INVESTIRE IN SPERANZA E DIGNITÀ
di VANESSA ROGGERI
Il primo si riferisce alla delibera regionale novembre 2017: un impegno pubblico e formale a stanziare un 1,8 milioni di euro per finanziare 5 case di accoglienza e 8 centri antiviolenza, assicurare...
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Il primo si riferisce alla delibera regionale novembre 2017: un impegno pubblico e formale a stanziare un 1,8 milioni di euro per finanziare 5 case di accoglienza e 8 centri antiviolenza, assicurare la continuità delle strutture esistenti e il raddoppio dei centri, da 8 a 16. Con questa iniziativa la giunta Pigliaru ha dato prova di piena consapevolezza del problema e di volersi mobilitare per una migliore opera di sostegno e prevenzione. Un importante passo avanti arriva a luglio 2018, quando il Consiglio regionale approva una norma storica, la prima in Italia in materia di violenza di genere: il cosiddetto “reddito di libertà”, uno stanziamento di 300mila euro che permetterà alle donne povere e dipendenti economicamente dal loro aguzzino, di godere di un reddito a tempo determinato fino al reinserimento nella società e nel mondo del lavoro. Così la Sardegna diventa paradigma di virtù civile da elogiare e imitare.
Tutto ciò fino a ieri è accaduto solo sulla carta però, perché durante l’ultimo anno qualcosa non ha funzionato a dovere. Le buone intenzioni della Regione sono state frenate da burocrazia e lentezza amministrativa, mali perniciosi della nostra Italia. Domenica è stata la giornata internazionale contro la violenza sulle donne e voglio sottolineare l’appello lanciato proprio in questa occasione dal centro antiviolenza “Casa delle donne del Marghine”.
È triste dover ammettere la necessità di uno stanziamento di denaro pubblico per difendere le donne dalla violenza perpetrata da una certa categoria di uomini, ma è ancora più triste permettere alla burocrazia di annullare i progetti di assistenza sociale nati sulla scorta di quello stesso decreto. In un anno il centro antiviolenza del Marghine, gestito dalla Onlus Onda Rosa di Nuoro, ha effettuato 180 colloqui e 25 accoglimenti: ciò significa che oltre 200 donne in difficoltà attualmente fanno affidamento sull’aiuto offerto gratuitamente da un’équipe di psicologi e avvocati per affrancarsi da una situazione potenzialmente pericolosa. Non si tratta solo di un aiuto materiale, ma di fiducia guadagnata, di speranza e dignità laddove personalità destrutturate dai troppi abusi faticano a comprendere il proprio valore di donne.
Chiudere i battenti di quello che è un vero e proprio rifugio per anime spezzate in cerca di riscatto, significherebbe tradire le aspettative delle donne che hanno deciso di affidarsi, e scoraggiare tutte le vittime che per paura rimangono nell’ombra. Dotare ogni territorio di un simile punto di riferimento vuol dire attuare un piano di prevenzione propedeutico alla rieducazione sociale. L’epidemia non si potrà curare se il rimedio non viene distribuito tra chi ne ha necessità.
La buona notizia è che ieri la Giunta ha sbloccato i fondi, la casa delle donne del Marghine potrà proseguire la sua delicata attività. Volere è potere. Non lasciamo che altri intoppi formali rallentino la lotta a una della piaghe più odiose della nostra società.
Tutto ciò fino a ieri è accaduto solo sulla carta però, perché durante l’ultimo anno qualcosa non ha funzionato a dovere. Le buone intenzioni della Regione sono state frenate da burocrazia e lentezza amministrativa, mali perniciosi della nostra Italia. Domenica è stata la giornata internazionale contro la violenza sulle donne e voglio sottolineare l’appello lanciato proprio in questa occasione dal centro antiviolenza “Casa delle donne del Marghine”.
È triste dover ammettere la necessità di uno stanziamento di denaro pubblico per difendere le donne dalla violenza perpetrata da una certa categoria di uomini, ma è ancora più triste permettere alla burocrazia di annullare i progetti di assistenza sociale nati sulla scorta di quello stesso decreto. In un anno il centro antiviolenza del Marghine, gestito dalla Onlus Onda Rosa di Nuoro, ha effettuato 180 colloqui e 25 accoglimenti: ciò significa che oltre 200 donne in difficoltà attualmente fanno affidamento sull’aiuto offerto gratuitamente da un’équipe di psicologi e avvocati per affrancarsi da una situazione potenzialmente pericolosa. Non si tratta solo di un aiuto materiale, ma di fiducia guadagnata, di speranza e dignità laddove personalità destrutturate dai troppi abusi faticano a comprendere il proprio valore di donne.
Chiudere i battenti di quello che è un vero e proprio rifugio per anime spezzate in cerca di riscatto, significherebbe tradire le aspettative delle donne che hanno deciso di affidarsi, e scoraggiare tutte le vittime che per paura rimangono nell’ombra. Dotare ogni territorio di un simile punto di riferimento vuol dire attuare un piano di prevenzione propedeutico alla rieducazione sociale. L’epidemia non si potrà curare se il rimedio non viene distribuito tra chi ne ha necessità.
La buona notizia è che ieri la Giunta ha sbloccato i fondi, la casa delle donne del Marghine potrà proseguire la sua delicata attività. Volere è potere. Non lasciamo che altri intoppi formali rallentino la lotta a una della piaghe più odiose della nostra società.
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