La Nuova Sardegna

Zedda: dialogo con Autodeterminatzione e Pds

Zedda: dialogo con Autodeterminatzione e Pds

Il sindaco di Cagliari non scioglie la riserva ma lavora alla coalizione. Mdp: o lui oppure primarie

3 MINUTI DI LETTURA





CAGLIARI. Non chiedetegli se ha deciso, perché «c’è ancora molto da lavorare prima di far saper se mi candiderò o meno alle Regionali». Massimo Zedda non vuole passare per quello che fa il prezioso, o l’eterno misterioso nel rispondere alla domanda più gettonata del momento: accetterà o meno? No, anche di fronte alla platea di Articolo 1-Mdp, la sala era piena, ha detto che «oggi è sui programmi e i confini della coalizione che dobbiamo impegnarci, ancora prima di puntare su questo o quel nome». Certo, mai rifiuterebbe di essere lui, a febbraio, il portabandiera di un blocco progressista e identitario, ma prima «dobbiamo fare chiarezza dentro questo nostro mondo». Ad esempio, ha detto: «Sono pronto a discutere di indipendentismo, ma interroghiamoci anche se abbiamo sfruttato al meglio l’autonomia. Io credo di no». Oppure: «Perché dobbiamo essere divisi, ancora una volta, in tanti piccoli gruppi e non possiamo essere una sola cosa? Discutiamone».

E infatti Zedda ha detto che vorrebbe trovare presto un accordo anche con il movimento indipendentista di Autodeterminatzione: «Il dialogo è aperto. Dobbiamo stringere i tempi del confronto». Così, sempre secondo la sua ipotesi, in questa alleanza dovrà esserci il Partito dei sardi: «Da giorni – ha fatto sapere – c’è uno scambio continuo su come possiamo andare avanti insieme. Anche se non mi sono incontrato ancora con Paolo Maninchedda, il problema primarias o primarie va approfondito e trovato un punto di equilibrio». Messo alle strette dal giornalista Celestino Tabasso dell’Unione sarda, Zedda ha risposto anche: «È ovvio che mi sono posto una scadenza per sciogliere la riserva. La prossima settimana sarà decisiva. Voglio confrontarmi, e lo faro in questi giorni, anche con i sindaci», sono stati loro i primi a proporgli diventare il «sindaco della Sardegna». In un altro passaggio, ha richiamato anche quella che è la buona educazione in politica, davvero poco praticata di questi tempi su fronti opposti ai suoi. «C’è un presidente della Regione uscente ed è giusto chiedergli se vuole o meno ricandidarsi, e solo poi possiamo candidare un altro se lui decidesse di non ripresentarsi».

Dunque, in conclusione, Massimo Zedda ha una gran voglia di guidare quest’alleanza che si sta formando, o si formerà anche attraverso le primarie, ma vuole sfruttare – lo ha detto – «fino all’ultimo secondo utile per costruire un gruppo il più ampio possibile, coinvolgendo anche chi finora non siamo riusciti a coinvolgere». Perché «al di là dei nomi, una nostra grande e compatta coalizione è nelle condizioni di vincere le elezioni regionali». E proprio dal coordinamento di Mdp è arrivato un segnale importante: «L'autorevolezza di Zedda è tale che può facilmente ottenere un consenso ampio senza ricorrere alle primarie». Per aggiungere: «L'ipotesi della candidatura di Zedda rappresenta una novità politica importante che può costituire il perno per la costruzione di una nuova coalizione progressista, autonomista e federalista». Le primarie, invece, «diventerebbero indispensabili se Zedda dovesse dire no», e, a quel punto, Mdp parteciperebbe con un suo candidato». Però ci sono da tenere in contro anche le forti perplessità (anzi, le accuse) del segretario di Sinistra italiana. «Il centrosinistra – scrive Antonello Licheri – vuole proporre delle primarie fasulle e persevera come sempre nell'errore di pensare che occorra avere un bellimbusto per vincere e governare, tralasciando programmi e progetti. La Sardegna ha bisogno non di un leader ma di idee». (ua)

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli La Nuova Sardegna per le tue notizie su Google

Primo Piano
Il provvedimento

Abusi edilizi e scarichi irregolari: chiuso il ristorante “Sapore di mare”, ex Chicca Piperita

di Argentino Tellini
Le nostre iniziative