L’isola della solidarietà si apre verso il mondo
Ong e associazioni di volontariato portano il cuore dei sardi in tutto il pianeta. Progetti di sostegno allo sviluppo in Asia, Africa, Sud e Centro America
SASSARI. Kenya, Brasile, Nicaragua, Filippine, Repubblica Dominicana, Nepal. Sono solo alcuni dei Paesi in cui agiscono i volontari delle organizzazioni non governative (Ong) e delle associazioni di volontariato che hanno le basi nell’isola ma che tendono la mano al resto del mondo. La cooperazione è un argomento di attualità, per le critiche rivolte da chi non apprezza la finalità di alcune Ong, per il pericolo che corrono i cooperanti in giro per il mondo – l’ultimo caso riguarda una ragazza italiana, Silvia Romano, rapita da una banda armata in Kenya – ma anche per le opere che vengono realizzate nei Paesi del terzo e quarto mondo da chi si impegna reperire fondi e organizzare progetti.
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L’isola della cooperazione. Non esiste una regia comune nell’organizzazione dei lavori in giro per il mondo e ognuno si muove come e dove può. In Sardegna sono attive almeno tre Ong, Amici senza confini, Osvic e Piccoli progetti possibili. Poi ci sono le associazioni do volontariato e quelle che agiscono lontano dai confini nazionali sono dodici. Solidarietà Sarda ha realizzato nei primi anni 2000 l’unico presidio sanitario dell’isola di Samar, tra le più povere delle Filippine, che si chiama “Polyclinic Sardegna” e che è stato costruito sfruttando le donazioni raccolte nell’isola dai soci della onlus. Il “Coordinamento Sardegna” di Aifo che sviluppsa progetti di assistenza sanitaria e scolastica in Brasile, Cina, India e in diversi paesi africani. Solidando, invece, si occupa di offrire sostegno allo sviluppo delle istituzioni scolastiche in Nicaragua, Paese centroamericano decisamente instabile, e in Madagascar. Un’altra associazione che si occupa di assistenza è “Cosas” che in Senegal sostiene almeno 750 ragazzi in difficoltà mantenendo un rapporto diretto grazie ad alcuni centri di ascolto sparsi nel territorio. Il “Forum Sardo”, invece, sostiene la rinascita di due Paesi “gemelli” colpiti da una violenta attività sismica che si trascina da anni: Repubblica Dominicana e Haiti. Molto attivi anche gli “Amici del Senegal” e Tdm 2000 che gestisce progetti scolastici in Paesi sottosviluppati come il Nepal, in cui le condizioni sono peggiorate dopo il terribile terremoto del 2015, ma anche a Capo Verde e nel Sud Est asiatico. Ma c’è anche chi agisce in Sardegna per favorire l’integrazione e stimolare l’accoglienza. Migrantour è invece il progetto dell’associazione “Amici di Sardegna” che ha trasformato alcuni migranti in abili guide turistiche in grado di raccontare la città ai turisti.
I finanziamenti. Non è facile reperire fondi e, quando la solidarietà di amici, volontari e concittadini non basta, bisogna cercare di fare quadrare il cerchio come possibile. La fonte di finanziamenti più accessibile è l’Unione europea e molto delle Ong e delle associazioni di volontariato riescono a confezionare piccoli miracoli della solidarietà partecipando ai bandi comunitari. A dare una mano ai volontari di tutta la Sardegna ci ha pensato anche un bando regionale che ha messo a disposizione delle cooperazione 383mila euro.
Le università. Tra i soggetti attivi nella cooperazione internazionale c’è anche l’università di Sassari che ha organizzato un corso di laurea in Sicurezza e cooperazione internazionale ma che ha anche partecipato allo sviluppo di alcuni interventi in giro per il mondo. La professoressa Giovanna Seddaiu, docente di agraria, è anche coordinatrice di progetti di cooperazione internazionale che collabora con il Nucleo Ricerca Desertificazione dove vengono condotti studi sugli aspetti fisici, biologici e socio-economici della desertificazione e del degrado del territorio nel Mediterraneo e in diverse regioni dell’Africa sub Sahariana, approfondendo i temi legati allo sviluppo rurale sostenibile nei diversi contesti ambientali e socioeconomici. Il 12 dicembre è stato pubblicato un bando per la selezione di un borsista che, partendo proprio dal Nucleo Ricerca Desertificazione, si occuperà della promozione dello sviluppo rurale in Cisgiordania agendo sul sistema agropastorale e su una strategia in grado di migliorare la produttività delle zone agricole. L’università di Sassari e quella di Cagliari sono impegnate anche nel progetto “Flowered” per la gestione delle risorse idriche nelle aree contaminate dal fluoro in Etiopia, Kenia e Tanzania in modo da migliorare le condizioni di vita delle popolazioni autoctone. Il progetto è il frutto del lavoro di diversi ricercatori sardi che stanno provando a rendere disponibile l’acqua per usi civili, agricoli e per l’allevamento nelle zone inquinate. Un passo in avanti fondamentale per l’economia delle nazioni africane.
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