La Nuova Sardegna

«Suinicoltura, la legge aiuta gli allevatori»

di Stefano Ambu
«Suinicoltura, la legge aiuta gli allevatori»

Il centrosinistra difende il provvedimento approvato in Consiglio. Obiettivo: sconfiggere la peste

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CAGLIARI. Il maialetto può essere servito con qualche correzione o aggiustatina. Ma sapore e ricetta rimarranno quelli della legge approvata lo scorso 2 agosto in consiglio regionale. Con il massimo rispetto delle (nuove) norme e della (antica) tradizione anche se i commi 2 (quello sul limite dei quattro maialetti per l’allevamento familiare) e 3 dell’articolo 4 hanno creato qualche problema interpretativo e polemiche. «Se è necessario – ha spiegato il presidente della commissione attività produttive Luigi Lotto – siamo pronti a modificare qualcosa, ma il senso della legge è chiaro. Per l’allevamento familiare stiamo parlando di 314 casi, uno, a volte due a paese, che hanno optato per questa soluzione e non sono “migrati” nel gruppo degli allevamenti con orientamento produttivo». E si tratta della quasi totalità dei casi registrati: oltre 15mila. Non è previsto nessun ritorno in commissione: i ritocchi eventualmente saranno all’interno delle delibere di attuazione. Il messaggio sembra chiaro. Nessuno dovrà smettere di allevare maialetti per la vendita o il consumo familiare. «Una legge importante – ha detto Lotto – per rilanciare il settore, non per punire gli allevatori». Ribadito anche il senso dell’operazione. E gli obiettivi. Tutto è legato al contesto della lotta alla peste suina. Ora come ora ci sono due focolai nel territorio della Asl di Lanusei. E altri due nella zona di pertinenza della azienda sanitaria di Nuoro. Sono gli ultimi dati, aggiornati al 22 agosto, sulla situazione in Sardegna della Psa. Tornando al maialetto, quello sano e sardo, il traguardo finale rimane la “liberalizzazione” anche per l’export. Gli obiettivi – davanti all'assessore regionale dell'agricoltura Pierluigi Caria – sono stati ribaditi in quattro punti: oltre la lotta alla peste suina ci sono il rilancio degli allevamenti, l’avvio di un programma di formazione e professionalizzazione degli operatori, la valorizzazione dei prodotti e del suino di razza sarda. In buona sostanza – è stato spiegato – le previsioni per il futuro dicono che non cambierà nulla per i circa 16mila allevamenti in Sardegna. «Non c’è nessuno cambiamento rispetto al passato – ha detto Caria – La legge si inserisce nel quadro di una lotta alla peste suina per aggredire il mercato interno di 500 milioni: solo un terzo è nostro. Non solo: noi vogliamo arrivare ad esportare i nostri prodotti». Nessuna lotta alla storia: "Mai contro la tradizione – ha detto Gianfranco Congiu, Partito dei Sardi – non vedo bene un ritorno in commissione, si può essere stringenti con le delibere di attuazione: la legge è chiara, consente di valorizzare il lavoro di chi opera con qualità e sicurezza». Presenti alla conferenza stampa anche Fabrizio Anedda, misto, e Mario Tendas, Pd. «C’è stato il massimo coinvolgimento di allevatori e organizzazioni».

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