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Maiali abbattuti a Orgosolo otto casi di sieropositività

Maiali abbattuti a Orgosolo otto casi di sieropositività

La presenza di animali infettati è nettamente inferiore rispetto al passato Laddomada, Istituto zooprofilattico: un ultimo sforzo e poi stop all’embargo 

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SASSARI. La ripresa degli abbattimento dei maiali allo stato brado ha dato la risposta che gli addetti ai lavori si aspettavano: otto campioni, prelevati dal gruppo degli animali illegali abbattuti il 15 novembre nell’agro di Orgosolo, sono risultati sieropositivi per Peste suina africana. Il dato, comunicato ieri all’Unità di Progetto per l’eradicazione della Peste suina africana, deriva dalle analisi di laboratorio effettuate dall’Istituto zooprofilattico sperimentale della Sardegna che, negli anni passati, a ogni controllo effettuato sui maiali bradi abbattuti registrava una presenza di capi infetti cinque o sei volte superiore.

«Il riscontro odierno di otto maiali bradi sieropositivi per Peste suina africana, tra quelli abbattuti a Orgosolo venerdì scorso, conferma che il pascolo brado è pratica ad altissimo rischio per la trasmissione del virus. Tuttavia, con le attività di depopolamento portate avanti, soprattutto dalla fine del 2017 – ha spiegato il direttore generale dell’Istituto zooprofilattico, Alberto Laddomada –, e quindi con meno suini bradi in circolazione che fanno da vero contenitore del virus, abbiamo avuto una forte riduzione della trasmissione della malattia e di fatto un radicale miglioramento della situazione epidemiologica».

Grazie alla riduzione del numero dei maiali allo stato brado il processo di eradicazione della peste suina si volge verso la fine. «Ora, come convenuto con il Commissario europeo alla Salute e sicurezza alimentare, Vytenis Andriukaitis, in visita in Sardegna proprio la settimana scorsa – dice ancora Laddomada – dobbiamo continuare nelle azioni di depopolamento degli ultimi branchi presenti illegalmente nei territori a cavallo tra Barbagia e Ogliastra. Solo raggiungendo questo importante obiettivo – conclude il direttore generale dell’Istituto zooprofiltaccio – la Commissione europea, nel giro di breve tempo, potrà rivedere la normativa che impedisce alla Sardegna di vendere oltre mare le proprie carni suine e i suoi derivati, così da ridare slancio a un comparto messo all’angolo e mortificato da oltre 41 anni di restrizioni dovute alla presenza della Peste suina africana». Un traguardo che mai è stato vicino come oggi. (al.pi.)

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