La Nuova Sardegna

Littarru: «Io sindaco tra minacce e proiettili per 400 euro al mese»

di Claudio Zoccheddu
Littarru: «Io sindaco tra minacce e proiettili per 400 euro al mese»

Ma adesso le indennità aumenteranno nei piccoli comuni Prevista una quota minima tra i 1400 e 1500 euro al mese

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SASSARI. Fosse solo una questione di soldi sarebbe stato davvero complicato trovare un sindaco disposto a dire la sua. Per dirla tutta, sarebbe stato complicato trovare un sindaco. Ora, però, le mini indennità dei primi cittadini dei piccoli comuni lieviteranno fino a raggiungere cifre più dignitose. Niente di trascendentale, sia chiaro. Si parla di 1400, massimo 1500 euro al mese che comunque rappresentano una solenne impennata rispetto a quanto percepivano prima dell’ultimo decreto fiscale che ufficializzerà l’aumento.

In ogni caso, è difficile pensare che fosse lo “stipendio” a muovere gli aspiranti amministratori alla volta della casa comunale. Sarebbe quasi assurdo assumere un impegno h24 che comporta responsabilità enormi che spesso, purtroppo, generano reazioni violente, per un mero calcolo economico. Se poi si aggiunge che quando si amministra un paese con meno di tremila abitanti si mettono in tasca circa 400 euro al mese, allora “L’elogio della follia” di Erasmo da Rotterdam dovrebbe avere una diversa voce narrante o perlomeno una dedica speciale in ogni copia per i primi cittadini dei micro-comuni di tutta Italia. Perché l’indennità si dimezza quando un sindaco è anche un lavoratore dipendente, poi ci sono le tasse e la beffa finale del Cud che lievita. E infatti, chi amministra non lo fa quasi mai per ottenere un tornaconto economico: «Ci muove la passione, l’amore per il paese e per il territorio – spiega Gigi Littarru, sindaco dei 2258 abitanti di Desulo –. Nel mio caso posso dire di aver amministrato il mio paese per dieci anni percependo 413 euro netti al mese». Una miseria, verrebbe da dire. Ed ecco perché la notizia dell’aumento delle indennità ha trovato solo pareri favorevoli: «È una questione di dignità, tutto qua. Non rubiamo nulla e non siamo politici ma la nostra carica impone responsabilità enormi e un lavoro costante che merita la giusta remunerazione». Tuttavia, secondo il sindaco di Desulo, i soldi non sono il centro della questione: «Non potrà mai essere sono una questione di soldi. Non lo è perché si tratta di dare dignità a un ruolo importante come il nostro. Siamo noi a prenderci gli avvisi di garanzia, siamo noi a subire gli attentati, siamo noi ad affrontare problemi complessi spesso in assoluta solitudine e siamo sempre noi a rapportarci con cittadini sempre più incattiviti da un clima che impone agli amministratori di essere sempre al centro del mirino. Detto questo, siamo sempre vicini ai cittadini con cui abbiamo un dialogo costante e spesso non si tratta di ricevere complimenti per il lavoro svolto o per i problemi risolti – spiega Littarru con un sorriso – quanto piuttosto ricevere lamentale per ciò che non funzione o per quello che si potrebbe migliorare. E va bene così, d’altra parte lo spirito che ci muove è proprio questo: lavorare per migliorare i paesi e i territori». Anche i migliori intenti, però, possono sparire all’istante. Basta un istante, come quello che passa dalla pressione sul grilletto di un fucile allo schianto dei pallettoni sui muri di casa. Come è capitato proprio a Gigi Littarru tre anni fa: «In quei momenti la prima cosa che passa per la testa è di mollare tutto e ritornare al proprio lavoro. Però alla fine devo dire di essere contento di non averlo fatto perché sono convinto di aver fatto le cose giuste e perché anche se fossero state sbagliate non sono certo quelli i modi da utilizzare. I pallettoni non devono sostituire le parole e il confronto, la violenza non deve sostituire la democrazia e, soprattutto, il pensiero distorto di pochi cittadini violenti non può passare davanti a quello della maggioranza, che nel mio paese è composta da persone oneste che non hanno nulla a che vedere con gli attenti o con le minacce di morte scritte sui muri. Anche per questo faccio il sindaco, anche se ormai vado verso il termine del mandato». A questo punto, manca la domanda finale: «Mi ricandido? Ci sto pensando e credo di sì».

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