La Nuova Sardegna

Il monito dell’arcivescovo 

Miglio: «I giovani cattolici devono impegnarsi in politica»

CAGLIARI. L’arcivescovo Arrigo Miglio ha parlato di giovani, lavoro e speranze per il futuro nell’incontro con i dirigenti regionali e territoriali della Cisl in occasione dello scambio degli auguri...

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CAGLIARI. L’arcivescovo Arrigo Miglio ha parlato di giovani, lavoro e speranze per il futuro nell’incontro con i dirigenti regionali e territoriali della Cisl in occasione dello scambio degli auguri natalizi. «Il lavoro va assicurato a tutti come via di piena realizzazione personale e integrazione sociale», ha detto il presidente della Conferenza episcopale sarda, in risposta al saluto del segretario generale, Gavino Carta, che ha presentato all’arcivescovo il quadro della situazione economica regionale con problemi ed emergenze in atto. Il presule ha invitato i sindacalisti cattolici a creare la cultura del cristianesimo sociale, incarnato nelle reali condizioni di vita delle persone. «Con il Natale Dio è entrato nella storia quotidiana di ogni uomo e donna: storia di lavoro, famiglia, tempo libero, scuola, impegno sociale, volontariato, malattia».

Preoccupazione ha espresso per la condizione dei giovani sardi, e ha ripetuto l’appello lanciato il 29 ottobre dall’episcopato isolano a chi ha responsabilità sui temi del lavoro, della formazione professionale, e la possibilità di mettere in movimento meccanismi lavorativi: «Si agisca per favorire l’occupazione dei giovani sardi: sono i più vulnerati da un decennio di crisi che ha rallentato il loro ingresso nel mercato del lavoro, bloccandone la mobilità sociale e forzandone quella migratoria». Miglio ha fatto riferimento alle elezioni. Due le raccomandazioni: partecipazione attiva alla vita politica del Paese e della Sardegna. «La classe politica ha sempre più bisogno, anche al di là delle candidature proposte dai partiti, di persone competenti e preparate, di provata esperienza amministrativa, di moralità indiscussa, di spirito di servizio e di distacco da interessi personali e di casta». Seconda raccomandazione: i cattolici, anche giovani, «siano disponibili a candidarsi a far parte della classe dirigente, con sapiente valutazione delle proprie capacità e delle possibilità oggettive di impegno».



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