La Nuova Sardegna

NON LASCIATE LA SCUOLA ALLA DERIVA

di SILVIA SANNA

Molti di più i medici che andranno in pensione nei prossimi 5 anni: dai 300 ai 350, secondo le proiezioni. Significa che circa 300mila pazienti sardi non avranno più il professionista di riferimento....

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Molti di più i medici che andranno in pensione nei prossimi 5 anni: dai 300 ai 350, secondo le proiezioni. Significa che circa 300mila pazienti sardi non avranno più il professionista di riferimento. Dovranno accontentarsi -nella migliore delle ipotesi - di sostituti che vanno via dopo 6 mesi o 1 anno, con i quali sarà difficile instaurare quel rapporto di fiducia essenziale per una sanità di qualità. Discorso fotocopia per quanto riguarda la scuola. Da una parte il numero crescente di alunni bisognosi del sostegno _ quasi 7000 _ dall’altra una quota assolutamente insufficiente di docenti specializzati _ poco meno di 2750 _ . Significa che tra due settimane, quando inizierà il nuovo anno scolastico, più della metà dei ragazzi per i quali è prevista assistenza specifica saranno affidati a insegnanti precari ma soprattutto non preparati ad affrontare le patologie più o meno gravi degli alunni che dovranno affiancare. Saranno messi lì a coprire un buco nell’organico, nulla di più. Una storia che si ripete da anni e della quale si conoscono alla perfezione le cause. Ma sinora poco o nulla è stato fatto per risolvere il problema. Non solo: in tempi recentissimi è stato consentito a docenti altrimenti destinati a una cattedra nella Penisola, di restare a casa occupando un posto nel sostegno. Peggio ancora, sono stati chiamati a ricoprire quel ruolo anche supplenti inseriti nelle graduatorie di terza fascia, persone cioè che nella vita hanno fatto tutt’altro e in un’aula non mettono piede dal giorno del diploma. In questo quadro, l’assistenza ai disabili diventa una scommessa: si può vincere o si può perdere. Dipende dal tipo di patologia e dunque dal supporto richiesto, ma anche dal grado di sensibilità con cui l’insegnante cerca di mettere una pezza alla sua preparazione lacunosa. È evidente però che un tema così delicato non può essere affidato alla sorte. I ragazzi e le loro famiglie hanno bisogno di certezze e di insegnanti capaci di stimolare gli alunni, ottenendo il meglio possibile da ognuno di loro e aiutandoli a integrarsi nel gruppo classe. Generando lo stesso rapporto di fiducia che deve esserci tra medico e paziente.

Per questo entrambe le figure professionali, medici di base e docenti di sostegno, non devono mancare. Invece succede che a fronte di 80 dottori che vanno in pensione ogni anno ci siano appena 35 neo specializzati perché i posti nelle Facoltà di Medicina sono pochi e le borse di studio insufficienti. E a complicare le cose, gli uffici regionali chiamati ad assegnare le sedi vacanti procedono a ritmi da lumaca a causa di ricorsi e controricorsi che inceppano le procedure. Parallelamente nel mondo della scuola, nonostante gli alunni che richiedono il sostegno siano quasi 7mila, i corsi di specializzazione accolgono un numero massimo di 240 insegnanti. Briciole.

Ma allora dove vanno a finire i discorsi sull’importanza della formazione come prima arma anti spopolamento, per trattenere i giovani e le famiglie che hanno la certezza di poter contare su una assistenza adeguata? Buoni propositi che si schiantano su un mostro chiamato burocrazia, capace di polverizzare anche i diritti più elementari.



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