Regione, i debiti crescono e la sanità è una voragine

Il rosso con le banche aumentato del 42%, in stallo la riscossione dei fondi Ue

CAGLIARI La Regione è sempre più indebitata e seppure i conti dell’esercizio 2018 risultino in equilibrio pesa sul salvadanaio pubblico sardo l’impegno della sanità e l’incapacità dell’amministrazione di viale Trento ad acchiappare i fondi comunitari. Nella verifica sul rendiconto generale per l’anno passato la sezione di controllo della Corte dei Conti non lesina sottolineature in rosso e in blu, che l’incolpevole governatore Christian Solinas con gli assessori Mario Nieddu e Giuseppe Fasolino hanno ascoltato ieri mattina dalla voce della relatrice Elisabetta Usai sapendo bene che i contenuti del documento firmato dalla presidente Donata Cabras non avrebbero regalato tenerezze al governo in carica.

D’altronde si è parlato di conti, quindi di cifre e gran parte delle cifre indicate nella relazione non lasciano grandi spazi alle interpretazioni. In cima alle criticità c’è l’indebitamento finanziario, che rispetta i vincoli stabiliti dalla legge ma cresce del 42% rispetto all’anno precedente. Se la previsione indicata nella manovra di bilancio è pari a 11 miliardi e 109 milioni con un + 6,19% sulle entrate e un +19,18% sulle spese, i numeri denunciati dalla Corte dei Conti spaventano: al 31 dicembre 2018, malgrado un saldo positivo di 521 milioni, la Regione aveva in pancia mutui e prestiti a tasso fisso per un miliardo e 437 milioni, con un moloch di oneri che al 2018 ammontava a 128 milioni di cui 44 e mezzo per interessi passivi.

È un dato che non rallegra: sono quasi quattro milioni che ogni mese se ne vanno in interessi alle banche, un cifra pesante anche per un ente di dimensioni economiche ragguardevoli come la Regione sarda. Il perché di questi impegni così gravosi, assunti dalle precedenti amministrazioni, sarà spiegato probabilmente al giudizio di parifica. Per ora si dialoga con gentilezza, spigolando cifre che non rassicurano. Al solito quelle della sanità sono le più preoccupanti, anche a causa della «situazione drammatica» - come l’ha chiamata l’assessore Nieddu - creata dall’amministrazione Pigliaru con l’accorpamento delle Asl nell’Ats: secondo la Corte dei Conti le perdite del servizio sanitario regionale - che da solo copre il 36,84% della previsione di spesa 2018 - non ancora ripianate al 31 dicembre 2017 erano pari a 681 milioni e per quanto il disavanzo presunto del 2018 sia stato coperto con acconti e una variazione di bilancio da 8,5 milioni, la voragine resta profonda. Non solo: la magistratura contabile osserva che «la tempistica di approvazione dei bilanci di esercizio e la relativa procedura di controllo regionale determinano un disallineamento tra le risultanze di esercizio delle aziende sanitarie e gli stanziamenti regionali che comporta interventi di ripiano successivi rispetto alla chiusura della gestione».

In parole meno tecniche, a gestione chiusa la Regione non sa ancora a quanto ammonta la spesa nei vari territori sanitari. Così bisogna tenere il portafogli aperto per rimettere a posto i conti anche mesi e mesi più tardi. Fin qui la sanità, ma anche per il resto non ci salva l’Europa. Scrive la relatrice Usai: «Emerge una bassissima capacità di riscossione per le entrate comunitarie, in diminuzione rispetto al precedente esercizio, in calo anche il grado di realizzazione delle entrate statali mentre sul fronte della spesa aumentano tutti i valori gestionali, previsioni definitive, impegni e pagamenti». Come dire: incassiamo con lentezza ma paghiamo di più. Fra le altre osservazioni della sezione di controllo l’assenza ormai cronica del collegio dei revisori dei conti, che potrebbero vigilare su numerose criticità elencate dal Controllo. Fra queste l’aumento esagerato dei crediti di dubbia esigibilità, somme che in gran parte la Regione non vedrà mai: siamo a 187 milioni con un preoccupante +147,44% rispetto all’anno prima. Significativo anche il fondo per le perdite delle società partecipate. Appuntamento al 19 dicembre per il giudizio di parificazione.

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