La Nuova Sardegna

Rischio apologia di fascismo per la diffusione su facebook

di Luigi Soriga
Rischio apologia di fascismo per la diffusione su facebook

Presentate tre denunce. Vertice sulla sicurezza con prefetto e questore

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SASSARI. Una denuncia dai carabinieri (Patrizia Marongiu Pci), una in questura (Lalla Careddu Città Futura) e una depositata in Procura (Ettore Licheri M5s): il caso della cerimonia fascista è democraticamente condiviso, e tutti gli inquirenti sono al lavoro. Manca solo la relazione della Digos, che ha acquisito documentazione e testimonianze, e che verrà a breve depositata in Tribunale. Sarà proprio questo dossier a circoscrivere i confini del funerale di Giampiero Todini, farcito di saluti romani e simboli del Ventennio. A tracciare la differenza tra cerimonia sopra le righe, o reato di apologia del Fascismo.

Tutto sembrerebbe pendere per la prima ipotesi, dal momento che la Cassazione, quattro mesi fa, per un episodio analogo si era espressa in maniera unanime, facendo di fatto giurisprudenza: il saluto fascista non è reato se ha valenza commemorativa. E il nostalgico addio a Giampiero Todini, confezionato come una parata del ventennio, ha tutta l’aria di entrare nell’ambito del revival folkloristico.

Ma c’è un elemento che rende la vicenda un po’ più articolata da un punto di vista giuridico: qualora il funerale fosse accompagnato da volantinaggio, propaganda, riunioni politiche, proselitismo, allora si potrebbe configurare l’ipotesi di apologia del fascismo e volontà di restaurare un regime. Lo dice la legge. Ma questi argini sono stati issati quando ancora le ideologie si veicolavano con i sistemi di comunicazione tradizionali. Invece il video “dell’appello al camerata morto” è circolato attraverso il più potente, veloce e pervasivo strumento di informazione e interazione esistente: i social. Perché uno dei partecipanti lo ha girato con uno smartphone, e Luigi Todini, figlio di Giampiero, lo ha pubblicato e divulgato sulla propria bacheca Facebook. A questo punto la commemorazione funebre si sposta dalla sfera strettamente privata (un picchetto d’onore tra pochi intimi col braccio alzato nel sagrato della chiesa), a quella pubblica, con una platea che minuto dopo minuto, e talvolta vidimando l’appartenenza a suon di “Presente” e “Nobis”, diventa sterminata. Questa può essere definita propaganda e quindi reato, o è semplicemente un figlio che condivide con migliaia di persone l’ultimo omaggio al padre defunto? Perché di commemorazioni nostalgiche e sottotraccia nei sagrati delle chiese se ne sono visti altri, ma nessuna fotocamera finora si era mai posata sulle mani tese e sulle aquile tricolori. Quello di Sassari è un caso a sè, di rilevanza nazionale, soprattutto per questo. E infatti ieri mattina è stato convocato anche un vertice sulla sicurezza cittadina, al quale hanno partecipato le forze dell’ordine, il questore e il prefetto. «La situazione è monitorata e sotto controllo – spiega il prefetto Giuseppe Marani – non ci sono segnali che destano preoccupazione per l’ordine pubblico e il funerale del professor Todini al momento resta un episodio isolato».

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