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Si lancia dalla finestra gravissimo 20enne autistico

di Tiziana Simula
Si lancia dalla finestra gravissimo 20enne autistico

Di Olbia, era ospite del centro Gena. I genitori: nessuno ha vigilato su di lui

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OLBIA. Un salto nel vuoto di parecchi metri e l’impatto al suolo. Devastante. Lui, vent’anni appena, affetto dalla sindrome di Asperger lotta ora tra la vita e la morte nel reparto di Rianimazione dell’ospedale Santissima Annunziata di Sassari. I medici gli hanno asportato la milza e suturato fegato e intestino. Ha un polmone collassato dalla rottura di sei costole e fratture multiple al bacino, oltre al trauma cranico. Voleva scappare dalla Gena-Opera Gesù Nazareno, un centro diurno e residenziale per persone con disturbi dello spettro autistico che lo accoglieva dal 29 ottobre scorso. «Aveva minacciato di fuggire dalla finestra diverse volte e io avevo avvisato la struttura delle sue intenzioni, gli avevo detto di tenerlo sotto controllo. “Signora stia tranquilla, nelle finestre non ci sono maniglie”, mi avevano risposto», raccontano con gli occhi gonfi di lacrime i suoi genitori, Donatella e Giovanni Antonio, di Olbia. Ma il 10 novembre è avvenuta la tragedia. Il ragazzo è scappato, poi, è stato rintracciato e riportato alla Gena. E poco dopo si è lanciato nel vuoto: il suo corpo è stato ritrovato per terra, dalla parte opposta alla sua stanza. Ora il padre e la madre chiedono che la Procura di Sassari apra un’inchiesta per accertare fatti e responsabilità. «Non c’è stato il giusto controllo – sostengono – nonostante al suo ingresso nel centro avessimo consegnato ai medici tutte le cartelle cliniche dei ricoveri e gli accessi al pronto soccorso di Olbia: ben otto nel 2019. Avevano tutto in mano per valutare la gravità della situazione. Era stato indirizzato dagli specialisti del Centro di salute mentale di Olbia in quella struttura perché il suo comportamento era diventato ingestibile per noi: pericoloso per se stesso e per la famiglia. Per questo lo avevamo portato lì». Dopo 12 giorni di silenzio da quel tragico volo nel vuoto, Donatella e Giovanni Antonio, assistiti dall’avvocato Angelo Merlini hanno deciso di lanciare un appello alla Procura. «Nessuno ci ha ancora sentito, né la polizia intervenuta sul posto, né la magistratura. Non sappiamo neppure con esattezza da quale piano si sia buttato, sappiamo solo che è stato trovato per terra dalla parte opposta alla sua stanza che era al terzo piano», dicono.

«Chiediamo alla Procura di Sassari che intervenga urgentemente per appurare le responsabilità omissive da parte della struttura e per acquisire con procedura d’urgenza le prove significative relative alla vicenda», aggiunge l’avvocato Merlini. La sindrome di Asperger gli era stata diagnosticata solo a 14 anni, «in maniera tardiva, nonostante già dall’età di sei anni gli avessi fatto fare gli accertamenti perché mi rendevo conto che c’era qualcosa che non andava nel suo comportamento – spiega la madre – Con l’adolescenza la situazione è esplosa».

Nell’ultimo periodo, la sua condizione è diventata sempre più critica e più forte la sua aggressività, tanto da richiedere diversi ricoveri e otto richieste di intervento al pronto soccorso. Una situazione ingestibile e pericolosa soprattutto per la sua incolumità. Così il 29 ottobre i genitori lo hanno accompagnato alla Gena. «Ma lui ci chiamava in continuazione, diceva che si annoiava. Che mi voleva vedere – racconta la madre –: un giorno ha chiamato il 118 e si è fatto ricoverare pur di incontrarmi. Noi non potevamo andare al Centro quando volevamo perché ci dicevano che era meglio per lui questo distacco. Io sono sempre stata il tramite tra lui e il mondo esterno che non capiva. Il 10 novembre verso le 14 mi ha telefonato e mi ha detto “mamma sono scappato”. Ho avvisato subito la struttura, mi hanno risposto che lo stavano recuperando. Poi, alle 16.37 ho ricevuto la loro chiamata: c’è stato un incidente, mi hanno detto. Questo è mio figlio, guardi com’è ridotto», piange la madre mentre allunga il cellulare con la foto del suo ragazzo. Intubato e inchiodato in un letto d’ospedale mentre lotta per la vita.

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