Caccia a lepre e pernice, ricorso al Tar
Gli ecologisti contestano il via libera della Regione a due giornate di caccia
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CAGLIARI. Si riapre la battaglia legale fra le associazioni ambientaliste e la Regione sul calendario venatorio: come ogni fine estate parte il ricorso al Tar, stavolta per contestare la legittimità delle due giornate di caccia alla lepre sarda, alla pernice sarda e al coniglio selvatico, concesse con un decreto dell’assessore regionale all’ambiente - secondo Gruppo d'Intervento Giuridico, Lega per l'Abolizione della Caccia, Lega Anti-Vivisezione, Wwf e Lipu - senza che sia stata verificata la reale consistenza delle rispettive popolazioni. In altre parole, la Regione avrebbe dato il via libera alle doppiette per il 30 settembre e il 7 ottobre senza sapere se le specie sotto tiro siano in fase di crescita o al contrario in diminuzione. Secondo le associazioni il provvedimento che sarà impugnato con un ricorso affidato all’avvocato Carlo Augusto Melis prevede «un assurdo carniere potenziale complessivo di ben 71.974 lepri sarde e 143.948 pernici sarde per i 35.987 cacciatori autorizzati alla caccia in Sardegna secondo gli ultimi dati ufficiali disponibili (piano faunistico-venatorio della Sardegna in corso di approvazione) e la caccia a queste specie - come spiega il portavoce Stefano Deliperi - è stata autorizzata nonostante la consistenza delle rispettive popolazioni non siano puntualmente conosciute - è scritto in una nota - pur definite tendenti alla diminuzione dallo stesso piano faunistico-venatorio isolano». Scrive ancora Deliperi che «con una nota del 13 luglio l'Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale (Ispra) ha fornito il parere di legge in merito alla proposta di calendario venatorio regionale sardo 2018-19 e ha chiesto esplicitamente la chiusura della caccia alla lepre sarda e alla pernice sarda in assenza di censimenti relativi alle popolazioni esistenti nell'isola. Analoga richiesta per le medesime motivazioni per il coniglio selvatico, oggetto di un assurdo carniere potenziale (cinque capi abbattibili per ogni cacciatore) di 179.935 conigli».
Secondo le associazioni coinvolte nell’iniziativa legale esistono quindi tutti i presupposti perchè il tribunale amministrativo annulli l’efficacia del decreto assessoriale nella parte che riguarda la caccia alle tre specie indicate. Se i giudici daranno ragione agli ecologisti i cacciatori dovranno tenere i fucili a casa.
Negli anni scorsi i ricorsi degli ecologisti contro il calendario venatorio sono stati puntualmente accolti dai giudici amministrativi, che anche stavolta dovranno esprimersi d’urgenza, prima che la caccia venga ufficialmente aperta. Al solito si prevede una battaglia legale accesa e le immancabili polemiche che seguiranno la decisione dei giudici. (m.l)
Secondo le associazioni coinvolte nell’iniziativa legale esistono quindi tutti i presupposti perchè il tribunale amministrativo annulli l’efficacia del decreto assessoriale nella parte che riguarda la caccia alle tre specie indicate. Se i giudici daranno ragione agli ecologisti i cacciatori dovranno tenere i fucili a casa.
Negli anni scorsi i ricorsi degli ecologisti contro il calendario venatorio sono stati puntualmente accolti dai giudici amministrativi, che anche stavolta dovranno esprimersi d’urgenza, prima che la caccia venga ufficialmente aperta. Al solito si prevede una battaglia legale accesa e le immancabili polemiche che seguiranno la decisione dei giudici. (m.l)
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