Droni, robot e smartphone nelle campagne del futuro

Ussana, presentati i nuovi sistemi di controllo studiati per sviluppare le colture. Precisione e innovazione garantiranno una migliore resa e un netto risparmio

USSANA. Il segreto è tutto nel riferimento numerico: 4.0. Ovvero la “tendenza dell’automazione industriale che integra alcune nuove tecnologie produttive per migliorare le condizioni di lavoro, creare nuovi modelli di business e aumentare la produttività e la qualità produttiva degli impianti”. E se prima di “ 4.0” si aggiunge il termine “agricoltura”, il riferimento diventa ancora più preciso. Ed è esattamente questo il fulcro del discorso: per evitare sprechi, per implementare la consapevolezza nell’uso dei fitofarmaci e per ottenere la migliore resa possibile dai terreni serve un nuovo tipo di approccio in cui è fondamentale l’uso della tecnologia. E per farlo servono i droni e i satelliti, gli smartphone e i dati raccolti, in senso lato ma non troppo, direttamente sul campo.

L’incontro. L’agricoltura 4.0 è stata presentata e analizzata Ussana durante un convegno organizzato dal Pid, il Punto impresa digitale della Camera di commercio, in collaborazione con Agris Sardegna e con il patrocinio dell’Ordine degli Agronomi e Forestali della provincia di Cagliari. L’evento, ospitato dall’affollata sala conferenze dell’azienda Agris 2San Michele” di Ussana-Donori, è stato aperto da Martino Muntoni, direttore del servizio di ricerca di Agris: «La digitalizzazione – ha ricordato – non è un’esclusiva degli uffici e dei servizi ma ora interessa anche i campi. Siamo un po’ in ritardo rispetto ad altre realtà, come Usa, Australia e Canada, ma stiamo lavorando per recuperare in termini di innovazione tecnologica».

L’innovazione. Filippo Gambella, docente del dipartimento di Agraria dell’Università di Sassari, ha presentato alcune novità, in particolare gli obiettivi di due progetti. Il primo, il cui acronimo è Comp4drones, finanziato dalla misura Ecsel del programma europeo H2020, ha tra gli obiettivi quello di far dialogare sistemi robotici aerei (droni) con mezzi robotici impiegati a terra (ground robots) per il controllo e la gestione delle infestanti negli orti e nelle vigne, oltre al monitoraggio vegeto-produttivo. «Il secondo progetto – ha spiegato Gambella – è finanziato dal Miur e ha come obiettivo la costruzione e la realiazzazione di prototipi dei sistemi di distribuzione dei fitofarmaci da utilizzare su droni o mezzi robotici impiegati a terra». Gambella ha anche presentato alcune applicazioni dei droni sulla determinazione del volume fogliare nel vigneto e nei sistemi colturali erbacei per programmare con maggiore precisione la gestione dei trattamenti. Gli agricoltori sono rimasti affascinati dalla dimostrazione di un sistema utilizzato per la lettura e per l’interpretazione attraverso l’acquisizione di fotografie delle cartine idrosensibili disposte in campo, che potrà essere utilizzato su uno smartphone per controllare il funzionamento e l’efficienza dei sistemi di distribuzione dei fitofarmaci.

Le prospettive. «L’agricoltura di precisione ha ampi spazi di applicazione e consente, tra l’altro, di contenere di un buon 15 per cento gli sprechi su più fronti: sfruttamento dei terreni, impiego di fitofarmaci e antiparassitari, uso di sementi, irrigazione – ha spiegato Efisio Perra della Camera di commercio di Cagliari – e con il progetto Pid stiamo portando avanti da anni il processo di digitalizzazione delle imprese. Adesso lanciamo la sfida in un settore, quello agricolo, che in Sardegna è strategico».

I cambiamenti climatici. «L’agricoltura è interessata da cambiamenti così radicali che sono richiesti altrettanto radicali adattamenti per far fronte agli scenari climatici, demografici e tecnologici che si prospettano – ha detto Carlo Bisaglia, ricercatore del Consiglio per la ricerca in agricoltura e l’analisi dell’economia agraria), che poi ha spiegato che “i mutamenti climatici stanno suscitando allarmi per l’agricoltura, così come i cambiamenti demografici destano preoccupazioni soprattutto per le sue prossime scelte alimentari che potrebbero avere pesanti ripercussioni sull’assetto e sulla sostenibilità dell’agricoltura dei prossimi anni. Vi è poi l’aspetto tecnologico: l’estrema semplificazione degli ecosistemi agrari e le agrotecniche messe a punto negli anni Sessanta, all’epoca della ‘rivoluzione verde’ per massimizzare la produzione, sembrano non soddisfare più le esigenze attuali che, invece, richiedono maggiore efficienza e circolarità dei processi produttivi”.

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