Pier Luigi Caria: «È un cambio di rotta straordinario. Tanto che all’Europa abbiamo chiesto di cancellare l’embargo sulla vendita fuori regione delle carni di maiale prodotte nei territori incontaminati: Campidano, Oristanese, Sulcis, Gallura e Nurra. E speriamo di poter fare presto altrettanto per gli altri ancora dentro le zone rosse, come l’Ogliastra e le Barbagie».

Le novità. La legge è di fatto un regolamento chiaro e condiviso a suo tempo con gli allevatori su come la suinicoltura dovrà essere da oggi in poi. Prima di tutto è definitivamente vietato il pascolo brado, che è stato una delle cause principali della diffusione della peste suina, mentre sono ammessi quelli allo stato semibrado, i terreni dovranno essere comunque recintati, e ovviamente al chiuso. Un altro punto fondamentale è la suddivisione netta fra allevamenti familiari, destinati all’autoconsumo, e quelli professionali per la commercializzazione delle carni. Da oggi in poi i «familiari» saranno solo quelli che «non dovranno superare i quattro capi suini destinati solo all’ingrasso e non alla riproduzione». Potranno essere macellati in casa, se esistono i locali idonei, e comunque sotto controllo veterinario. In questo caso carni e insaccati – è scritto – «dovranno essere destinati esclusivamente all’autoconsumo e non commercializzati». Gli allevamenti professionali sono quelli invece su larga scala e avranno solo due limiti: massimo 60 capi macellati in un anno se «destinati alla esclusivamente alla vendita diretta al consumatore o ai processi di trasformazione» e dovranno garantire la tracciabilità della filiera. È importante anche l’impegno finanziario, intorno ai 3 milioni in tre anni, destinato a rilanciare i «suini di razza sarda» e i «suinetti», per cui sarà chiesto il marchio Dop. Infine, la legge istituisce anche la figura del maistru de petza, cioè dell’esperto nella macellazione e nella trasformazione delle carni a domicilio.

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