Verso la fine della crisi: «Cambieremo il sistema»
di Claudio Zoccheddu
Le proposte di Coldiretti e del Consorzio di tutela dopo il vertice con la ministra
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SASSARI. Probabilmente non sono mai stati così vicini, perlomeno da quando il prezzo del latte è precipitato fino a generare la clamorosa protesta dei pastori. Il Consorzio di tutela del Pecorino Romano e Coldiretti sembrano aver ottenuto le stesse sensazioni – per lo più positive – dalle proposte della ministra Teresa Bellanova durante il vertice romano sul latte. Sensazioni confermate da Salvatore Palitta, presidente del Consorzio che tutela il pecorino, e da Battista Cualbu, presidente della sezione sarda dell’associazione che tutela gli allevatori e i contadini. Le proposte di Teresa Bellanova e le prospettive che sembrano nascere dall’incontro romano potrebbero scandire i passi da compiere per raggiungere il superamento della crisi che da anni mortifica gli allevamenti di tutta la Sardegna. Con qualche correttivo proposto da entrambi.
Il consorzio. Il presidente Palitta inizia dai punti comuni: «Condividiamo il ragionamento della ministra e l’impostazione del lavoro che propone sui temi più importanti. Finalmente – spiega Palitta – sembra arrivato il momento di mettere ordine nella filiera dopo il bombardamento di inutili spot a cui siamo stati sottoposti nel recente passato». Messo a fuoco l’elenco delle priorità sottolineate dalla ministra (trasparenza, innovazione, promozione e aiuti da spendere), tutte da risolvere rapidamente, Palitta si sofferma, su un aspetto poco chiaro: «Parlando di tracciabilità non capiamo perché l’assessora Murgia abbia chiesto una modifica alla norma e perché alcuni produttori e alcune associazioni non vogliano essere coinvolti nelle registrazioni dei dati relativi alle produzioni. Questo dovrebbe essere uno dei punti di partenza e invece sembra che qualcuno non sia d’accordo. Strano». Non sembrano esserci zone d’ombra, secondo Palitta, nell’accordo con la grande distribuzione: «Il 70 per cento della nostra produzione finisce sui circuiti della grande distribuzione che ora dovrà rendere riconoscibile il pecorino romano ed evitare le pratiche sleali su un prodotto multiuso che viene sempre più ricercato dai consumatori. Siamo soddisfatti anche che l’assessora Murgia abbia chiesto che fine faranno i 14 milioni del bando per gli indigenti che, adesso lo sappiamo, verranno affidati con una gara pubblica e non finiranno dritti nelle tasche di qualcuno».
Coldiretti. «Siamo sul punto di trovare un metodo di lavoro che ci possa permettere di cambiare tutto il sistema – commenta Battista Cualbu – e di questo siamo molto soddisfatti Adesso serve qualche piccolo aggiustamento, ad esempio con l’istituzione di un consorzio di secondo livello gestito da professionisti che siano in grado di vendere i prodotti prima che vengano realizzati. Noi siamo bravi a produrre, siamo bravi a garantire una qualità altissima ma dovremo iniziare a diversificare e prima di produrre, faccio un esempio, formaggi spalmabili, dovremo conoscere a fondo il mercato di riferimento, il gradimento dei consumatori e le quantità trasformabili. Per questo servono professionisti di altissimo livello da assoldare alla nostra causa». Cualbu, poi, passa al prezzo: «Ne serve uno minimo garantito, in modo che la produzione non possa finire sotto ricatto di compratori senza scrupoli. Basta prezzi al ribasso, basta sfruttare i produttori in difficoltà. Questo è l’unico modo per cambiare il sistema ed è anche l’unica proposta nuova di cui si è parlato con la ministra». Trasparenza e tracciabilità, poi, sembrano l’unica condizione possibile per uscire dalla crisi: «Il registro elettronico della tracciabilità è fondamentale, per il latte e per i suoi derivati. Solo così si può organizzare una programmazione precisa, che è fondamentale». C’è anche qualcosa che non è piaciuto: «Una parte del ragionamento di Assolatte e degli industriali – conferma Cualbu–. Sembra che vogliano mettere da parte i risultati raggiunti nei vertici avuti a Sassari. Sbagliano, da là non si torna indietro. Durante la protesta il pecorino si vendeva a 5,20 euro al chilo, ora abbiamo superato i 7 euro e l’aumento del prezzo deve essere spalmato sulla filiera, a partire dai produttori. Siamo tornati ai prezzi del 2014 e questo non può passare sottotraccia. Serve una nuova contrattazione che deve comprendere tutte le categoria di formaggio perché il 60% del latte diventa Romano ma con il resto si fanno altri formaggi che devono essere considerati. Non stiamo parlando di briciole ma del 40% della produzione». Cualbu, poi, spezza una lancia in favore di Matteo Salvini: «Non facciamo politica ma devo ricordare che seppure con qualche annuncio sbagliato, Salvini ci ha messo la faccia e parte dei soldi che abbiamo a disposizione adesso arrivano dagli stanziamenti voluti dall’ex ministro Centinaio».
