La Nuova@Scuola, le lettere agli adulti della redazione scolastica /1
L'anno scorso erano le "lettere dal futuro" scritte dagli adolescenti a sé stessi ragazzi, immaginando di essere già adulti. Un esercizio complicato che aveva prodotto un grande lavoro, ancora presente nel sito della Nuova Sardegna. Quest'anno, per la prima uscita del giornale "La Nuova@Scuola", la redazione studentesca ha scelto di scrivere direttamente agli adulti.
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Lanuov@scuolaQuello che state leggendo è il nuovo numero del giornale dei ragazzi, anno scolastico 2018/19, scritto dalle studentesse e dagli studenti delle superiori nell'ambito del progetto di alternanza scuola-lavoro "LaNuova@Scuola". La redazione è inserita nel più vasto e omonimo progetto che ogni giorno, grazie ai nostri partner, consente di far arrivare duemila copie del giornale a decine di istituti superiori. I redattori frequentano i licei classici Azuni e Canopoleno, il liceo statale "Margherita di Castelvì", i licei scientifici Spano e Marconi, il Polo tecnico Devilla-Dessì, l'IIS "Pellegrini", il liceo artistico "Figari"
- Cari adulti, con questa lettera volevo ricordarvi la vostra giovinezza. Ah si quel periodo in cui tutti i ragazzi piccoli dicevano : “Da grande farò…”. Adesso vi ritrovate ad essere adulti, grandi e a causa di questo non riuscite più ad avere quella spensieratezza che un tempo avevate, ma cosa più brutta è “non sognare”. Secondo me ancora alcuni di voi vorrebbero rivivere quel periodo di giovinezza, di libertà senza problemi con meno responsabilità. Io penso che tutti voi dovreste avere ancora dentro di voi quello spirito di bambino che vi permette di vivere la vita in maniera semplice, essenziale con spontaneità e semplicità tipica del bambino. Con questo voglio dirvi che la vita è una sola e che dobbiamo viverla il più possibile concretamente puntando più sui valori veri come la felicità, amore,onestà… . È vero i problemi di noi adolescenti sono nulla in confronto ai vostri. Noi prendiamo brutti voti e rimaniamo tristi per quello, mentre voi avete problemi più seri come per esempio mandare avanti una famiglia, trovare un lavoro. Ma quello che voglio farvi capire con ciò è che anche se abbiamo problemi, di qualsiasi genere, non dobbiamo lasciarci abbattere da un singolo ostacolo, perché ogni difficoltà affrontata in maniera adeguata segue sempre un periodo migliore (per chi ha speranza); pensate ad un arcobaleno, tutti vogliono ammirarlo, nessuno vuole la pioggia. È un paradosso perché senza la pioggia non si può avere l’arcobaleno, come il bambino che si diverte a giocare sotto la pioggia e rimane ammirato nel vedere dopo l’arcobaleno.
- Lettera a Nonno Ciao Veccino, Volevo solo parlare con te del più e del meno, aimè è da tanto che non ci vediamo, ma sappi che continuo a pensare a te e a la Veccina. Sai che adesso ho ricominciato calcio? Sono tornato alle origini, mi piace, mi diverto e qualche volta riesco a prendermi qualche soddisfazione. Ti avevo raccontato del mio insuccesso all' esame di latino a settembre, ma che al photofinish ho cambiato classe? Beh adesso mi trovo millevolte meglio, compagni simpatici, accoglienti, i professori sona quasi tutti ottimi, sono migliorato dal punto di vista scolastico e adesso ho anche di più l' anima pace, stare sempre a recuperare a settembre le materie e non godermi l' estate un pò mi stava pesando. Forse di questo non abbiamo