La Nuova Sardegna

Gli industriali ai pastori: «Non esiste alcun cartello»

di Claudio Zoccheddu
Gli industriali ai pastori: «Non esiste alcun cartello»

L’ad del caseificio Pinna ribatte alle accuse: «Tutte già smentite dall’Antitrust» 

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SASSARI. La questione è la stessa ma i punti di vista non potrebbero essere più differenti e distanti. Dopo l’attacco frontale dei “pastori senza bandiere” all’intero sistema del latte, con gli allevatori che si dicono pronti ad occupare nuovamente le strade e le piazze dell’isola con proteste ancora più estreme qualora non dovesse arrivare una soluzione gradita alla categoria, arrivano le risposte dei settori chiamati in causa dal documento diffuso venerdì dagli allevatori. I pastori hanno colpito duro sull’industria della trasformazione, accusata di fare “cartello” e di proporre prezzi al di sotto del valore di mercato. Più o meno le stesse accuse imputate agli industriali anche prima della protesta e più o meno gli stessi motivi che hanno spinto migliaia di pastori a gettare in terra il proprio latte. Questa volta, però, c’è qualche certezza in più, perlomeno secondo gli industriali.

Il cartello. Giommaria Pinna, amministratore delegato del caseificio dei fratelli Pinna di Thiesi parte proprio dal “cartello”: «Prima di dire qualsiasi cosa bisognerebbe prendere atto del fatto che l’Antitrust, per tre volte, è intervenuta per accertare questa situazione e quindi per rilevare le eventuali pratiche scorrette. Siamo stati convocati a Roma, c’è stata un indagine a tappeto in tutti i 33 caseifici che aderiscono al Consorzio del pecorino romano. Come riportato da tutti media, l’Antitrust ha archiviato l’istruttoria perché hanno dimostrato che non esiste alcun “cartello” – puntualizza Pinna –. Non ci sono manovre oscure dietro il prezzo del latte e noi lo ripetiamo ogni volta. Non lo facciamo noi, lo fa il mercato». C’è anche la postilla dei pagamenti sottocosto: «Concetto difficile – aggiunge Pinna –. Stabilire i costi di produzione è molto complicato e ci sono differenze anche di 30/40 centesimi tra un produttore e l’altro. La verità è che ci accusano di tutti i mali possibili ma noi dobbiamo seguire i mercati ed allinearci ai concorrenti, diversamente non possiamo sperare di avere un futuro».

Il conguaglio. Anche in questo caso il punto di vista è differente. Al caseificio dei fratelli Pinna sono sicuri di aver seguito alla lettera le indicazioni arrivate dopo gli incontri con i pastori ospitati dalla prefettura di Sassari: «Gli accordi sono stati rispettati. Abbiamo seguito le tabelle che ci sono state proposte. È vero che ora il prezzo del pecorino romano è cresciuto sino a raggiungere i 7 euro al chilo, il che permetterebbe di pagare il latte a un prezzo più alto ma è anche vero che sino a pochi mesi fa il pecorino si vendeva a 5,5 euro al chilo. Non escludiamo che si possa pagare un conguaglio tra qualche mese ma non dobbiamo dimenticare di valutare tutta la faccenda, non solo gli aspetti che possono sembrare più convenienti. In ogni caso – conclude Pinna –, i pastori sono tutelati dalla grande concorrenza che anima il nostro settore ma anche dalla cooperazione. Infatti, non sono costretti a vendere il loro latte proprio al caseificio Pinna. Anche questo è aspetto che spesso sfugge».

Il futuro. Alla fine c’è una cosa in comune tra gli “industriali” e i pastori senza bandiera. Entrambi, infatti, denunciano l’immobilismo della politica: «Per prima cosa dovremo smettere di litigare tra noi – spiga Giommaria Pinna – e impegnarci per migliorare ed iniziare davvero a diversificare ad esempio sul pecorino sardo che invece oggi nessuno considera. Eppure potrebbe diventare una delle più grandi Dop del Paese. Il compito della politica dovrebbe essere questo: fare sintesi tra gli attori e programmare le nuove strade. Invece è tutto fermo. Ci hanno proposto il “decreto emergenza” che dopo mesi è ancora fermo. Si parlava di mettere sul tavolo tutti i numeri della filiera ma ancora nessuno ha a disposizione dati certi su cui ragionare e programmare. Però ogni volta che si parla di latte ci sentiamo dire che noi siamo i cattivi, che non paghiamo il latte, che facciamo cartello. Così il settore non va da nessuna parte, questo è poco ma sicuro, e per forza di cose andremo nuovamente incontro ai problemi che hanno causato il crollo del prezzo del pecorino romano e, di conseguenza, quello latte», conclude Pinna.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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