La Nuova Sardegna

Nessuno tocchi il porcetto si riaccende la polemica

di Alessandro Pirina
Nessuno tocchi il porcetto si riaccende la polemica

Cappellacci lancia una petizione ma Forza Italia frena: lavoriamo alle modifiche L’assessore Caria e il Pd: solo disinformazione. Lai, Mdp: miglioriamo la norma

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SASSARI. Al grido di “nessuno tocchi il porcetto” va in scena nell’isola una battaglia politica un po’ surreale. Innanzitutto, perché avviene con 15 giorni di ritardo, visto che la legge sulla suinicoltura è stata approvata il 2 agosto, ma soprattutto perché a trovarsi su fronti opposti sono le forze politiche che quella stessa norma 15 giorni fa l’hanno approvata all’unanimità. Un tutti contro tutti che rischia di mettere in secondo piano quello che è il vero obiettivo dell’articolo sugli allevamenti familiari: l’attacco finale alla peste suina. Un obiettivo che è stato in più di una occasione illustrato dal padre della legge, il presidente della commissione, il Pd Luigi Lotto, che ha anche annunciato che saranno le direttive di attuazione della legge a definire con più precisione la presenza, lo scambio e il commercio di verri negli allevamenti familiari. Ma non è bastato. Ieri, per tutta la giornata, è stato un susseguirsi continuo di dichiarazioni, comunicati e post sui social. Addirittura l’ex governatore Ugo Cappellacci, oggi deputato di Forza Italia, ha lanciato una petizione on line per cambiare la legge. «La politica non può essere un mondo a parte rispetto al nostro quotidiano e non può calpestare le nostre tradizioni millenarie insieme a piccole attività. Anziché affannarsi alla ricerca di giustificazioni si dimostri un po’ di umiltà e si corregga subito questo clamoroso errore». Il primo a rispondergli su Facebook è il leader del Movimento 5 stelle e candidato governatore Mario Puddu. «Qualcuno gli dica che i consiglieri del suo partito quella legge l'hanno votata compatti in consiglio regionale».

Ma neanche Forza Italia sembra gradire molto l’attivismo di Cappellacci contro la legge sulla suinicultura. «No alla demagogia», dice la consigliera Alessandra Zedda, che in una nota congiunta col collega Edoardo Tocco aggiunge: «Nessun allarmismo. La legge tutela le aziende pastorali e agricole. Alla ripresa dei lavori in aula si lavorerà per perfezionare la norma, perché non calpesti la tradizione e l’identità della Sardegna. Il testo deve rappresentare un equilibrato processo delle problematiche in campo, andando a conformare le questioni sanitarie con la commercializzazione delle produzioni tipiche isolane». Il gruppo Psd’Az-La Base va oltre gli annunci e presenta già una modifica alla legge. «Basta precisare – spiegano i consiglieri Gaetano Ledda, Giovanni Satta e Paolo Dessì – che la produzione dei maialetti da latte è consentita anche a livello familiare e che la riproduzione è altresì consentita senza la movimentazione degli animali allevati e/o con tecniche di procreazione assistita in campo animale. Superando l'interpretazione letterale che pone dei problemi alla presenza dei riproduttori in azienda e all'autoconsumo di maialetti in famiglia».

Sulla vicenda interviene anche la Regione, che fornisce i numeri degli allevamenti familiari a cui fa riferimento la legge: su un totale di 15.788 allevamenti registrati in tutta la Sardegna, circa 314 sono classificati di tipo familiare per l’autoconsumo. «Il tam tam sui social network alimentato in questi giorni è una bufera all’interno di un bicchiere d’acqua che, veicolata sulla rete, ha raggiunto livelli di disinformazione paurosi – dichiara l’assessore Pier Luigi Caria –. Nelle direttive di attuazione del provvedimento, che l’assessorato ha iniziato a elaborare, saranno meglio chiarite le modalità e le procedure da seguire. La tradizione millenaria delle nostre produzioni suine non è minacciata da questa legge ma da decenni di Peste suina africana, che per troppo tempo, ha condannato la nostra isola a embarghi vergognosi che hanno mortificato la straordinaria operosità dei nostri allevatori». Contro le strumentalizzazioni e a difesa della legge anche il gruppo consiliare del Pd. «Il comma contestato riguarda solo chi vuole per propria scelta allevare maiali da ingrasso senza riproduttori secondo la tradizione de su mannale. Chi vuole invece passare da allevatore familiare ad allevatore produttore anche di maialetti con qualsiasi dimensione dell’allevamento deve solo registrarsi come tale, così come hanno fatto oltre 6mila allevamenti dal 2010 a oggi». «La polemica innescata da certa parte politica non è altro che un becero tentativo di anticipare la campagna elettorale alimentando con false argomentazioni e diatribe vuote di contenuti», attaccano il segretario dem Emanuele Cani e il suo vice Franco Sabatini. Ma anche nella maggioranza di centrosinistra c’è chi chiede modifiche alla legge. Come il consigliere di Mdp Eugenio Lai. «Le azioni seppur dure di contrasto alla peste suina non possono contrastare con ciò che rappresenta per le numerose famiglie dell'isola l'allevamento della scrofa per produzione di maialetto ai fini del consumo domestico – scrive in un lungo post su Facebook –. Ho già sentito il relatore Lotto per concordare la proposta di modifica di questo comma che consente di renderla migliore e più condivisa».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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