avuto modo di parlare, avrei piacere di sapere anche il tuo pensiero, ultimamente stavo facendo un pò un analisi delle mie relazione extrafamiliari, non una vera e proprio classifica, ma diciamo ho dato un ordine alle persone che vorrei tenere vicine per tutta la vita, incomiciando dai quei 2 pazzi dei miei migliori amici Francesco e Gabriele e della mia migliore amica Vale. Quelle persone che mi sono vicine da quando ancora ero piccolo e che tutt'ora mi stanno vicino Fabrizio; Claudia e Giada, come dei fratelli per me, e di altre persone che vorrei nel corso degl' anni mi stessero vicine. Mentre vorrei sapere come stai tu? Se da lassù hai visto quello che ho fatto, sei hai percepito il mio costante pensiero nei tuoi confronti, e se tu da lassù continuerai a vegliare su di me. Prima di finire vorrei dirti che mi manchi, mi mancano i tuoi aneddoti di quando eri giovane come me, di quelle volte in cui mi chiamavi "babbanetto"; "meu amigu", mi manca vederti a casa tua mentre camminavi avanti indietro solo per sgranchirti quelle gambe che hanno più chilomenti di tutte le macchine; di tutte le moto e soprattutto di tutte le bici messe insieme, pensare che a 93 anni correvi ancora sul tapisroulant e sull' ellitica, anche se secondo me la dove sei, anche se non so dove sei adesso, starai percorrendo chilometri affascinato nel conosciere nuovi luoghi appagando la tua insaziabile curiosità. Bene Veccino nello scrivere queste righe ti ho sentito vicino di nuovo, un bacio. PS.Comunque la tua Juve anche quest'anno vince lo scudetto. TOMMASO MOSSEDDU DEL LICEO SCINTIFICO SPANO
- Caro Papà… Ho tante cose da dirti e da chiederti. Mi manchi molto papà vorrei tanto averti qui ma so che stai lavorando. Ieri ho compiuto sette anni e mi è dispiaciuto che tu non ci sia potuto essere. È andato tutto bene, la torta era molto buona e mi sono divertito con i miei amici, solo che al momento di aprire i regali ho sentito tanto la tua mancanza. Questa estate io e la mia sorellina siamo andati in vacanza dai nostri cugini, mi sono divertito tanto con loro ed ho fatto tante cose belle. Mio cugino è stato molto affettuoso con me, ogni mattina quando mi svegliavo mi diceva “buon giorno campione come hai dormito?”. Lo faceva tutti i giorni e mi chiedeva cosa avevo sognato, la prima cosa che facevo era raccontargli i miei sogni. Era molto bello, non l’avevo mai fatto. Ogni notte la mia sorellina piangeva perché voleva che tu le leggessi il libro delle favole come facevi di solito: io le spiegavo che tu stavi lavorando e che non potevi venire, ma che saresti tornato presto però lei continuava a piangere. Io non piangevo perché sapevo che saresti tornato. Le vacanze sono state molto ma siamo dovuti tornare perché si doveva rientrare a scuola. Prima di andare a scuola ho chiesto a mamma quando tornerai ma lei mi ha detto che non lo sa. Sai, papà, prima di andare a dormire guardo le nostre foto e piango perché mi mancano quei momenti. Papà ho tante cose da chiederti ora che sono più grande penso che ci siano problemi. Tu dicevi che volevi tanto bene alla mamma, ma non so perché litigavate sempre. Vorrei sapere perché ogni volta che mi dicevi di andare in camera con mia sorella, poi si sentivano dei rumori e mamma piangeva. Papà mi manchi molto. Mi sto prendendo cura di mamma e della mia sorellina proprio come mi hai detto di fare quando sei andato via. Spero che tu torni presto perché ho altre cose da dirti. A presto papà...
