Olbia, lavoratori precettati: scoppia la polemica
di Giandomenico Mele
I sindacati minacciano azioni legali. Sul futuro del market ipotesi cessione a un pool di imprenditori
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OLBIA. Lo sciopero che non c’è. L’ipermercato Auchan di Olbia è rimasto aperto a dispetto del presidio dei sindacati per la vertenza Conad-Auchan. Una adesione che a stento ha raggiunto il 50 per cento della forza lavoro della struttura di vendita del centro commerciale di Sa Marinedda. Secondo i sindacati le ragioni sono state molteplici. L’assunzione di lavoratori solo per il periodo natalizio. Personale richiamato dal turno di riposo e spostato nei reparti di competenza di coloro che avevano aderito allo sciopero. Oltre la ragione che per molti lavoratori, soprattutto in famiglie con un solo reddito, la trattenuta di 70 euro in busta paga rappresenta un deterrente naturale. «In molti casi è stata fatta sui lavoratori una operazione di convincimento che rasenta il terrorismo psicologico – attacca Danilo Deiana, segretario territoriale della Filcams Cgil –. Siamo in contatto con i nostri avvocati per avviare un’azione legale per trattamento antisindacale». Conad intanto continua a non dare risposte in merito all’eventuale ricollocazione degli esuberi. La pronuncia dell’Antitrust, che bloccherebbe l’acquisizione di Conad dell’ipermercato Auchan per una posizione dominante sul mercato, avvicina l’ipotesi di un ridimensionamento delle aree di vendita, senza che tuttavia vengano date risposte sull’eventuale applicazione degli ammortizzatori sociali. I 170 lavoratori impiegati nell’ipermercato Auchan non hanno ricevuto alcun chiarimento sul proprio futuro. I sindacati chiedono di conoscere il dettaglio della riorganizzazione dell’ipermercato, il modello organizzativo ed eventuali ripercussioni occupazionali, escludendo che un eventuale passaggio di ramo d’azienda possa portare al licenziamento di una parte dei lavoratori. «Il 20 gennaio conosceremo l’ultimo verdetto dell’Antitrust, ma qui ad Olbia si fa strada l’ipotesi della cessione a una serie di imprenditori, che terrebbero meno di 50 dipendenti – spiega Eleonora Careddu, segretaria della Fisascat Cisl –. Noi chiediamo di conoscere i termini di una eventuale riorganizzazione, se arrivasse il diniego dell’Antitrust e si suddividessero le superfici di vendita, i lavoratori che fine farebbero?». Allo stato attuale le ipotesi Carrefour e Decathlon sono solo voci senza alcun riscontro. «In ogni tavolo di confronto Conad si erge a salvatore della patria, ma di fatto non dà alcuna indicazione sul futuro dei lavoratori – precisa Deiana –. Non siamo in grado di programmare la gestione di eventuali esuberi, o avere garanzie sulla loro ricollocazione in altri punti vendita del gruppo Conad». Nella città gallurese si configura uno dei casi più significativi di posizione dominante sul mercato: Conad deterrebbe una quota di mercato vicina all’80%, una posizione di dominio che ha fatto scattare il no dell’Antitrust.
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