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Aias, sciopero della fame «Dateci i nostri stipendi»

Aias, sciopero della fame «Dateci i nostri stipendi»

Ai dipendenti esasperati l’azienda risponde con un ordine di servizio: «Per rientrare al lavoro dopo la protesta dovrete esibire il certificato medico»

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SASSARI. Sciopero della fame, come due anni fa, quando la vertenza era già entrata nel vivo e pochi immaginavano che 24 mesi dopo non sarebbe ancora stata risolta. I lavoratori dell’Aias, oggi come allora, protestano per difendere un diritto basilare: percepire uno stipendio per il lavoro svolto. Per loro, da tempo, questo diritto è stato calpestato. Sono 12 le mensilità arretrate che l’azienda, l’associazione di assistenza spastici gestita creata e gestita dalla famiglia Randazzo, deve versare alla maggior parte degli oltre 1000 dipendenti distribuiti negli oltre 40 centri che operano nell’isola. Ieri i lavoratori che scioperano davanti all’assessorato alla Sanità in via Roma a Cagliari hanno ricevuto visite, pacche sulle spalle e parole di conforto. Ma anche una nuova “stilettata” da parte dell’azienda, che evidentemente non ha gradito lo sciopero. Ecco la richiesta contenuta in un ordine di servizio: chi fa lo sciopero potrà rientrare al lavoro solo esibendo un certificato medico che attesti le idonee condizioni di salute. Una richiesta fotocopia rispetto a due anni fa. Con uguale coro di polemiche.

La politica. L'assessore regionale Mario Nieddu ha espresso solidarietà per una situazione insostenibile e ricordato il lavoro fatto in questi mesi: «Per la prima volta, grazie al tavolo tecnico istituito in Assessorato, siamo riusciti a fare chiarezza sulla situazione crediti-debiti tra Ats e Aias. Qualunque sia la soluzione politica e tecnica a cui arriveremo per il superamento dello status quo, il faro sarà sempre la continuità dei servizi e la salvaguardia occupazionale, a tutela di utenti e lavoratori e delle loro famiglie». Mentre si attende con ansia il piano di ristrutturazione da parte dei Randazzo dopo lo stop alla richiesta di fallimento dell’Aias e la concessione del concordato in bianco da parte del tribunale di Cagliari, i lavoratori sollecitano il pagamento degli stipendi, perché la situazione è diventata insostenibile. La vertenza approda in Parlamento con l’interrogazione presentata ai ministri della Salute, del Lavoro e dell’Interno da parte del deputato del Movimento 5 stelle Alberto Manca. Che ripercorre la complicata storia dell’associazione chiedendo al governo un intervento a supporto della Regione, «anche attraverso la costituzione di un tavolo nazionale al fine di garantire il mantenimento dei livelli occupazionali, la piena e regolare retribuzione dei dipendenti e l’assistenza, valutando altresì l’opportunità di commissariare l'Aias Cagliari e la Fondazione Stefania Randazzo».

L’azienda. Qualcuno quando ha visto l’ordine di servizio firmato dalla presidente dell’Aias Anna Paola Randazzo ha pensato a uno scherzo. Non i rappresentanti sindacali, che conoscevano già il contenuto per averlo già letto e commentato due anni fa in occasione del primo sciopero della fame a Cortoghiana. Nell’ordine di servizio la presidente dice che per chi fa lo sciopero della fame «per poter riprendere il servizio sarà necessario presentare adeguata certificazione medica attestante l’idoneità psico-fisica al rientro a lavoro, rilasciata dal proprio medico curante. Chi non si atterrà alle presenti disposizioni verrà segnalato alle competenti Autorità, a tutela dei pazienti e dei dipendenti». Le reazioni non si sono fatte attendere. Come quella di Rossella Pinna, consigliera regionale Pd. Nel definire intollerabile l’ordine di servizio la Pinna si domanda se i vertici dell’Aias si siano mai chiesti se sia idoneo al lavoro un lavoratore sotto stress perché non percepisce lo stipendio da molti mesi. Evidentemente si, considerato che a nessuno è mai stato chiesto un certificato medico. (si. sa.)

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