Boccia: tra Stato e Regione rapporti leali e costruttivi
di Umberto Aime
Il ministro: basta conflitti, le priorità sono insularità, energia e infrastrutture
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CAGLIARI. L’accordo sugli accantonamenti? «Per me va letto come un punto di partenza importante e vorrei che tutti, oltre al ministro e al governatore della Sardegna, lo leggessero così. Proprio quest’intesa è la dimostrazione plastica e istituzionale di come da oggi in poi dovranno essere i rapporti fra lo Stato e le Regioni: leali, trasparenti, costruttivi e veloci. Basta conflitti, basta contenziosi, finora sono stati troppi. Invece dobbiamo lavorare insieme, dialogare se possibile ogni giorno, per risolvere i problemi. Una settimana fa il Governo ha messo i finanziamenti, alla Sardegna spetteranno idee e progetti. Qual è il primo nodo che vorrei sbrogliare? Di sicuro quello dell’insularità e quindi più infrastrutture, più trasporti, più energia. Cioè: lo sviluppo». Il ministro agli affari regionali, Francesco Boccia, nella missione in Sardegna, ha parlato avendo sempre sottomano una copia autentica della «storica firma» – parole testuali – di giovedì scorso.
Insieme. Con a fianco il presidente Christian Solinas, che rispetto a lui è di tutt’altra parrocchia – centrosinistra quella del ministro, centrodestra del governatore – Francesco Boccia ha parlato tutto d’un fiato senza fare distinzioni fra colori, partiti e alleanze. Ad esempio: «I contributi straordinari (1 miliardo e 400 milioni) che da giovedì in poi sono diventati una certezza, andavano riconosciuti alla Sardegna visto che finora non sempre è stata trattata bene dallo Stato». Però non basta. «Nell’accordo – ha proseguito – abbiamo scritto anche questo: fra due mesi Governo e Regione dovranno rivedersi. Ci siederemo insieme intorno a un tavolo dedicato, per quantificare gli svantaggi dell’insularità e trovare altre risorse, ancora aggiuntive, per continuare a colmare il vuoto nelle infrastrutture». Non basta ancora – ha rilanciato – «nella nostra proposta di legge sulle Autonomie differenziate, che non deve spaventare nessuno, come invece poteva spaventare qualche bozza del passato, abbiamo scritto soprattutto che le Aziende di Stato, come lo sono l’Anas e la Rete ferroviaria, dovranno comunque e sempre prevedere interventi automatici per far risalire la china alle regioni o i territori indietro nello sviluppo. L’ho chiamata perequazione, equità, e voglio che sia un concetto chiaro soprattutto per i manager pubblici. Lo Stato riusciamo a tenerlo unito solo se garantiremo a tutti pari opportunità. È questa nuova condizione servirà sia alle Regioni del Nord, dove ci sono sacche di povertà, sia a quelle Speciali, che così avranno risorse sicure. Automatiche, appunto».
Insularità. È l’argomento del giorno e il ministro Boccia l’ha intuito da subito. «Siamo tutti d’accordo e so bene che esiste una proposta di legge per la modifica della Costituzione. Però mi chiedo: quel percorso legislativo sappiamo già che sarà lungo anche nel meccanismo e quindi, non certo per sminuire la richiesta, forse un grande piano ferroviario per la Sardegna potrebbe valere molto più di qualsiasi convegno o dibattito su eventuali e giustamente pretese modifiche costituzionali». Poi per non sembrare chi è contro a un’iniziativa popolare, la legge sull’insularità ferma al Senato, ha precisato: «Di sicuro, nei prossimi mesi, vogliamo dare gambe al rilancio della Sardegna. A questa isola l’intero Paese deve dedicare tempo ed energia: il gap sulle ferrovie e sulle strade è un debito che hanno tutti gli italiani verso i sardi e che va onorato senza alcuna incertezza».
Rapporti stretti. Il ministro Boccia non l’ha solo invocato, ma quasi preteso, il dialogo. «Fra Governo e Regioni non servono prove di forza, è indispensabile invece che il confronto sia continuo. Ognuno deve sentire sulle spalle il peso della responsabilità. Volete un esempio? Appena mi sono insediato, controvoglia, ma ero obbligato, ho impugnato una legge finanziaria della Sardegna. Però in me c’era la convinzione che dovevamo raggiungere un’intesa e alla fine l’abbiamo trovata. Per questo è mia intenzione stare sempre al fianco delle Regioni. Vorrei azzerare il contenzioso. Ho ereditato ben 120 leggi regionali impugnate. Il che vuol che abbiamo trasformato la Corte costituzionale in un Tribunale amministrativo e quando si finisce in quelle aule di sicuro abbiamo solo procurato un danno ai cittadini e alle imprese». Questo – ha sottolineato – «non dovrà più accadere, ma anche le Regioni dovranno metterci del loro. Ad esempio troppo spesso, a ridosso delle elezioni, dai Consigli regionali saltano fuori leggi fantasiose. È un’altra consuetudine che va fermata e così tutti avremo ancora più tempo per risolvere i problemi reali. Per questo, siamo al Governo».