- Ci sono così tante cose che avrei voluto dirti, momenti che avrei voluto vivere con te. Ogni giorno immagino che tu ci sia ancora, e tengo vivo quel fioco ricordo che ho di te. Ogni giorno vedo bambine, ragazze, e donne assieme alle proprie madri, e ogni volta si risveglia in me quel grande desiderio, il desiderio di essere come loro. Sogno di parlarti, di dirti quanto tu sei importante per me, di abbracciarti e di sentire il tuo profumo, di litigare e poi fare pace con te. Ma ciò rimane solo un sogno, il più grande della mia vita, qualcosa che non otterrò mai, ma che posso solo vivere nella mia mente. Dirti quanto soffro sarebbe troppo egoista da parte mia, proprio perché so quanto mi hai amata, quanto mi ami, e soprattutto so che mi amerai per sempre, che sarai sempre al mio fianco, qualsiasi cosa accada. Non posso vederti, non posso toccarti, non posso sentire il dolce suono della tua voce; i miei ricordi sono fievoli, e ringrazio le foto e i video che possono permettermi di vederti, e i racconti dei nostri cari, che mi narrano le tue storie. Mi piace curiosare tra tue cose, leggere i romanzi rosa che amavi tanto, accarezzando le pagine dolcemente perché questi libri per me sono tra le cose più preziose di questo mondo. Qualche giorno fa ho trovato in una tua borsa una lista della spesa, ed è incredibile come un semplice foglio di carta possa aver suscitato in me tante emozioni. Mi ha fatta sentire come se tu fossi ancora qui con me, vivendo la quotidianità, come se io stessi solo guardando le tue borse, per chiederti di prestarmene una per uscire, come una figlia normalmente fa, almeno credo. Eppure sembrava qualcosa di così surreale, impossibile e lontano, troppo lontano. Quella malattia ti ha strappata via, ti ha fatto soffrire terribilmente. Ma non è mai riuscita a privarti del coraggio, dell’amore per la vita, e della fede che avevi nel bene e nell’amore. Eri audace, determinata, e cosa più importante, non hai mai permesso a nessuno di dirti che non ce l’avresti fatta. Perché non ti facevi spaventare dagli interventi e dalle cure che ti degradavano lentamente. Tu volevi vivere, e hai fatto tutto il possibile per salvarti, hai lottato fino alla fine, senza mai dimostrare a nessuno quanto soffrivi veramente. La malattia non ti ha distrutta, sei tu che hai vinto. Io non potrei mai chiedere una madre migliore, non esisterebbe per me. Tu mi hai insegnato cos’è veramente la forza, mi hai insegnato a essere coraggiosa, determinata, e a non arrendermi mai. Continuo ancora oggi a seguire il tuo esempio e a vivere amando la famiglia, essendo gentile e colma di bontà come tu lo eri. Da piccola eri un po’ timida, e nel corso della tua vita hai mantenuto quella purezza e quella semplicità che solo pochi hanno. Ciò però non faceva di te una persona che non viveva a pieno la vita, sei sempre stata vivace e intraprendente, e la tua sola presenza in una stanza metteva tutti di buon umore. Cerco ogni giorno di essere sempre più determinata, e tra poco potrò lavorare sodo per raggiungere il mio sogno di diventare medico. Nella mia vita voglio sempre fare il massimo per aiutare le persone, per evitare la sofferenza di molti. Continuamente penso “se solo non fossi stata così piccola, se fossi già stata un medico, avrei fatto l’impossibile per salvarti, e forse ci sarei riuscita”. Ormai non posso più farlo, ma posso aiutare tanti altri, ed evitare loro la sofferenza. Un giorno avrò la possibilità di salvare la madre, il padre, o il figlio di qualcun altro, e sarà quella la nostra più grande vittoria. Dico nostra perché qualsiasi cosa io faccia, è soprattutto merito della nostra meravigliosa famiglia, una famiglia forte, nella quale tu non hai mai smesso di lottare, e papà, dopo che sei venuta a mancare, si è rialzato non facendomi mai mancare niente. Vorrei ringraziarti di tutto ciò che hai fatto per me, di chi sei stata, e soprattutto vorrei tanto che fossi qui affinchè io possa esprimere a parole il mio amore per te, che non avrà mai fine. Ma voglio dirti anche che è tutto a posto, e che sto bene perché ho la certezza che sei sempre al mio fianco. Vorrei dirti solo un’ ultima cosa. Ricevo spesso un complimento, sai? Un bellissimo complimento che mi rende orgogliosa di ciò che sono: ovvero che sono tale e quale a te. E ti assicuro che non vorrei sentirmi dire altro che questo. Marta
