Legge salva pensioni via le firme dei consiglieri
Dopo il grande clamore stanno scattando i primi dietrofront sul provvedimento. Controcorrente Cocco del Pd: i contributi previdenziali non sono un privilegio
CAGLIARI. È una certezza: rimarrà dov’è, in commissione, la proposta di legge trasversale per recuperare i contributi previdenziali destinati a consiglieri regionali. Dopo aver sollevato un bel po’ di polemiche, sul web e da parte dei Cinque stelle, la «555» non sarà inserita in nessun ordine del giorno fino alla fine della legislatura. Soprattutto perché il costo complessivo dell’operazione peserebbe per ben 5 milioni e 880mila euro sul bilancio del Consiglio regionale, che tra l’altro dovrebbe sborsarli in un’unica soluzione, sia perché tutti i partiti (escluso Fdi che non l’ha firmata) hanno deciso di uscire in fretta possibile dalla girandola di attacchi che si sono scatenati in queste ore. Resta comunque il problema del buco dei contributi per i cinque anni di mandato politico nel caso in cui gli eletti siano obbligati ad andare in aspettativa dal posto di lavoro pubblico o privato. Le altre Regioni, ma anche il Parlamento, lo hanno risolto con un sistema contributivo simile a quello previsto dalla proposta presentata dai 54 consiglieri regionali. Però, in Sardegna, è scoppiato il caos – scatenato dai troppi errori politici e di opportunità commessi da chi ha firmato la proposta – e quindi il caso è stato rinviato alla prossima legislatura.
L’ho firmata. Il capogruppo Pd, Pietro Cocco, è sceso in campo non tanto in difesa della proposta di legge in sé ma – come scrive su Facebook – «sono uno dei consiglieri che ha firmato e voglio dare il mio contributo a una discussione fuori dalla demagogia». Innanzitutto, scrive, «in questo momento il Consiglio regionale della Sardegna è l’unico in Italia a non versare alcun contributo per i propri consiglieri». Secondo, quanto ipotizzato dalla «555» è «previsto dalla Legge di bilancio votata dal governo nazionale in carica, Lega-5 stelle, con il versamento di contributi previdenziali per il mandato politico da sommare a quelli versati durante il lavoro dipendente o autonomo e quindi utilizzabili per il calcolo del pensione a 65 0 67 anni d’età». Poi ecco altri due passaggi significativi: «È giusto o no riconoscere il diritto, senza privilegi, che ogni cittadino, abbiente o meno abbiente possa svolgere liberamente il mandato istituzionale senza essere penalizzato nel suo percorso lavorativo? È giusto che la politica possa essere appannaggio soltanto di coloro che potranno finanziariamente permetterselo?». La risposta del capogruppo Pd alle due domande è subito dopo: «È giusto che chi svolge un’attività istituzionale sia retribuito e abbia i contributi versati, lo prevede la Costituzione, proprio per garantire a tutti parità di accesso, siano essi figli di notai, industriali, pastori o operai».
Presa di distanze. Però, sempre su Facebook , più di un consigliere s’è affrettato ad annunciare: ritirerò la firma. A cominciare da Emilio Usula, Rossomori-Adn, e Paolo Zedda di Mdp. Il primo ha scritto: «Può capitare di sottoscrivere mozioni, interrogazioni, proposte di legge sulla fiducia dei colleghi che le propongono. Così può accadere di prendere anche cantonate iniziali ed essere superficiali». Paolo Zedda ha scritto: «A suo tempo, ho dichiarato di essere favorevole, in linea di massima, ma non condivido il modo con cui è stato proposto di colmare il vuoto che esiste, e non ho apposto la firma sul testo, come avrò modo di provare. Giusto che i consiglieri abbiano un versamento pensionistico ma non chiedere un risarcimento a posteriori».
Oltre il coro. È il post di Thomas Castangia, leader di Possibile, formato da un gruppo di ex Pd: «Non solo credo che sia sacrosanto che chi ricopre una carica elettiva abbia come tutti i lavoratori i contributi pensionistici versati ma credo anche che andrebbe ripristinato il finanziamento pubblico ai partiti. Poi credo che un sindaco dovrebbe prendere non meno di 2000 euro al mese e credo anche sia giusto che chi per una parte della sua vita serve la comunità sia retribuito in modo dignitoso. I privilegi sono un’altra cosa». (ua)
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