Si oppone agli abbattimenti e spara una fucilata in aria
di Giusy Ferreli
Baunei, un allevatore di 85 anni ha reagito con violenza al blitz ed è scappato
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BAUNEI. Nel silenzio dell’alba risuona un colpo di fucile. È quello che Cesare Carta, anziano allevatore di Baunei, spara in aria all’avvicinarsi degli uomini che sotto la regia dell’Unità di progetto per l’eradicazione della peste suina hanno iniziato le operazioni di abbattimento dei maiali irregolari nel Supramonte. Attrezzati di tutto punto con in mano gli strumenti per stordire gli animali, i veterinari dell’Ats sono in procinto di abbattere i pochi suini clandestini rimasti nell’altopiano di Golgo. Non si sa cosa sia passato per la testa dell’anziano allevatore di 85 anni, gran parte dei quali trascorsi in campagna a curare le sue bestie. Non si sa se abbia temuto che qualcuno volesse sottrargli i maiali o se, infuriato per il blitz che avrebbe dovuto rimanere segreto, abbia messo in atto il gesto inconsulto. Si sa per certo, invece, che, subito dopo lo sparo, esploso nei pressi del suo ovile a poca distanza dalla strada sterrata che porta a Cala Sisine, si è dato alla fuga nel Supramonte. L’anziano, mai sposato, interamente votato alla sua attività di allevatore e temprato dalla vita all’aria aperta, per ore è irrintracciabile. L’area viene circondata dalle forze dell’ordine, polizia e carabinieri, che chiudono la strada d’accesso mentre iniziano le ricerche di Carta, il quale si rivela un osso duro. L’uomo conosce il Supramonte come la sue tasche. Anfratti e rifugi per lui non hanno segreti e dell’anziano porcaro sino alla tarda serata non si trova traccia.
Gli abbattimenti. Nonostante l’ episodio, carico di tensione ma senza reali pericoli, gli uomini della task force portano a termine il compito. E abbattono decine e decine di suini irregolari, mai registrati e mai sottoposti ai controlli sanitari della Assl. Il blitz coordinato dall’Unità, in collaborazione con la Questura e la prefettura di Nuoro inizia, come di consueto alle prime luci dell’alba. Un corteo di mezzi e uomini (veterinari dell’Ats, ranger del Corpo forestale, operai di Forestas, poliziotti e carabinieri) arriva nel centro ogliastrino e percorre la ripida strada che conduce all'altopiano calcareo Golgo. Un angolo incantato di Ogliastra, dove i terreni sono assoggettati al particolare regime giuridico degli usi civici e dove c’è chi ancora alleva i maiali alla maniera tradizionale, al pascolo brado, nonostante le rigide prescrizione di contrasto alla malattia che da oltre 40 anni tiene in ostaggio il comparto suinicolo, lo vietino tassativamente.
Qui, a pochi giorni di distanza dal precedente abbattimento di una cinquantina di animali irregolari nelle campagne di Montes, nel territorio comunale di Orgosolo, la macchina regionale dell’Unità di progetto per l’eradicazione della Peste suina africana si è rimessa in moto.
E proprio dall’organismo regionale messo in campo per sconfiggere definitivamente la malattia arriva il sostegno e la solidarietà al personale impegnato sul campo e, ieri, oggetto dell’atto intimidatorio.
Obiettivo vicino. «La Sardegna – commentano i vertici dell’Unità di progetto – è impegnata in una difficile lotta contro una malattia animale che è costata pesanti restrizioni ed enormi perdite economiche per il comparto suinicolo e l’intero settore produttivo dell’isola». Nessuno, tuttavia, intende fare retromarcia, anzi. Ora che l'obiettivo dell'eradicazione del morbo è vicino si è pronti allo sforzo finale. «Il Piano di eradicazione della Psa – sottolinea a questo riguardo l’Udp – andrà avanti per sconfiggere la malattia quanto prima, così da superare le mille difficoltà che si sono venute a creare in questi anni di lotta al terribile virus dei suini, nell'interesse degli oltre 14mila allevatori regolari e della intera Sardegna».
Inevitabile, poi l’amarezza per un gesto apparso come un’intimidazione in piena regola. E senza giustificazione alcuna.
«Dispiace la reazione, non certo giustificabile – è l’amareggiata conclusione –, di chi agisce fuori dalle regole nella convinzione di essere nel giusto. Noi siamo vicini con il nostro sostegno e con la nostra solidarietà ai nostri colleghi che lavorano sul campo».
Gli abbattimenti. Nonostante l’ episodio, carico di tensione ma senza reali pericoli, gli uomini della task force portano a termine il compito. E abbattono decine e decine di suini irregolari, mai registrati e mai sottoposti ai controlli sanitari della Assl. Il blitz coordinato dall’Unità, in collaborazione con la Questura e la prefettura di Nuoro inizia, come di consueto alle prime luci dell’alba. Un corteo di mezzi e uomini (veterinari dell’Ats, ranger del Corpo forestale, operai di Forestas, poliziotti e carabinieri) arriva nel centro ogliastrino e percorre la ripida strada che conduce all'altopiano calcareo Golgo. Un angolo incantato di Ogliastra, dove i terreni sono assoggettati al particolare regime giuridico degli usi civici e dove c’è chi ancora alleva i maiali alla maniera tradizionale, al pascolo brado, nonostante le rigide prescrizione di contrasto alla malattia che da oltre 40 anni tiene in ostaggio il comparto suinicolo, lo vietino tassativamente.
Qui, a pochi giorni di distanza dal precedente abbattimento di una cinquantina di animali irregolari nelle campagne di Montes, nel territorio comunale di Orgosolo, la macchina regionale dell’Unità di progetto per l’eradicazione della Peste suina africana si è rimessa in moto.
E proprio dall’organismo regionale messo in campo per sconfiggere definitivamente la malattia arriva il sostegno e la solidarietà al personale impegnato sul campo e, ieri, oggetto dell’atto intimidatorio.
Obiettivo vicino. «La Sardegna – commentano i vertici dell’Unità di progetto – è impegnata in una difficile lotta contro una malattia animale che è costata pesanti restrizioni ed enormi perdite economiche per il comparto suinicolo e l’intero settore produttivo dell’isola». Nessuno, tuttavia, intende fare retromarcia, anzi. Ora che l'obiettivo dell'eradicazione del morbo è vicino si è pronti allo sforzo finale. «Il Piano di eradicazione della Psa – sottolinea a questo riguardo l’Udp – andrà avanti per sconfiggere la malattia quanto prima, così da superare le mille difficoltà che si sono venute a creare in questi anni di lotta al terribile virus dei suini, nell'interesse degli oltre 14mila allevatori regolari e della intera Sardegna».
Inevitabile, poi l’amarezza per un gesto apparso come un’intimidazione in piena regola. E senza giustificazione alcuna.
«Dispiace la reazione, non certo giustificabile – è l’amareggiata conclusione –, di chi agisce fuori dalle regole nella convinzione di essere nel giusto. Noi siamo vicini con il nostro sostegno e con la nostra solidarietà ai nostri colleghi che lavorano sul campo».
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