- 11 novembre, 2018 A te che mi parli dandomi del Lei, che ti innervosisci per ogni cosa ma cambi umore sempre. A te che dimentichi il mio nome e dimentichi chi sono, e che quando te lo chiedo rispondi sempre con quello di tua madre o delle tue figlie. A te che ti perdi di giorno in giorno, come se una gomma cancellasse sulla linea della tua vita tutti quei momenti e quei ricordi. A te che trovi sempre un modo tutto tuo per raccontare le stesse storie stupende di quando eri giovane e bella, cambiandole ogni volta in tutt'altro. Hai un mondo tutto tuo, un mondo speciale in cui ti perdi ogni volta e io che provo a cercarti altrettante; spesso facendoti domande personali, o come quel giorno in cui ti ho fatto scrivere tantissime volte su un foglio, il tuo nome e quello delle zie, e tu, che mi guardavi con quella faccia buffa che ti ritrovi, che cambia sempre, continuamente. Come te d'altronde. Hai tanta voglia di fare e io me ne accorgo, come quando per esempio, sposti gli oggetti da una parte all'altra del tavolo, come quando mangi la pastasciutta col pane e come quando cerchi di fare la maglia. Ma non ricordi. E allora aggrovigli tutti i fili con le dita, mi consegni il tutto e mi sorridi soddisfatta. Mi scappa un sorriso e poi riprende tutto da capo. Ogni volta è diverso con te. È come se volessi raccontarmi una vita differente che hai smesso di ricordare; Hai dimenticato i tuoi figli, le tue nipoti, l'amore di un uomo e hai dimenticato che lui non c'è più. E io devo rassicurarti. Ricordarti che la tua mamma è uscita e che tornerà presto. Sei così diversa adesso...il tuo sguardo è sempre più assente, e le tue mani tremano sempre di più... A te nonna, che mi hai fatto crescere, mi hai insegnato a vivere e a distinguere le cose buone da quelle cattive; prima che quella terribile "cosa", si portasse via la tua mente. Ma non il tuo cuore, che è nel mio. Noemi
- Ciao zio Marco, ora che vivi all’estero ci vediamo di rado; era un po’ che volevo scriverti, ora sei grande, sei un uomo forte, realizzato, un bel lavoro, una famiglia e una dolce bambina. Ma ricordo ancora quel giorno... un vuoto al cuore, un dolore che non ha eguali, quella notizia inaspettatamente terribile, uno schianto e tutto finisce. Da allora quella mancanza costante che solo una madre può colmare, un vuoto che mai e con nessuno si riesce a riempire. Eri in piena adolescenza e già con una sofferenza alle spalle: quel padre mai conosciuto, quando arrivò quella tragica notizia, un pilastro portante veniva giù e insieme ad esso crollavi tu, con tutte le tue debolezze, le tue paure e i tuoi perché. Sei dovuto crescere in fretta, prenderti cura della tua sorellina e non deludere le aspettative che la zia aveva su di te. Sei sempre stato la sua “perla” e per lei sei sempre andato avanti tra una lacrima e la salita di un gradino. La mancanza colmava quei giorni vuoti: i Natali, che sì, erano belli lo stesso, ma quando c’era la mamma, si rideva di più; i compleanni dove mancavano gli auguri più belli; il diploma, uno dei traguardi più importanti, coronati con la laurea raggiunta qualche anno dopo. Sono certo sarebbe stata orgogliosa di te. Il concorso, il primo giorno di prova e la nascita di Martina. Sei cresciuto, sei cresciuto davvero tanto hai trasformato quella “mancanza” in un’ arma vincente, una carta che ti ha sempre spronato facendoti immaginare che lassù qualcuno sarebbe stato fiero di te. Posso solo augurarti oggi di andare avanti sempre con la stessa forza e determinazione perché lassù c’è una stella che brilla solo per te, che per me sei modello costante di ispirazione. Un abbraccio. Gabriele Polo Tecnico Devilla Dessì
- È per te È per te, che riesci a trasformare ogni mia lacrima in un sorriso. È per te, che sei sempre qui a sostenermi, comunque vada. È per te, che da quando ti ho conosciuto sei diventata il mio sostegno, il mio equilibrio. È sempre per te ogni minimo ringraziamento, perché quando mi sentivo crollare tu eri lì, accanto, pronta a darmi la forza di rialzarmi. Ti voglio bene perché hai sempre dato il meglio di te per rendermi felice; l’hai fatto senza alcun aiuto, l’hai fatto essendo te stessa! Da te ho imparato che spesso le persone non comprendono quello che hanno davanti e a volte non lo apprezzano nemmeno. Da te ho imparato che non c’è cosa più bella, ma anche difficile, di potersi fidare di qualcuno. Mi hai insegnato che nella vita poche cose ti rendono felici, tutte le altre ti fanno crescere. Grazie a te ho imparato a non rassegnarmi, perciò non farlo neppure tu! Per questo ti dico che sarò sempre presente, nei bei momenti e soprattutto in quelli peggiori, perché così tu hai fatto con me. I nostri litigi non avranno mai tregua, ma se siamo qui è perché, probabilmente, la nostra amicizia superato tutto questo. Grazie, e ancora grazie per tutto ciò che fai. Questa è per te, amica.
