La Nuova Sardegna

Agnello Igp superstar sulle tavole di Natale

di Claudio Zoccheddu
Agnello Igp superstar sulle tavole di Natale

Già macellati 200mila esemplari, cresce il prezzo pagato agli allevatori Boom dei consumi nell’isola: sei famiglie su dieci hanno scelto il prodotto sardo

4 MINUTI DI LETTURA





SASSARI. Le possibilità sono tante: arrosto, in umido, con i carciofi o al forno. L’unica costante in una ricetta soggetta a numerose variabili è la materia prima che, perlomeno nell’isola, è intoccabile. Ma l’agnello di Sardegna Igp non ha solo recuperato terreno nella classifica del gradimento ma è diventato un attrattore per la grande distribuzione organizzata (Gdo) e un ottimo investimento per gli allevatori che, nel giro di dodici mesi, hanno recuperato in media un euro per ogni chilo di carne venduta. Nel 2018 il ricavo era di circa 3,50 euro al chilo, un anno il prezzo pagato ai fornitori è salito in media sino a 4,50 euro. Una boccata di ossigeno per i pastori che oltre al crollo del prezzo del latte lamentavano anche il calo dei pagamenti sulla carne di agnello. Ad evitare il crollo dei prezzi che aveva caratterizzato gli ultimi quindici giorni dello scorso ci hanno pensato anche i controlli di qualità e lo stesso marchio Igp, considerato dai consumatori come una garanzia sul prodotto.

Il prezzo giusto. C’è un aspetto che potrebbe risultare misterioso a chi non conosce le regole del commercio. Infatti, il prezzo pagato agli allevatori è cresciuto sensibilmente mentre quello proposto ai consumatori è rimasto sostanzialmente invariato e oscilla tra i 7,40 e i 7,90 euro al chilo a seconda del market di riferimento: «Infatti l’aumento del prezzo di prezzo riguarda quello pagato agli allevatori che, quest’anno, possono contare su una media del 15 per cento in più mentre il prezzo proposto al consumatore è rimasto stabile – spiega il direttore del consorzio di tutela dell’agnello di Sardegna Igp (Contas), Alessandro Mazzette – perché la Gdo ha deciso di promuovere l’agnello potendo contare su un prodotto a marchio Igp di grande qualità». Una strategia che sembra pagare, anche perché è improbabile che i colossi della distribuzione e della vendita dei generi alimentari sostengano una campagna o una strategia antieconomica: «L’agnello Igp è un’eccellenza italiana che attira i consumatori nei punti vendita – continua Mazzette – e dunque la Gdo si accolla il rischio di proporre un prodotto praticamente sottocosto in modo da attirare i clienti nel punto vendita». Difficile, infatti, che nel carrello finisca solo l’agnello Igp. Molto più probabile che il richiamo di un’ottima carne a un ottimo prezzo possa convincere il consumatore ad effettuare anche altri acquisti all’interno dello stesso punto vendita. «Anche la sola presenza del nostro agnello sul volantino promozionale sembra una cosa di poco conto _ continua il direttore del consorzio – ma essere affiancati alle eccellenza italiane come lo spumante o il panettone è un messaggio significativo per tutta la filiera e dimostra come l’agnello Igp sia diventato un attrattore».

Trionfo in tavola. Dunque sarà ancora una volta l’agnello il principe dei pasti natalizi. L’Agnello di Sardegna Igp sarà il piatto forte in quasi un tavolo su due in Italia e oltre sei su dieci in Sardegna. Le conferme arrivano dal Consorzio di tutela dell’agnello di Sardegna Igp che, attraverso il presidente Battista Cualbu, sottolinea che “a tavola sarà rispettata anche quest’anno la tradizione, con quelli marchiati sempre più protagonisti. Quello sardo che gode dell’identificazione geografica protetta cresce, infatti, del 5 per cento rispetto allo scorso anno a conferma che il consumatore è sempre più attento nell’acquisto sull’origine e dunque sulla qualità andando sul sicuro e scegliendo quelli certificati».

Quantità e qualità. La novità degli ultimi anni è invece il taglio: solo il 10 per cento dei consumatori, come lo scorso anno, lo acquistano, infatti, intero o a mezzene, il 90 per cento invece lo preferisce in vaschette nei tagli coscia, spalla o carrè. «Il consumatore non cambia le sue preferenze gastronomiche – evidenzia Alessandro Mazzette – ma modifica la quantità, fatto questo dovuto alla crisi economica e alle famiglie meno numerose. Allo stesso tempo preferisce acquistare di meno ma di qualità».

I numeri. Per le festività natalizie sono stati macellati in Sardegna circa 200mila agnelli, il 75 per cento dei quali ha ottenuto il marchio Igp, con una crescita del 10 per cento nelle macellazioni e del 15 per cento sul prezzo pagato al pastore. L’85 per cento degli agnelli macellati per Natale finirà sul mercato nazionale, il restante sul mercato è destinato a occupare le quote del mercato spagnolo e di quello portoghese. «Occorre prestare sempre attenzione all’etichetta perché la frode è sempre dietro l’angolo – avvertono dal consorzio dell’agnello rinvolti ai consumatori –. Se scegliete di comprare un agnello sardo, assicuratevi che abbia il doppio bollino: quello verde in cui è raffigurato l’agnello stilizzato e il tondo giallo-blu che connota l’indicazione geografica protetta. Mentre nelle confezioni deve essere riportata in etichetta la dicitura “Agnello di Sardegna Igp”. Nessun altro agnello può fregiarsi di questo marchio e non è neppure consentito scrivere agnello sardo. Se riscontrate una non conformità non esitate a contattare il consorzio inviandoci anche un whatsapp al numero 3341013034».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli La Nuova Sardegna per le tue notizie su Google

Primo Piano
Il provvedimento

Abusi edilizi e scarichi irregolari: chiuso il ristorante “Sapore di mare”, ex Chicca Piperita

di Argentino Tellini
Le nostre iniziative