Soru contro i tagli al piano periferie
Il leader Pd: si cancellano risorse per il recupero delle aree in difficoltà
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CAGLIARI. Anche l’europarlamentare Pd Renato Soru interviene sul congelamento delle risorse per le periferie voluto dal governo gialloverde. E critica in modo netto la scelta. «Uno schiaffo alla speranza. Ecco cosa rappresenta l’emendamento con cui il governo Lega-M5S congela fino al 2020 (in attesa di cancellarli definitivamente) 1,6 miliardi stanziati nella passata legislatura e destinati alla riqualificazione delle periferie. Il governo ha scelto di finanziare altri interventi scippando le risorse al Piano Periferie». Secondo Soru il governo ha tagliato le risorse a quei territori che ne avevano maggiore bisogno. «Sono i quartieri più disagiati, quelli dove vivono giovani e anziani, costretti a fare i conti con il degrado, la mancanza di servizi e di occupazione. Lega e Cinquestelle bocciano un progetto di società inclusiva, solidale». Soru parla anche degli effetti nell’isol. «Anche la Sardegna subirà il contraccolpo: a rischio ci sono i 18 milioni di euro destinati alla riqualificazione del quartiere di Santa Avendrace, a Cagliari, con interventi di riqualificazione urbane. Ma anche Nuoro, Oristano, Tempio e Sassari dovranno congelare i loro progetti, per un valore complessivo nell’isola di circa 64 milioni di euro, solo per quanto riguarda la parte di contributo pubblico. Quel che più sconcerta è la disinvoltura con cui si fa finta di voler promuovere maggiore equità sociale tagliando del 20% le pensioni sopra i 4mila euro, mentre si lavora al provvedimento per la Flat Tax che notoriamente avvantaggerà i redditi più alti. O incita e distrae la folla con slogan come “porti chiusi agli immigrati, la pacchia è finita” o ancora “prima gli italiani” e nel frattempo si chiudono i progetti per la rigenerazione e la riqualificazione della vita nelle periferie. Si mostra con i fatti che l’accattivante “Prima gli Italiani” nasconde più tristemente un concreto “ultime le periferie”. Ha ragione Renzo Piano, quando invoca un “Periferia Pride”, una giornata nazionale di rivendicazione, dove vivono i più deboli, quelli che nel “cambiamento” proposto da Lega e 5 stelle hanno creduto».
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