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I tecnici Aras: «Raggirati e umiliati»

I tecnici Aras: «Raggirati e umiliati»

Confederdia e Sit-in: «Pagamenti congelati, pronti a nuovi scioperi»

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CAGLIARI. Veterinari, agronomi e amministrativi dell’Aras si dicono «raggirati e umiliati» e, «se i tempi del pagamento dovessero ulteriormente allungarsi, saranno costretti a proclamare ancora lo stato di sciopero per mancanza di risorse necessarie alla prosecuzione del lavoro». Che consiste poi nella Misura 14, relativa al benessere animale che consente a 12mila aziende zootecniche sarde di andare avanti ed essere competitive sul mercato. Ma da mesi i tecnici non ricevono stipendio e rimborsi. Quella che sembrava una svolta positiva con la nomina da parte del tribunale di due nuovi commissari liquidatori, che aveva spinto i lavoratori a sospendere lo sciopero e togliere le tende piazzate sotto il palazzo della Regione, ha subito un brusco stop.

Paola Naitana, gruppo Sit In, e Osvaldo Ibba, Confederdia Sardegna, spiegano in un documento cosa è cambiato da quel 26 settembre in cui durante l’incontro coi i commissari «l'assessore Caria chiese la revoca dello sciopero prospettando il pagamento di alcuni stipendi arretrati (giugno e quattordicesima) entro una decina di giorni, e i successivi in tempi brevi». «Il 10 ottobre, nella seconda convocazione da parte dei commissari, ai sindacati venne prospettata una situazione completamente diversa: gli stipendi da giugno a settembre sarebbero stati “congelati”, nonostante la determina di pagamento di Laore dell’8 ottobre in cui veniva quantificato “l'acconto da erogare in euro 3,4 milioni di euro quale verosimile rimborso delle spese da rendicontare, sostenute per il periodo da maggio a settembre 2018”. Improvvisamente è stata prospettata la possibilità del pagamento della sola mensilità di ottobre, previo benestare da parte del tribunale per l'esercizio provvisorio di Aras». Ma non solo: il pagamento di ottobre «avverrà tenendo conto del lavoro svolto a settembre, mese in cui molti lavoratori erano in sciopero. Un chiaro atto di punizione nei confronti di chi ha scioperato. Da qui la sensazione di umiliazione da parte dei dipendenti, e la critica a un «piano di rientro dell'Aras che grava solo sulle finanze dei lavoratori».

«Alla luce di questi fatti, il 12 ottobre diversi dipendenti hanno messo in mora l'agenzia Laore che di fatto, come committente, risponde delle mancate retribuzioni; questo atto ha determinato il blocco del finanziamento nei confronti di Aras» spiegano i sindacalisti, i quali chiedono che «come da ingiunzione di pagamento, Laore versi immediatamente il dovuto» in attesa che si sblocchi la vertenza sull’applicazione della legge 3/2009 che prevede l’assorbimento in Laore. L’alternativa è il ritorno alla protesta dura «per mancanza di risorse necessarie alla prosecuzione del lavoro». (a.palm.)

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