- Sarò abbastanza breve: alla fine è un discorso che tutti conoscono, ma nessuno ci pensa, “lo sente” realmente. Quello di cui parlo è il triste, silenzioso monologo di milioni di giovani, giovani come me, che cercano un lavoro, una speranza, una risposta, senza mai trovare niente. Giovani con potenzialità, disposti a tutto pur di raggiungere i propri ideali. Giovani che cercano di creare un qualcosa di concreto in questo paese egoista, finto, che fa milioni di promesse, senza mai rispettarne una. Questo pensiero è rivolto a te: sì, a te, che decidi per me, obbligandomi ad abbandonare i miei sogni. A te ,che non prendi mai in considerazione i pensieri di poveri cristi in libera uscita come me. Ci state rubando il futuro. Ma d’altronde, di cosa mi stupisco? Questa è l’Italia: un paese che col passare del tempo sta andando sempre di più in declino, un luogo che non presenta opportunità. Sembra quasi di dover stare in una giungla, dove sopravvive solo il più potente e muore invece il più debole. Ci sarebbero tante cose da dire, ma preferisco vivere nel rammarico, essere realista e pensare a voltare pagina, adattandomi all’idea di un futuro non qua, ma in un altro dove, in un altro quando. Francesco piredda
- cari genitori, volevo scrivere qui tutto quello che non riesco a dirvi di persona, perché a differenza di come voi pensate non è tutto semplice, eppure anche voi avete avuto la mia età, dovreste sapere che dietro la mia ansia non c'è solo la scuola, ma anche un'altra infinità di problemi che alla vostra apparenza potrebbero non sembrare tali, ed è per questo motivo che non ve ne ho mai parlato e mai ve ne parlerò. Quando sto in camera con le cuffie, quando sto ore e ore a pensare a letto prima di dormire, è solo per provare a fuggire da qualcosa che mi rende fragile e che sancisce un periodo importante della mia vita, l'adolescenza. So che questi problemi li ha passati chiunque ma volevo parlarvene perché anche se siamo sempre in un continuo conflitto, voi siete il mio punto di riferimento e inoltre non vi ringrazierò mai abbastanza per tutto quello che fate per me giorno dopo giorno, anno dopo anno. Un bacio
- Caro Governo Vorrei che ascoltassi di più noi giovani. Noi che , nella fascia d'età tra i 18 e i 30 anni, fatichiamo a trovare un futuro, noi giovani senza lavoro, noi giovani che per avere un lavoro dobbiamo avere esperienza,(ma come ce la facciamo?) noi giovani che per lavorare siamo costretti a emigrare, noi giovani che, forse, non andremo mai in pensione, noi che abbiamo più lauree, numerosi master, siamo destinati a lavori a progetto. Attendiamo una svolta nelle politiche sul lavoro giovanile da diverso tempo. Per ora abbiamo visto solo rattoppi, interventi che non risolvono il problema, sono solo pezze logore. Dicono di noi giovani che siamo superficiali, sciattoni, sguaiati, mammoni, pigri, immaturi e altro ancora. Lo siamo? Sappiamo di avere capacità, ma non possiamo dimostrarlo. Sappiamo di essere una risorsa preziosa per il Paese, ma ci sprecano. Siamo una riserva di energia che non può essere incanalata. Così sprecate enormi risorse che altri paesi potranno utilizzare. La scuola ci ha formato, ci ha preparato per il nostro futuro, ci ha mostrato un futuro, ci ha permesso di prendere coscienza delle nostre passioni e del senso della vita. Ma parlate con noi giovani, chiedeteci e non pretendete solo domande e risposte inerenti alla lezione. Le nozioni inutili non restano, le ore passate a rincorrere un programma si cancellano dopo pochi mesi. E poi… prendiamo tutto il nostro bagaglio e lo portiamo all’Estero… Noi faremo il possibile e ci metteremo il massimo , sperando di non essere costretti a cercare altrove la possibilità di realizzare i nostri obiettivi, le nostre passioni. Noi confidiamo nel fatto che il nuovo governo sappia gestire tutto ciò risolvendo, almeno in parte, i grossi problemi economici del nostro paese. Noi che un giorno dovremo essere al vostro posto. Una studentessa italiana
