La scuola
«Bullismo, un problema gravissimo»
La dirigente: «Facciamo la nostra parte ma purtroppo non basta»
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OLBIA. Da settembre Marco ha ripreso regolarmente le lezioni. La dirigente scolastica Elisa Mantovani, reggente quest’anno dell’istituto comprensivo di via Vicenza, è colpita e rammaricata per questo episodio di violenza. «Esprimo la mia preoccupazione come operatore della scuola e come adulto nel prendere atto che avvengono anche nella nostra realtà episodi come quelli accaduti al tredicenne – dice la preside –. Episodi di violenza tra minori che in un momento in cui avrebbero dovuto festeggiare e gioire insieme per la fine delle lezioni, si trovano invece a scontrarsi con violenza fisica. Noi, come persone di scuola cerchiamo in tutti i modi di promuovere, anche con figure specifiche che si occupano di bullismo e cyberbullismo, il rispetto degli altri, dei coetanei, ma a quanto pare c’è ancora tanta strada da fare e la scuola non può essere l’unica agenzia formativa ad intervenire per educare. Questo è un problema sociale, dove la scuola può fare sì, la sua parte, ma non può risolvere il problema nella sua complessità».
A Marco non è mancata la solidarietà da parte dei suoi compagni di classe, alcuni dei quali erano con lui alla pizzata. Quello che invece è mancato – motivo di dispiacere e amarezza per il padre – sono le scuse da parte dei genitori dei ragazzini indagati. «È stato bruttissimo vedere mio figlio accasciato su un tavolo, con vicino solo alcuni amichetti che mi avevano chiamato per andare a prenderlo – dice il papà –. I genitori dei ragazzini erano andati via con i loro figli e quando li ho rintracciati per telefono per fargli sapere che mio figlio stava male, ho trovato solo indifferenza. Anche quando hanno saputo che era ricoverato in ospedale per l’intervento non mi ha chiamato nessuno, solo una mamma si è preoccupata di sapere come stava mio figlio». (t.s.)
A Marco non è mancata la solidarietà da parte dei suoi compagni di classe, alcuni dei quali erano con lui alla pizzata. Quello che invece è mancato – motivo di dispiacere e amarezza per il padre – sono le scuse da parte dei genitori dei ragazzini indagati. «È stato bruttissimo vedere mio figlio accasciato su un tavolo, con vicino solo alcuni amichetti che mi avevano chiamato per andare a prenderlo – dice il papà –. I genitori dei ragazzini erano andati via con i loro figli e quando li ho rintracciati per telefono per fargli sapere che mio figlio stava male, ho trovato solo indifferenza. Anche quando hanno saputo che era ricoverato in ospedale per l’intervento non mi ha chiamato nessuno, solo una mamma si è preoccupata di sapere come stava mio figlio». (t.s.)
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