Il bravo ragazzo che appiccava il fuoco per "aiutare" i pompieri
di Tiziana Simula
Il commesso 36enne di Santa Teresa era un insospettabile. Ha fatto i complimenti ai Forestali che lo hanno arrestato
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SANTA TERESA. Un insospettabile. Una quotidianità tranquilla scandita da lavoro, affetti e un’ottima cerchia di amici. In negozio, un dipendente preciso, affidabile e cortese con i clienti, nella vita sociale, un giovane perbene, «un bravo ragazzo», perché così era considerato a Santa Teresa Francesco Occhioni, 36 anni, commesso nel reparto ferramenta di un punto vendita fai da te, da giovedì pomeriggio rinchiuso in una cella nel carcere di Nuchis con l’accusa di aver appiccato una ventina di incendi proprio nel paese in cui viveva e lavorava. Un giovane dalla vita assolutamente normale. Tanto che il suo arresto ha destato grande sconcerto e incredulità a Santa Teresa. In passato era stato volontario della sezione locale del Wwf e da ragazzo aveva manifestato l’idea di voler diventare un agente di guardia forestale, idea che non si è mai concretizzata. Né alle due associazioni di protezione civile locali è mai arrivata richiesta di volontariato da parte del giovane.
Ma quello che per tutti era un insospettabile, per la Procura di Tempio è un piromane seriale: nelle afose giornate estive del 2017 e del 2018 – questo il periodo al centro dell’inchiesta condotta dagli investigatori del corpo forestale al comando del dirigente Giancarlo Muntoni –, qualcosa è scattata nella sua testa. E con la mano armata di diavolina e accendino appiccava gli incendi. Nell’innesco ci metteva un po’ di carta bagnata per non far divampare subito le fiamme e avere il tempo di allontanarsi un po’. Ma poi, ritornava subito sulla scena del crimine, quella che lui stesso aveva creato, per ammirare lo spettacolo. Guardava gli uomini dell’antincendio che si affannavano a spegnere i roghi. Lui stesso offriva il proprio aiuto alla macchina dei soccorsi. Più di una volta aiutava gli operatori a tirare le manichette antincendio. Ci sono foto e immagini che lo immortalano vicino alle camionette della protezione civile. Qualche volta era lui stesso ad avvisare i proprietari dei terreni che era scoppiato un incendio e dell’arrivo della protezione civile, quasi a voler limitare i danni. Perché a spingerlo nella sua azione non era la vendetta, né un dispetto verso qualcuno, e neppure il desiderio di vedere distruzione intorno a sé. Non c’era nessuna vera motivazione nell’appiccare un incendio. Se non il gusto di vedere e godere di ciò che accadeva in conseguenza della sua azione, il gran daffare della macchina antincendio per domare le fiamme.
Questo è l’atteggiamento tipico del piromane. E questi sono i tratti che gli investigatori hanno riconosciuto in Francesco Occhioni. La ripetitività del gesto e la presenza costante nei luoghi dell’incendio lo hanno inchiodato: è stato visto da testimoni, filmato dalle telecamere, “tracciato” col Gps e intercettato. Lui, non immaginava di essere pedinato e quando gli uomini della Forestale sono andati ad arrestarlo nel negozio dove lavorava, è rimasto sorpreso. «Siete stati bravi, complimenti», ha detto agli agenti.
«Senza riferimento al caso specifico per il quale sarà l’autorità giudiziaria ad accertare l’eventuale responsabilità – dice il capo dell’Ispettorato forestale Giancarlo Muntoni –, posso spiegare quali sono i comportamenti tipici del piromane. La letteratura dice che quando un soggetto appicca due o più incendi si possono già ipotizzare comportamenti tipici del piromane. Quando, poi, questi atteggiamenti sono ripetuti in numero elevato senza che abbiano a sostegno una motivazione plausibile, ecco che allora siamo in presenza di un piromane. Il quale si esalta alla vista di ciò che succede a seguito dell’innesco degli incendi. Gioisce non per il danno ambientale o per il pericolo all’incolumità pubblica che sta creando, di cui credo non abbia neanche consapevolezza, ma per la macchina organizzativa che interviene nello spegnimento degli incendi. Nove volte su dieci, il piromane rimane sulla scena del delitto, resta a guardare quello che lui stesso ha provocato. In passato abbiamo avuto anche altri casi, sottoposti a cura dopo essere stati scoperti, i quali avevano ammesso di avere paura del fuoco e di appiccare gli incendi per vincere la paura».
Ma quello che per tutti era un insospettabile, per la Procura di Tempio è un piromane seriale: nelle afose giornate estive del 2017 e del 2018 – questo il periodo al centro dell’inchiesta condotta dagli investigatori del corpo forestale al comando del dirigente Giancarlo Muntoni –, qualcosa è scattata nella sua testa. E con la mano armata di diavolina e accendino appiccava gli incendi. Nell’innesco ci metteva un po’ di carta bagnata per non far divampare subito le fiamme e avere il tempo di allontanarsi un po’. Ma poi, ritornava subito sulla scena del crimine, quella che lui stesso aveva creato, per ammirare lo spettacolo. Guardava gli uomini dell’antincendio che si affannavano a spegnere i roghi. Lui stesso offriva il proprio aiuto alla macchina dei soccorsi. Più di una volta aiutava gli operatori a tirare le manichette antincendio. Ci sono foto e immagini che lo immortalano vicino alle camionette della protezione civile. Qualche volta era lui stesso ad avvisare i proprietari dei terreni che era scoppiato un incendio e dell’arrivo della protezione civile, quasi a voler limitare i danni. Perché a spingerlo nella sua azione non era la vendetta, né un dispetto verso qualcuno, e neppure il desiderio di vedere distruzione intorno a sé. Non c’era nessuna vera motivazione nell’appiccare un incendio. Se non il gusto di vedere e godere di ciò che accadeva in conseguenza della sua azione, il gran daffare della macchina antincendio per domare le fiamme.
Questo è l’atteggiamento tipico del piromane. E questi sono i tratti che gli investigatori hanno riconosciuto in Francesco Occhioni. La ripetitività del gesto e la presenza costante nei luoghi dell’incendio lo hanno inchiodato: è stato visto da testimoni, filmato dalle telecamere, “tracciato” col Gps e intercettato. Lui, non immaginava di essere pedinato e quando gli uomini della Forestale sono andati ad arrestarlo nel negozio dove lavorava, è rimasto sorpreso. «Siete stati bravi, complimenti», ha detto agli agenti.
«Senza riferimento al caso specifico per il quale sarà l’autorità giudiziaria ad accertare l’eventuale responsabilità – dice il capo dell’Ispettorato forestale Giancarlo Muntoni –, posso spiegare quali sono i comportamenti tipici del piromane. La letteratura dice che quando un soggetto appicca due o più incendi si possono già ipotizzare comportamenti tipici del piromane. Quando, poi, questi atteggiamenti sono ripetuti in numero elevato senza che abbiano a sostegno una motivazione plausibile, ecco che allora siamo in presenza di un piromane. Il quale si esalta alla vista di ciò che succede a seguito dell’innesco degli incendi. Gioisce non per il danno ambientale o per il pericolo all’incolumità pubblica che sta creando, di cui credo non abbia neanche consapevolezza, ma per la macchina organizzativa che interviene nello spegnimento degli incendi. Nove volte su dieci, il piromane rimane sulla scena del delitto, resta a guardare quello che lui stesso ha provocato. In passato abbiamo avuto anche altri casi, sottoposti a cura dopo essere stati scoperti, i quali avevano ammesso di avere paura del fuoco e di appiccare gli incendi per vincere la paura».
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