“Il ragazzo del lago”, per non scordare Manuel: l'iniziativa della Nuova
I fatti e i retroscena nel racconto-verità a cura del giornalista Enrico Carta. Sabato 24 e domenica 25 le prime puntate, le altre nei prossimi week end
Ci sono storie di cronaca che più di altre riescono a catalizzare l’attenzione dell’opinione pubblica. Storie italiane di delitti efferati, di vittime innocenti – nella maggior parte dei casi donne, bambini o giovanissimi –, e di assassini tanto spietati quanto insospettabili. Storie che custodiscono un carico emotivo feroce, e con l’efficacia di un coltello, penetrano nel cuore e nella testa della gente. Ricordo che all’epoca del caso di Avetrana, la scomparsa e poi il terribile ritrovamento della povera ragazza Sara Scazzi suscitarono un tale clamore mediatico.
Un tale turbamento a livello nazionale, da impressionarmi profondamente e darmi gli incubi per giorni. Ho sognato il corpo senza vita di Sarah perché in quel momento lei è diventata la figlia e la sorella di tutti noi. Una morte così violenta non si dimentica, specie se la morte arriva dal sangue del proprio sangue. O quando arriva dagli amici di una vita, ragazzi e ragazze con cui la vittima è cresciuta, come nel caso di Manuel Careddu. La Sardegna non deve dimenticare che un proprio figlio, un ragazzo di appena 18 anni, due mesi fa è stato massacrato a tradimento e seppellito in un campo da un branco di coetanei. Proprio perché è un dovere morale non permettere che l’ondata emotiva si estingua con un funerale e la cattura dei colpevoli, proprio perché certi drammatici accadimenti non devono diventare routine, da sabato 24 novembre la Nuova pubblicherà a firma di Enrico Carta la prima puntata de “Il ragazzo del lago”, un racconto verità che ripercorre i fatti, ma soprattutto le atmosfere e i retroscena che hanno fatto da sfondo a questo omicidio. La seconda puntata uscirà domenica 25 novembre e poi per almeno altri due week consecutivi.
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Per quanto sconvolgente possa essere la portata della tragedia, per quanto in profondità possa aver inciso la coscienza collettiva, se smettiamo di parlarne rischiamo di rendere vana la morte di Manuel. I riflettori tendono a calare in modo naturale sul dolore di una madre e sulle ferite di due comunità perché ormai, è triste ammetterlo, non fanno più notizia. Ma quando scema l’attenzione generale il rischio è che si ritorni troppo in fretta a una presunta normalità e che il dramma venga riassorbito dal tessuto sociale come un brutto ematoma. La gente ha bisogno di ordinaria quotidianità; indugiare su storie così tragiche è doloroso, come doloroso e difficile è ammettere che riguardano tutti noi. È un delitto così straordinario nelle sue modalità violente e nel superamento di tutti i limiti umani e morali, che si tende a considerarlo un mero caso episodico del tutto circoscritto. Niente di più sbagliato, a mio avviso. È piuttosto un campanello d’allarme che dovrebbe spingerci a mantenere alta la guardia, per il bene nostro e dei nostri figli. Continuare a raccontare la storia di Manuel, il ragazzo del lago, non sarà mai superfluo, bensì necessario e doveroso. È per questo motivo che un quotidiano come la Nuova ha deciso di tenere alta l’attenzione, per sensibilizzare l’opinione pubblicare, e in particolare i giovani. Perché diventi un monito. Perché è bene che la Sardegna non dimentichi.
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