Insieme. Con a fianco il presidente Christian Solinas, che rispetto a lui è di tutt’altra parrocchia – centrosinistra quella del ministro, centrodestra del governatore – Francesco Boccia ha parlato tutto d’un fiato senza fare distinzioni fra colori, partiti e alleanze. Ad esempio: «I contributi straordinari (1 miliardo e 400 milioni) che da giovedì in poi sono diventati una certezza, andavano riconosciuti alla Sardegna visto che finora non sempre è stata trattata bene dallo Stato». Però non basta. «Nell’accordo – ha proseguito – abbiamo scritto anche questo: fra due mesi Governo e Regione dovranno rivedersi. Ci siederemo insieme intorno a un tavolo dedicato, per quantificare gli svantaggi dell’insularità e trovare altre risorse, ancora aggiuntive, per continuare a colmare il vuoto nelle infrastrutture». Non basta ancora – ha rilanciato – «nella nostra proposta di legge sulle Autonomie differenziate, che non deve spaventare nessuno, come invece poteva spaventare qualche bozza del passato, abbiamo scritto soprattutto che le Aziende di Stato, come lo sono l’Anas e la Rete ferroviaria, dovranno comunque e sempre prevedere interventi automatici per far risalire la china alle regioni o i territori indietro nello sviluppo. L’ho chiamata perequazione, equità, e voglio che sia un concetto chiaro soprattutto per i manager pubblici. Lo Stato riusciamo a tenerlo unito solo se garantiremo a tutti pari opportunità. È questa nuova condizione servirà sia alle Regioni del Nord, dove ci sono sacche di povertà, sia a quelle Speciali, che così avranno risorse sicure. Automatiche, appunto».
Insularità. È l’argomento del giorno e il ministro Boccia l’ha intuito da subito. «Siamo tutti d’accordo e so bene che esiste una proposta di legge per la modifica della Costituzione. Però mi chiedo: quel percorso legislativo sappiamo già che sarà lungo anche nel meccanismo e quindi, non certo per sminuire la richiesta, forse un grande piano ferroviario per la Sardegna potrebbe valere molto più di qualsiasi convegno o dibattito su eventuali e giustamente pretese modifiche costituzionali». Poi per non sembrare chi è contro a un’iniziativa popolare, la legge sull’insularità ferma al Senato, ha precisato: «Di sicuro, nei prossimi mesi, vogliamo dare gambe al rilancio della Sardegna. A questa isola l’intero Paese deve dedicare tempo ed energia: il gap sulle ferrovie e sulle strade è un debito che hanno tutti gli italiani verso i sardi e che va onorato senza alcuna incertezza».
Rapporti stretti. Il ministro Boccia non l’ha solo invocato, ma quasi preteso, il dialogo. «Fra Governo e Regioni non servono prove di forza, è indispensabile invece che il confronto sia continuo. Ognuno deve sentire sulle spalle il peso della responsabilità. Volete un esempio? Appena mi sono insediato, controvoglia, ma ero obbligato, ho impugnato una legge finanziaria della Sardegna. Però in me c’era la convinzione che dovevamo raggiungere un’intesa e alla fine l’abbiamo trovata. Per questo è mia intenzione stare sempre al fianco delle Regioni. Vorrei azzerare il contenzioso. Ho ereditato ben 120 leggi regionali impugnate. Il che vuol che abbiamo trasformato la Corte costituzionale in un Tribunale amministrativo e quando si finisce in quelle aule di sicuro abbiamo solo procurato un danno ai cittadini e alle imprese». Questo – ha sottolineato – «non dovrà più accadere, ma anche le Regioni dovranno metterci del loro. Ad esempio troppo spesso, a ridosso delle elezioni, dai Consigli regionali saltano fuori leggi fantasiose. È un’altra consuetudine che va fermata e così tutti avremo ancora più tempo per risolvere i problemi reali. Per questo, siamo al Governo».
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