Moby chiede la moratoria alle banche creditrici
Il gruppo Onorato si prepara a ristrutturare il debito da 170 milioni Un’operazione indispensabile per tenere i conti in ordine dopo la bufera sul bond
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SASSARI. Onorato cerca soluzioni per mantenere a galla il suo impero. Il gruppo che controlla Moby e Tirrenia da tempo gioca una partita a scacchi con banche e Hedge found che hanno in mano gran parte del suo debito e del bond, scadenza 2023, da 300 milioni.
L’ultima mossa è la richiesta che il gruppo di Moby ha fatto alle banche creditrici di una moratoria. Uno standstill.
Il gruppo Onotato ha una rata da 50 milioni di euro da restiturie alle banche che scade a febbraio del 2020. Ma la richiesta di Moby sembra avere una strategia di più ampio respiro. Di solito la richiesta di moratoria viene fatta quando si vuole avviare un processo di ristrutturazione del debito, sotto la tutela del Tribunale. L’anticipazione viene data dal Sole 24Ore, che ha tra le mani anche un ulteriore elemento. Moby ha affidato all’advisor Pwc il mandato per redigere un piano di ristrutturazione del debito. Una volta che il piano sarà pronto, e in questo lavoro ci sarà anche l’advisor legale del gruppo, e ci saranno anche i numeri e la modalità del piano di rientro, spetterà alle banche decidere se concedere la moratoria. Il gruppo Onorato è esposto con gli istituti di credito per 170 milioni di euro. A questi si devono aggiungere i 300 milioni del bond con scadenza 2023 che il gruppo ha sottoscritto, e che ora è in buona parte nelle mani dei fondi obbligazionisti.
Un quadro finanziario che si va delineando passo dopo passo da parte del gruppo, che in questi mesi rischia di perdere anche i 72 milioni di euro di sovvenzione che lo Stato dà ogni anno a Tirrenia per coprire la continuità territoriale con le isole. Proprio in questi giorni il sottosegretario all’Ambiente ha annunciato in una risposta a un’interrogazione che la Convenzione in scadenza nel luglio del 2020 non sarà rinnovata o prorogata. Ma al contrario il governo lavora per una nuova gara. Il gruppo Onorato potrebbe riaggiudicarsi la convenzione, ma in ogni caso questo elemento getta ulteriore incertezza sul futuro dell’azienda.
Moby in queste settimane ha anche affrontato un ulteriore smacco. Di fatto aveva già venduto due gioielli della sua flotta. La Wonder e la Aki erano state cedute alla danese Dfds, con la formula dello scambio più conguaglio. La compagnia italiana dava la Aki, varata nel 2005, e la Wonder, del 2001, e in cambio riceveva un assegno da 70 milioni di euro e due traghetti, la Princess Seaways e la King Seaways, di 20 anni più vecchie. Un operazione indispensabile per la compagnia per generare una plusvalenza nel 2019 e per mantenere i conti in ordine. Ma per il gruppo, che ha oltre 5mila dipendenti è arrivato uno stop che ha cancellato l’operazione. La danese Dfds ha annullato i contratti di acquisto delle navi. Perché Unicredit non ha dato il consenso alla liberazione delle ipoteche che gravano sulle due navi. Uno stop che ha complicato la situazione finanziaria della compagnia che ha dovuto anche tenere fronte alla richiesta di fallimento presentata al giudice dagli hedge found che detengono una parte del bond da 300 milioni di euro, in scadenza nel 2023. (l.roj)
L’ultima mossa è la richiesta che il gruppo di Moby ha fatto alle banche creditrici di una moratoria. Uno standstill.
Il gruppo Onotato ha una rata da 50 milioni di euro da restiturie alle banche che scade a febbraio del 2020. Ma la richiesta di Moby sembra avere una strategia di più ampio respiro. Di solito la richiesta di moratoria viene fatta quando si vuole avviare un processo di ristrutturazione del debito, sotto la tutela del Tribunale. L’anticipazione viene data dal Sole 24Ore, che ha tra le mani anche un ulteriore elemento. Moby ha affidato all’advisor Pwc il mandato per redigere un piano di ristrutturazione del debito. Una volta che il piano sarà pronto, e in questo lavoro ci sarà anche l’advisor legale del gruppo, e ci saranno anche i numeri e la modalità del piano di rientro, spetterà alle banche decidere se concedere la moratoria. Il gruppo Onorato è esposto con gli istituti di credito per 170 milioni di euro. A questi si devono aggiungere i 300 milioni del bond con scadenza 2023 che il gruppo ha sottoscritto, e che ora è in buona parte nelle mani dei fondi obbligazionisti.
Un quadro finanziario che si va delineando passo dopo passo da parte del gruppo, che in questi mesi rischia di perdere anche i 72 milioni di euro di sovvenzione che lo Stato dà ogni anno a Tirrenia per coprire la continuità territoriale con le isole. Proprio in questi giorni il sottosegretario all’Ambiente ha annunciato in una risposta a un’interrogazione che la Convenzione in scadenza nel luglio del 2020 non sarà rinnovata o prorogata. Ma al contrario il governo lavora per una nuova gara. Il gruppo Onorato potrebbe riaggiudicarsi la convenzione, ma in ogni caso questo elemento getta ulteriore incertezza sul futuro dell’azienda.
Moby in queste settimane ha anche affrontato un ulteriore smacco. Di fatto aveva già venduto due gioielli della sua flotta. La Wonder e la Aki erano state cedute alla danese Dfds, con la formula dello scambio più conguaglio. La compagnia italiana dava la Aki, varata nel 2005, e la Wonder, del 2001, e in cambio riceveva un assegno da 70 milioni di euro e due traghetti, la Princess Seaways e la King Seaways, di 20 anni più vecchie. Un operazione indispensabile per la compagnia per generare una plusvalenza nel 2019 e per mantenere i conti in ordine. Ma per il gruppo, che ha oltre 5mila dipendenti è arrivato uno stop che ha cancellato l’operazione. La danese Dfds ha annullato i contratti di acquisto delle navi. Perché Unicredit non ha dato il consenso alla liberazione delle ipoteche che gravano sulle due navi. Uno stop che ha complicato la situazione finanziaria della compagnia che ha dovuto anche tenere fronte alla richiesta di fallimento presentata al giudice dagli hedge found che detengono una parte del bond da 300 milioni di euro, in scadenza nel 2023. (l.roj)
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