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Zucca: l’isola perde una figura fondamentale

Zucca: l’isola perde una figura fondamentale

L’archeologo: ci restano i suoi libri. Manca, Università di Sassari: entusiasta e curioso fino all’ultimo

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SASSARI. «Con Pittau scompare il decano dei linguisti sardi – dice Giulio Paulis docente di glottologia e linguistica e preside della Facoltà di studi umanistici dell’università di Cagliari –. Bisogna rendergli merito per tutto quello che ha fatto nei suoi studi. Voglio ricordare il suo entusiasmo, la sua passione e la sua capacità di lavoro. Un’attitudine che mi ha sempre colpito, rara anche in studiosi giovani, che rivelava un profondo coinvolgimento personale in tutto quello che faceva». L’archeologo Raimondo Zucca ricorda Massimo Pittau: «prima di tutto come un maestro. Lessi il suo “Lingue e cultura della Sardegna” a 15 anni e appresi la versatilità del professor Pittau e del suo curriculum sterminato che abbracciava la linguistica e la filosofia con una produzione vastissima. Divenimmo in seguito colleghi e mi propose subito di darci del tu, con l’umanità che lo contraddistingueva. È stato, con Ercole Contu, professore emerito del Magistero di Sassari e la facoltà ha perso una figura fondamentale. Come fondamentali sono stati i suoi studi, anche se le sue posizioni non sempre venivano accettate, bisogna ricordare che la ricerca si nutre di dibattiti e confronti, nessuno può pretendere di avere la verità. Restano i suoi libri, il suo grande dizionario toponomastico, uno strumento di grande ricchezza. Voglio anche ricordare il suo amore per Nuoro, era una memoria storica e un testimone appassionato della sua città su cui aveva scritto bellissimi libri».

Dino Manca, professore di filologia e letteratura italiana e sarda, all’università di Sassari: «Un vuoto incolmabile, esco adesso dall’aula dove ho tenuto una lezione, la stessa aula dove Massimo Pittau teneva le sue, e sono profondamente colpito dalla notizia. Pittau è stato un autentico pioniere, una vera autoritas nel suo campo. Aveva anticipato un percorso di studi innovativo, non solo sulla linguistica ma anche con una attenzione profonda sulla Sardegna. Da pioniere ha avuto il coraggio di affrontare strade mai percorse che, a volte, possono portare anche a commettere errori. Per lui la lingua era una cosmo-visione che aiutava a comprendere il mondo. In questa visione la funzione poetica della lingua sarda era importante e in questo senso diede un contributo notevole al Premio Ozieri di poesia sarda. Oltre che un maestro era nuorese come me e aveva il tratto anarco-ideale della nostra gente, un carattere sanguigno che sosteneva una passione grandissima e una curiosità incolmabile, da giovane ricercatore, che non lo ha abbandonato nemmeno negli ultimi giorni». (p.cu.)

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