Rovelli: «Giustizialismo alla Davigo»
Il penalista cagliaritano critica duramente il provvedimento e attacca il governo
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CAGLIARI. «Se tutto va bene vedremo i primi effetti dello stop alla prescrizione tra il 2025 e il 2026, è una riforma a costo zero, come quella della legittima difesa, utile a coltivare l’elettorato nel rancore e nella vendetta»: parole di Patrizio Rovelli, penalista con breve esperienza da consigliere regionale, voce autorevole tra le mille voci di avvocati che in queste ore criticano duramente il governo gialloverde davanti a una norma che a loro dire stravolge il diritto fondamentale a un processo di durata ragionevole. Insiste Rovelli: «Un magistrato su tre ha votato per Piercamillo Davigo alle elezioni del Csm e Davigo è quello, lo dico con la pelle d’oca, che sembra considerare tutti gli imputati colpevoli. La giustizia quotidiana dei Cinquestelle e di Salvini, due giustizialismi diversi perché quello della Lega è fascista, punta a distribuire molta galera. In una situazione come questa non rimane che far appello alla Costituzione, che prevede una durata giusta del processo penale, la prescrizione dei reati e pene che tendano alla rieducazione del condannato. Quindi io dico no al processo senza fine, una riforma come questa mi pare una buffonata». Rovelli non ha peli sulla lingua: «Se non ci sono termini di prescrizione il processo può durare all’infinito, ma si dimentica che esiste la presunzione di non colpevolezza. Mi spiego: se si tiene una persona sotto processo all’infinito, non si fa che rafforzare la convinzione errata che sia colpevole. Si può condannare dopo venticinque anni una persona che ha commesso un furto in un grande magazzino? Magari era giovane, nel frattempo ha cambiato vita, tutto questo è assurdo e bisogna dire che la magistratura italiana è alleata, non so se consapevole o inconsapevole, di questo progetto di governo. I magistrati possono fare i più bei discorsi del mondo ma sul piano della giustizia quotidiana hanno una linea coincidente con quella dei Cinquestelle e di Salvini, molto sangue, molte condanne e molta galera. Non va bene - taglia corto Rovelli - serve una riforma della giustizia penale che sia in linea con la Costituzione. Non si accorciano i tempi dei processo riducendo i diritti della difesa, come propone Davigo. Fra l’altro questi continui interventi che modificano l’assetto del processo penale si sono rivelati dei fallimenti, perché anzichè alleggerirlo lo appesantiscono e lo complicano». (m.l)
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