PATTO BREXIT VANTAGGI SOLO PER L’UE
di NICOLÒ MIGHELI
È dal 23 giugno del 2016 che la Gran Bretagna vive in uno stato sospeso con la minaccia di referendum degli scozzesi e irlandesi che vorrebbero rimanere nell’Unione.L’economia britannica mostra dati...
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È dal 23 giugno del 2016 che la Gran Bretagna vive in uno stato sospeso con la minaccia di referendum degli scozzesi e irlandesi che vorrebbero rimanere nell’Unione.
L’economia britannica mostra dati contraddittori. Si è raggiunta la piena occupazione, solo il 4,6% di disoccupati. Nello stesso tempo però le imprese non riescono a crescere perché gli expat europei, stante le incertezze sul loro futuro, stanno andando via. Chi soffre di più sono le imprese dell’edilizia e della ristorazione, la stessa sanità pubblica è in difficoltà, infermieri e medici rientrano in patria. La sterlina ha perso il 7,8% del suo valore incrementando le esportazioni, però le merci importate sono più care per via del deprezzamento della moneta e la bilancia commerciale segna il passivo. Secondo uno studio del Centro per le Riforme Europee, in estate l’economia britannica era inferiore del 2,1% rispetto a come sarebbe senza l’instabilità dalla Brexit. Quest’anno New York ha superato Londra come piazza principe della finanza mondiale. Molti investitori globali abbandonano il Tamigi per la Francia e la Germania perché temono la fine del “passaporto finanziario”. Sono miliardi di tasse e punti di Pil che scompaiono. L’Irlanda è uno dei paesi scelti per i trasferimenti.
Sempre secondo lo studio di CRE il costo oggi è stimabile in 500 milioni di sterline la settimana, altro che i 350 milioni di dividendi promesso dai fautori della Brexit. Uno dei punti più controversi è il confine tra Eire e Ulster. La Ue è garante degli accordi del venerdì santo, senza i quali la guerra civile nord irlandese proseguirebbe. Il documento contrattato prevede che l’Ulster resti nel mercato comune, ma questo è contestato dagli unionisti che appoggiano il governo May. Dovrebbe esserci un periodo di transizione fino al 2020, ma se non si troverà un accordo lo status potrebbe essere definitivo. La GB avrebbe una parte del suo territorio con le regole Ue e il confine doganale spostato sul mare. Il preludio di una unione politica tra Eire e Ulster. Per la GB si prevede che resti nell’Unione doganale della Ue, il che significa che ogni nuovo rapporto commerciale extracomunitario dovrà essere contrattato prima con Bruxelles, però in condizione di minorità visto che non ha più nessun diritto di voto.
Altro aspetto è la permanenza del Regno Unito nelle agenzie comunitarie, soprattutto Galileo ed Euratom. È probabile che tutto resterà come ora stante le competenze britanniche nei due settori. Così come gli spazi per una partnership speciale nella difesa sono ampi, non si rinuncia facilmente a chi è dotato di arma atomica e con forze armate del gruppo A. Nel frattempo l’Agenzia per il Farmaco e l’Autorità Bancaria hanno abbandonato la GB.
Si attende la ratifica dell’accordo da parte dal parlamento britannico, se non avvenisse le dimissioni della May sono probabili con nuove elezioni. Anche un nuovo referendum non è escluso. La Brexit ha rinsaldato la Ue, le vicende italiane di questi giorni pure. Bruxelles e i paesi membri hanno dimostrato di essere duri e d’avere il coltello dalla parte del manico. Una bella lezione per il governo italiano, sempre che la si voglia capire.
L’economia britannica mostra dati contraddittori. Si è raggiunta la piena occupazione, solo il 4,6% di disoccupati. Nello stesso tempo però le imprese non riescono a crescere perché gli expat europei, stante le incertezze sul loro futuro, stanno andando via. Chi soffre di più sono le imprese dell’edilizia e della ristorazione, la stessa sanità pubblica è in difficoltà, infermieri e medici rientrano in patria. La sterlina ha perso il 7,8% del suo valore incrementando le esportazioni, però le merci importate sono più care per via del deprezzamento della moneta e la bilancia commerciale segna il passivo. Secondo uno studio del Centro per le Riforme Europee, in estate l’economia britannica era inferiore del 2,1% rispetto a come sarebbe senza l’instabilità dalla Brexit. Quest’anno New York ha superato Londra come piazza principe della finanza mondiale. Molti investitori globali abbandonano il Tamigi per la Francia e la Germania perché temono la fine del “passaporto finanziario”. Sono miliardi di tasse e punti di Pil che scompaiono. L’Irlanda è uno dei paesi scelti per i trasferimenti.
Sempre secondo lo studio di CRE il costo oggi è stimabile in 500 milioni di sterline la settimana, altro che i 350 milioni di dividendi promesso dai fautori della Brexit. Uno dei punti più controversi è il confine tra Eire e Ulster. La Ue è garante degli accordi del venerdì santo, senza i quali la guerra civile nord irlandese proseguirebbe. Il documento contrattato prevede che l’Ulster resti nel mercato comune, ma questo è contestato dagli unionisti che appoggiano il governo May. Dovrebbe esserci un periodo di transizione fino al 2020, ma se non si troverà un accordo lo status potrebbe essere definitivo. La GB avrebbe una parte del suo territorio con le regole Ue e il confine doganale spostato sul mare. Il preludio di una unione politica tra Eire e Ulster. Per la GB si prevede che resti nell’Unione doganale della Ue, il che significa che ogni nuovo rapporto commerciale extracomunitario dovrà essere contrattato prima con Bruxelles, però in condizione di minorità visto che non ha più nessun diritto di voto.
Altro aspetto è la permanenza del Regno Unito nelle agenzie comunitarie, soprattutto Galileo ed Euratom. È probabile che tutto resterà come ora stante le competenze britanniche nei due settori. Così come gli spazi per una partnership speciale nella difesa sono ampi, non si rinuncia facilmente a chi è dotato di arma atomica e con forze armate del gruppo A. Nel frattempo l’Agenzia per il Farmaco e l’Autorità Bancaria hanno abbandonato la GB.
Si attende la ratifica dell’accordo da parte dal parlamento britannico, se non avvenisse le dimissioni della May sono probabili con nuove elezioni. Anche un nuovo referendum non è escluso. La Brexit ha rinsaldato la Ue, le vicende italiane di questi giorni pure. Bruxelles e i paesi membri hanno dimostrato di essere duri e d’avere il coltello dalla parte del manico. Una bella lezione per il governo italiano, sempre che la si voglia capire.
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