L’ex sindaco che ama la poesia: traduco Bukowski in sassarese
Cossu, agente Grimaldi: dal Comune di Porto Torres alla passione per il teatro. «Il turritano si presta ai grandi autori, io mi diverto molto e la gente apprezza»
SASSARI. Mare, politica e cultura. Eugenio Cossu può essere riassunto in tre parole. Una inscindibile dall’altra. Perché quando si è dedicato alla politica non ha mai abbandonato il mestiere di agente marittimo, e non ha mai smesso di nutrirsi di libri e poesie. E ancora oggi la sua vita si divide tra il lavoro e la passione per il teatro dialettale. Quella per la politica è un po’ scemata, ma per uno cresciuto nella Prima repubblica dei Berlinguer, Segni e Cossiga la disaffezione ai palazzi di oggi è quasi comprensibile, giustificata. E lui, dunque, preferisce seguire la politica da lontano, da osservatore critico.
Uomo di mare. Nato e cresciuto a Porto Torres, dopo il diploma a Sassari, un breve corso alla Accademia navale di Livorno, l’esperienza di ufficiale di capitaneria a Porto Torres e un master per broker marittimo a Londra, Eugenio Cossu decide di seguire le orme del padre Andreino e lo affianca nella guida dell’Agenzia Martinetti. «È in quel momento che inizia la mia attività», racconta. Nel 2002 assume la direzione della compagnia portuale di Porto Torres e l’anno dopo fonda la sua agenzia marittima. Ad affiancarlo ci sarà anche il figlio Edoardo. Intanto, il Gruppo Grimaldi sbarca in Sardegna e lo sceglie come amministratore delegato. Con risultati eccezionali: negli ultimi quattro anni Cossu padre e figlio sono stati premiati per due volte come la migliore agenzia Grimaldi al mondo. «Posso dire di essere un uomo di mare, anche se in spiaggia ci vado poco. Ma posso confermare che se l’attività di agente marittimo ce l’hai in famiglia ti entra nel sangue. Anche il gergo diventa familiare».
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L’incontro con Berlinguer. Al cursus honorum professionale Cossu ne affianca un secondo in politica. «Ma non ho mai lasciato la mia attività lavorativa per fare politica. A latere, che sia dipendente o libero professionista, devi sempre avere un lavoro», mette in chiaro. Dal 1972 è consigliere comunale a Porto Torres sotto il vessillo del Pci, sarà anche vicesindaco, assessore allo Sport e alle Finanze. In quegli anni sarà anche consigliere e assessore provinciale. Poi nel 1981 diventa capo della segreteria dell’assessore regionale Paolo Berlinguer, fratello di Luigi e cugino di Enrico. «È allora che ho conosciuto il grande segretario – racconta –. Eravamo a casa di Paolo a Stintino. Era l’ultima settimana serena della sua vita, prima di iniziare la campagna elettorale per le Europee che non sarebbe mai riuscito a terminare. Pur essendo un gigante era un uomo di una umanità e una disponibilità eccezionali. Lo dico io che ho avuto la fortuna di conoscerlo, ma lo riconoscevano anche gli avversari. Perché si può essere avversari e stimarsi. Non come oggi, dove prevalgono gli insulti».
Sindaco di Porto Torres. Nel 1997 il centrosinistra gli offre di candidarsi a sindaco di Porto Torres. «Me lo avevano proposto anche prima ma solo quando ho ritenuto di essere pronto per farlo ho accettato con entusiasmo. Non sta a me dire se sono stato o meno un buon sindaco, ma non apprezzo chi si candida senza mai avere fatto almeno il consigliere. Ai miei tempi ti candidavano quando avevi un po’ di esperienza. Era un’epoca in cui la classe dirigente si formava nelle sezioni. A 22 anni discutevo con gli anziani portuali iscritti al Pci da sempre, gente che aveva una preparazione politica e morale incredibile. Ora dove la imparano? Non ho niente contro i politici attuali, ma è venuta a mancare quella voglia di prepararsi che avevano le generazioni precedenti». L’esperienza in Comune dura una legislatura, perché nel frattempo Cossu viene nominato presidente del Parco dell’Asinara. «Se fare il sindaco è stata l’esperienza più bella dal punto di vista umano, questa lo è stata dal punto di vista culturale e sentimentale. All’Asinara ci ho lasciato il cuore».
Bukowski in sassarese. Accanto al lavoro e alla politica c’è sempre stato uno spazio, e non piccolo per la cultura. Fin da ragazzino. «Ai tempi Porto Torres era una città viva, c’era il Petrolchimico che lavorava e voleva dire ricchezza. Non per l’eredità di nonno, ma per la prospettiva. E quello è un grande aiuto anche per la cultura. Io già da ragazzino fui tra i fondatori del Centro culturale turritano. A 15 anni preparavamo le domande per i politici, per i ministri. Segni, Berlinguer, Cossiga, Soddu, Giagu, Cherchi. Gente di altissimo livello». Ma la cultura per Eugenio Cossu è anche poesia, teatro, passione per le traduzioni in sassarese. «Da bambino ho avuto la fortuna di avere insegnanti molto bravi. Uno su tutti, Diodato Pigliaru, che alle medie ci ha fatto amare le poesie, la lettura e la discussione. Lì nasce la mia voglia di approfondire la cultura. In Sardegna ne abbiamo una antichissima che viene purtroppo dimenticata. Io invece continuo ad amarla. Mi diletto a scrivere poesie, a mettere in scena spettacoli teatrali dialettali con amici». Ora si sta divertendo a tradurre i grandi poeti in sassarese. Da Herman Hesse a Trilussa. «Bukowski sembra nato in Porta Sant’Antonio – racconta –. Io mi diverto e alla gente piace. Il pubblico apprezza molto il nostro gusto di dimostrare che i nostri idiomi si prestano alla poesia alta. La mia generazione ha avuto la fortuna di frequentare i caffè, che non sono i bar di oggi. C’erano gli anziani che giocavano a mariglia, a tressette e nel frattempo parlavano, raccontavano e noi ragazzini passavamo le ore ad ascoltarli. Io quei vecchi racconti li sto riscrivendo, perché la memoria di un paese, di una città merita di essere ricordata».
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