- Ciao sorella, è passato del tempo, ero un bambino e ora sono un ragazzo di 17 anni; tu eri già una giovane donna innamorata della vita e dell’amore. Eri cieca, eri assuefatta, eri innamorata. Sei stata picchiata, maltrattata e plagiata, ma era come se a te non importasse, volevi solo continuare ad amare quel ragazzo che ti faceva del male, hai iniziato a credere che certe cose fossero giuste, come se in qualche modo meritassi quei soprusi. Ti sei convinta che eri tu la colpevole, ti sei annullata hai perso la stima in te stessa, nessuno riusciva a convincerti che era lui quello sbagliato, non tu. Poi è arrivato quel giorno in cui ho pensato che non ti avrei più rivista e invece, per fortuna, dopo aver toccato il fondo, ti sei rialzata, sei uscita da quel tunnel che sembrava senza via d’uscita. Hai capito che ti stavi ingannando, ti stavi svalutando e che quelle cose non erano giuste e non te le meritavi, che c’era solo odio nei gesti di quell’individuo che amavi. Hai trasformato quella violenza fisica che subivi in una violenta rivolta contro quell’amore malato. Ora sei libera di essere te stessa e non vedo più in te la paura di dire o fare qualcosa di sbagliato, ora sai di essere felice e che la felicità porta alla libertà, coloro che la negano sanno di non meritarla. Da tutto questo dolore che ha colpito anche mamma e papà una cosa l’ho imparata: le donne vanno amate, rispettate, coccolate, rese libere di pensare e agire. Ciao sorella, continua a vincere per te, per la tua vita. Tuo fratello
- Al bravo insegnante A te bravo insegnante, che ami il tuo lavoro. A te che sei appassionato di ciò che insegni, che non per forza ogni giorno ti svegli col sorriso ma che al solo sentir nominare la tua materia ti si illuminano gli occhi. A te che in effetti è davvero faticoso trasmettere ciò che senti, e che pur con difficoltà ci riesci. A te che ti fai odiare e amare allo stesso tempo, e sei oggetto d’ammirazione. A te che sei severo e “pretendi molto”, che gioisci di ogni successo dei tuoi studenti e che prendi sul serio ogni fallimento. A te che stimoli, che incoraggi, che non permetti a nessuno di mollare. A te che fai sorridere, che sai quando alleggerire l’atmosfera. A te che ti fai rispettare solo con la tua presenza, ma non temere. A te che hai sempre la risposta ad ogni problema, e quando non ce l’hai chiedi consiglio per poi riferire. A te che non piace giudicare, ma devi farlo, che hai simpatie e antipatie come tutti ma non le fai vedere. A te che sei affidabile, che sei una certezza. A te che incontri tanti problemi lungo la strada e non finisci mai di imparare. A te che sbagli e rimedi ai tuoi errori. A te che nonostante tutto sei umano, con pregi e difetti. A te che non insegni per forza latino, storia o matematica, ma anche musica, arte o sport. A te, che non sei per forza un professore. A te che puoi avere un lavoro qualsiasi oppure non averlo. A te, che puoi essere un genitore. A te, che sei un adulto. Sì, perché ogni adulto è un insegnante ed essere insegnante non è facile. Essere un buon insegnante significa trasmettere i propri valori ma non solo a parole, ma con le azioni di ogni giorno. Elena Sofia Fronteddu
- Lettera ad un adulto: Mamma. A te che sei forte come una roccia, a te che mi hai dato la vita, a te che sei riuscita a trovare la luce anche quando il tunnel sembrava ormai infinito. Restituirti tutto l’amore che mi doni, Mamma, è impossibile. Cerco di fare del mio meglio, anche se spesso non riesco a raggiungere questo obbiettivo. Grazie, perché non dimenticherò mai tutti i sacrifici che fai per me, aiutandomi nella realizzazione del mio sogno. Come una formula di matematica che non potrà mai cambiare, tu sei il mio punto fisso in questo mondo che va avanti, senza preoccuparsi dei problemi che tutti devono affrontare. Sei la mia fonte di ispirazione: la persona più bella, forte e buona che io conosca. Grazie per essere stata sempre al mio fianco, per avermi aiutato a credere in me stessa nei periodi bui, per esserti confidata con me, come migliori amiche. Perché in fondo, noi, migliori amiche lo siamo. Mi capisci come nessun altro fa, mi ami incondizionatamente, andando oltre la mia valanga di difetti, le mie mille crepe e i miei miliardi di problemi, spesso inutili. Mamma, sei vita, sei l’ossigeno di cui ha bisogno il mio corpo per vivere. Grazie di tutto Sole mio, ti amo. Giada
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