La Nuova Sardegna

Industrie e aziende spingono per la dorsale

di Claudio Zoccheddu
 Industrie e aziende spingono per la dorsale

De Pascale, Confindustria: «L’elettrodotto non ci serve e costerà il doppio» Delpiano, Confapi: «I depositi costieri da soli non offrono una soluzione»

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SASSARI. Lo scontro politico sembra arrivato allo stallo, nonostante restino in piedi le prospettive di dialogo. Per il Movimento 5 stelle la dorsale del metano non sarebbe nemmeno in discussione, nel senso che non si dovrebbe fare per nessuna ragione al mondo. Una presa di posizione che è riuscita in una missione quasi impossibile: compattare centrodestra e centrosinistra che, invece, sostengono a gran voce l’utilità del metanodotto. Non ha invece subito alcun contrattempo o modifica il pensiero dei diretti interessati, gli industriali e gli imprenditori che attendono il metanodotto con la stessa ansi con cui si attende la manna dal cielo.

Confindustria. Il presidente Maurizio De Pascale è basito, ma anche incredulo: «Occorre fare chiarezza, partendo dal elettrodotto che arriverebbe dalla Sicilia. La verità è che non ce ne facciamo nulla perché ci sono già due e un terzo in fase di progettazione: il Sacoi, il Sapei e il Sacoi 3. Ed è grazie a loro che la Sardegna esporta energia. E mi sembra davvero strano che la sottosegretaria Todde non lo sappia e che non sappia che la Sardegna non ha bisogno di energia, dato che ne esporta, ma di energia a costi competitivi. È questo il punto ma qua invece si presenta l’elettrodotto con la Sicilia come un’opera pensata per i sardi quando invece è un’infrastruttura che si realizzerà solo per bilanciare il piano energetico nazionale». E poi ci sono i costi: «Todde sostiene tesi insostenibili ma non dice che l’eventuale elettrodotto costerà il doppio, 2,6 miliardi di euro contro 1,3, di quanto è stato preventivato per la dorsale, che poi è già stata progettata, ha superato le valutazioni d’impatto ambientale e sostanzialmente è pronta per essere realizzata». Ma la cosa veramente assurda per De Pascale è forse un’altra: «Dicono si al metano nei depositi costieri ma non vogliono la dorsale. Perchè? Non si rendono conto che esiste vita anche fuori dalle zone di Macchiareddu, Porovesme e Porto Torres e che per approvvigionare le azione lontane da queste aree serviranno centinaia di camion. E poi nessuno, a questo punto, potrà garantire un prezzo unico che invece dipenderò, solo in Sardegna, anche dai concessionari dei depositi costiere e dagli autotrasportatori».

Confapi. Anche il presidente Giorgio Delpiano è piuttosto sorpreso dall’evoluzione della vicenda: «Se i politici del Movimento 5 stelle non vogliono la dorsale dovranno pur dirci come intendono approvvigionare la Sardegna. Parlano di un’opera come l’elettrodotto con la Sicilia che potrebbe essere complementare perché, da sola, non risolverà alcun problema. La verità è che per ora stiamo ragionando su un quadro confuso e su ipotesi che sono destinate ad evidenziare le disparità piuttosto che eliminarle. Perché il sistema industriale della Sardegna non è limitato alle tre aree citate dai 5 stelle, ci sono anche altre realtà Faccio l’esempio dei caseifici. Perché dovrebbero essere costretti a sostenere costi energetici superiori rispetto a quelli dell’industria pesante? Eppure il Governo dovrebbe tutelare anche le piccole e medie imprese garantendo prezzi uguali per tutti. Noi, invece, stiamo andando nella direzione opposta».



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