I capi della protesta: la partita va chiusa subito
Dopo la visita della ministra c’è delusione: la rispettiamo, ma la discussione non può iniziare daccapo
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SASSARI. Da buoni sardi apprezzano la schiettezza della ministra, ma i pastori non nascondono un po’ di delusione. D’altra parte non è facile passare nel giro di poche settimane dalla promessa di un euro al litro più Iva come conguaglio di salviniana memoria al «non sono in grado di fare promesse, non sono qui in campagna elettorale» espresso durante il tour di venerdì nell’isola d Teresa Bellanova. Insomma, con la vertenza del latte siamo punto e a capo? «Chiaro che non ci faccia piacere constatare che non possono promettere nulla – commenta Gianuario Falchi, leader dei pastori autonomi– Capiamo le posizioni di chi ci sta di fronte, ma noi siamo in giro da otto mesi con una vertenza ancora aperta. Io vedo il ministero come uno sportello di un ufficio cui mi rivolgo per ottenere qualcosa e mi attendo che, se cambia il personale, non debba ricominciare la mia pratica daccapo».
I pastori hanno comunque tenuto un atteggiamento di sostanziale fiducia nei confronti di una ministra che li ha ascoltati e ha saputo conquistare il loro rispetto pur in una situazione di tensione: «Le abbiamo chiesto di proseguire sulla linea tracciata sinora – dice Falchi – A noi non interessano di per sè i 49 milioni stanziati, ma che vengano impiegati per scrivere regole in modo da non dover tornare ogni anno in piazza». Una quota, 20 milioni, sono in capo alla Regione, ha ricordato la Bellanova: «E la Regione deve fare la sua parte cominciando a spendere quelli che poi non sono soldi ma crediti per garantire la trasformazione. I 5 milioni della moratoria dei mutui potrebbero essere utilizzati direttamente per gli allevatori» dice Falchi.
La ministra ha annunciato il tavolo nazionale dell’ovicaprino per il 28 novembre che vedrà la partecipazione di tutte le regioni interessate. Una cosa positiva, dicono i pastori «ma a noi interessa il prosieguo del tavolo di Sassari col prefetto – dice l’altro leader, Nenneddu Sanna – Sono passati i mesi e sembra che tutto si sia perso per strada, mentre a noi preme sapere quale sarà il conguaglio del prezzo del latte. Invece la trasformazione si comporta come ogni anno, come se non fosse successo nulla a febbraio». «A Sassari si parlerà di Oilos, banche, grande distribuzione, registrazione dei conferimenti – dice Falchi – per questo quell’appuntamento ci interessa di più e vorremmo che anticipasse quello romano e che ci consentisse di chiudere la vertenza in fretta».
La Bellanova chiede alla filiera di unirsi, ci sono troppe proposte diverse. Sanna e Falchi ricordano che la protesta l’hanno portata avanti i pastori, non altri, e i pastori hanno una linea comune: vedere pagato il latte in maniera tale da non andare sotto i costi di produzione. «A Cagliari gli industriali erano passati quasi come le vere vittime – dice Sanna – affermando di aver dovuto accettare di pagare il latte 0,74 euro perché pressati dal clima di tensione e minacce, e non perché ci fosse dovuto, anche se la cifra non copre nemmeno i costi di produzione».
Per Renato Ilotto, presidente della cooperativa Cao di Oristano visitata dalla Bellanova, la divisione della filiera e la molteplicità delle sue proposte, problemi sottolineati dalla ministra «sono un dato di fatto, la disgregazione è il male assoluto della Sardegna, prendiamone atto e in questo caso ce lo ricorda chi non ci vede ogni giorno. Ed è corretto non promettere quello che non si può mantenere. Siamo noi gli attori, quelli che devono fare sistema, chiaro che la politica deve dare un sostegno, con misure adeguate a centrare l’obiettivo». Latte a un euro, una chimera? «Si era immaginato il raggiungimento di quell’obiettivo in relazione a una serie di circostanze che non si sono verificate. All’euro si arriva solo se il mercato del formaggio raggiunge certi livelli, per ora molto distanti, anche perché buona parte del prodotto del 2019 è ancora da vendere». Di una cosa è certo: «Il mondo della cooperazione supererà nettamente i 74 centesimi pagati per un litro di latte, otterrà un risultato sicuramente migliore di quello ipotizzabile lo scorso aprile». (a.palm.)
I pastori hanno comunque tenuto un atteggiamento di sostanziale fiducia nei confronti di una ministra che li ha ascoltati e ha saputo conquistare il loro rispetto pur in una situazione di tensione: «Le abbiamo chiesto di proseguire sulla linea tracciata sinora – dice Falchi – A noi non interessano di per sè i 49 milioni stanziati, ma che vengano impiegati per scrivere regole in modo da non dover tornare ogni anno in piazza». Una quota, 20 milioni, sono in capo alla Regione, ha ricordato la Bellanova: «E la Regione deve fare la sua parte cominciando a spendere quelli che poi non sono soldi ma crediti per garantire la trasformazione. I 5 milioni della moratoria dei mutui potrebbero essere utilizzati direttamente per gli allevatori» dice Falchi.
La ministra ha annunciato il tavolo nazionale dell’ovicaprino per il 28 novembre che vedrà la partecipazione di tutte le regioni interessate. Una cosa positiva, dicono i pastori «ma a noi interessa il prosieguo del tavolo di Sassari col prefetto – dice l’altro leader, Nenneddu Sanna – Sono passati i mesi e sembra che tutto si sia perso per strada, mentre a noi preme sapere quale sarà il conguaglio del prezzo del latte. Invece la trasformazione si comporta come ogni anno, come se non fosse successo nulla a febbraio». «A Sassari si parlerà di Oilos, banche, grande distribuzione, registrazione dei conferimenti – dice Falchi – per questo quell’appuntamento ci interessa di più e vorremmo che anticipasse quello romano e che ci consentisse di chiudere la vertenza in fretta».
La Bellanova chiede alla filiera di unirsi, ci sono troppe proposte diverse. Sanna e Falchi ricordano che la protesta l’hanno portata avanti i pastori, non altri, e i pastori hanno una linea comune: vedere pagato il latte in maniera tale da non andare sotto i costi di produzione. «A Cagliari gli industriali erano passati quasi come le vere vittime – dice Sanna – affermando di aver dovuto accettare di pagare il latte 0,74 euro perché pressati dal clima di tensione e minacce, e non perché ci fosse dovuto, anche se la cifra non copre nemmeno i costi di produzione».
Per Renato Ilotto, presidente della cooperativa Cao di Oristano visitata dalla Bellanova, la divisione della filiera e la molteplicità delle sue proposte, problemi sottolineati dalla ministra «sono un dato di fatto, la disgregazione è il male assoluto della Sardegna, prendiamone atto e in questo caso ce lo ricorda chi non ci vede ogni giorno. Ed è corretto non promettere quello che non si può mantenere. Siamo noi gli attori, quelli che devono fare sistema, chiaro che la politica deve dare un sostegno, con misure adeguate a centrare l’obiettivo». Latte a un euro, una chimera? «Si era immaginato il raggiungimento di quell’obiettivo in relazione a una serie di circostanze che non si sono verificate. All’euro si arriva solo se il mercato del formaggio raggiunge certi livelli, per ora molto distanti, anche perché buona parte del prodotto del 2019 è ancora da vendere». Di una cosa è certo: «Il mondo della cooperazione supererà nettamente i 74 centesimi pagati per un litro di latte, otterrà un risultato sicuramente migliore di quello ipotizzabile lo scorso aprile». (a.palm.)
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