Il consorzio. Il presidente Palitta inizia dai punti comuni: «Condividiamo il ragionamento della ministra e l’impostazione del lavoro che propone sui temi più importanti. Finalmente – spiega Palitta – sembra arrivato il momento di mettere ordine nella filiera dopo il bombardamento di inutili spot a cui siamo stati sottoposti nel recente passato». Messo a fuoco l’elenco delle priorità sottolineate dalla ministra (trasparenza, innovazione, promozione e aiuti da spendere), tutte da risolvere rapidamente, Palitta si sofferma, su un aspetto poco chiaro: «Parlando di tracciabilità non capiamo perché l’assessora Murgia abbia chiesto una modifica alla norma e perché alcuni produttori e alcune associazioni non vogliano essere coinvolti nelle registrazioni dei dati relativi alle produzioni. Questo dovrebbe essere uno dei punti di partenza e invece sembra che qualcuno non sia d’accordo. Strano». Non sembrano esserci zone d’ombra, secondo Palitta, nell’accordo con la grande distribuzione: «Il 70 per cento della nostra produzione finisce sui circuiti della grande distribuzione che ora dovrà rendere riconoscibile il pecorino romano ed evitare le pratiche sleali su un prodotto multiuso che viene sempre più ricercato dai consumatori. Siamo soddisfatti anche che l’assessora Murgia abbia chiesto che fine faranno i 14 milioni del bando per gli indigenti che, adesso lo sappiamo, verranno affidati con una gara pubblica e non finiranno dritti nelle tasche di qualcuno».
Coldiretti. «Siamo sul punto di trovare un metodo di lavoro che ci possa permettere di cambiare tutto il sistema – commenta Battista Cualbu – e di questo siamo molto soddisfatti Adesso serve qualche piccolo aggiustamento, ad esempio con l’istituzione di un consorzio di secondo livello gestito da professionisti che siano in grado di vendere i prodotti prima che vengano realizzati. Noi siamo bravi a produrre, siamo bravi a garantire una qualità altissima ma dovremo iniziare a diversificare e prima di produrre, faccio un esempio, formaggi spalmabili, dovremo conoscere a fondo il mercato di riferimento, il gradimento dei consumatori e le quantità trasformabili. Per questo servono professionisti di altissimo livello da assoldare alla nostra causa». Cualbu, poi, passa al prezzo: «Ne serve uno minimo garantito, in modo che la produzione non possa finire sotto ricatto di compratori senza scrupoli. Basta prezzi al ribasso, basta sfruttare i produttori in difficoltà. Questo è l’unico modo per cambiare il sistema ed è anche l’unica proposta nuova di cui si è parlato con la ministra». Trasparenza e tracciabilità, poi, sembrano l’unica condizione possibile per uscire dalla crisi: «Il registro elettronico della tracciabilità è fondamentale, per il latte e per i suoi derivati. Solo così si può organizzare una programmazione precisa, che è fondamentale». C’è anche qualcosa che non è piaciuto: «Una parte del ragionamento di Assolatte e degli industriali – conferma Cualbu–. Sembra che vogliano mettere da parte i risultati raggiunti nei vertici avuti a Sassari. Sbagliano, da là non si torna indietro. Durante la protesta il pecorino si vendeva a 5,20 euro al chilo, ora abbiamo superato i 7 euro e l’aumento del prezzo deve essere spalmato sulla filiera, a partire dai produttori. Siamo tornati ai prezzi del 2014 e questo non può passare sottotraccia. Serve una nuova contrattazione che deve comprendere tutte le categoria di formaggio perché il 60% del latte diventa Romano ma con il resto si fanno altri formaggi che devono essere considerati. Non stiamo parlando di briciole ma del 40% della produzione». Cualbu, poi, spezza una lancia in favore di Matteo Salvini: «Non facciamo politica ma devo ricordare che seppure con qualche annuncio sbagliato, Salvini ci ha messo la faccia e parte dei soldi che abbiamo a disposizione adesso arrivano dagli stanziamenti voluti dall’ex ministro Centinaio».
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