Solinas: «Sanità e urbanistica, ridiamo certezze ai sardi»
Il governatore spiega lo spirito delle due delibere cardine della legislatura «Otto Asl non sono troppe. Servono ai territori e non spendiamo un euro in più»
SASSARI. Il blitz di Natale di Christian Solinas si è trasformato in una sorta di tornado che si è abbattuto sull’isola. Il 23 dicembre la giunta a panettone e spumante ha preferito riunioni e delibere pesantissime. Flebo e mattoni sul sistema Sardegna che hanno fatto già scatenare la polemica. Nessun timore di passare per moltiplicatore di cemento e poltrone. Come già viene accusato da opposizione e ambientalisti. Solinas dà la sua interpretazione autentica delle scelte fatte dalla giunta.
Nessuna novità. Difficile sorprendersi. L’assessore Quirico Sanna aveva annunciato da mesi non solo lo spirito e la filosofia del Piano casa del centrodestra, ma anche i suoi dettagli tecnici. E anche sulla riforma della sanità non ci sono quasi sorprese, beh forse qualche Asl in meno la si aspettava. L’unica sorpresa è che Solinas ha rispettato in pieno la sua promessa. Il governatore aveva assicurato che entro il 2019 l’avrebbe portata in giunta.
Presidente, partiamo dal provvedimento più controverso. Il Piano casa. La accusano di avere dato il via libera alla cementificazione dei 300 metri dal mare.
«Non è così. Per prima cosa la possibilità di intervento è possibile solo per le strutture turistico ricettive. E non parlo di seconde case. Noi puntiamo al turismo alberghiero, le seconde case sono troppe e non danno ricchezza o benessere. Restano vuote per quasi tutto l’anno. Io dico che al contrario abbiamo fatto una scelta conservativa. Non si va a incidere sul consumo di nuovo territorio. Consentiamo alle strutture che esistono di competere a livello internazionale con un’offerta adeguata. Le strutture nella fascia dei 300 metri sono state realizzate tutte tra gli anni 60 e 70. Hanno bisogno di essere adeguate agli standard di qualità attuali che offrono gli altri alberghi nel mondo. Servono centri benessere, servizi di supporto, ma anche camere più grandi e più confortevoli. Dobbiamo dare la possibilità alle nostre attività di restare sul mercato in modo competitivo. Non c’è nessun attentato all’ambiente, né amore per il cemento. Al contrario noi diamo regole certe e uguali per tutti i sardi. E nello stesso tempo salvaguardiamo l’ambiente che è per noi un valore imprescindibile».
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Nel Piano casa è prevista anche la cessione volumetrie non utilizzate?
«Sì. Una volta stabilito il tetto massimo di volumetria di una zona urbanistica se qualcuno non realizza tutta la cubatura potenziale che può sfruttare ha la possibilità di cederla. Alla fine il tetto massimo volumetrico resta lo stesso, ma distribuito in modo diverso».
Ma si possono vendere?
«Certo, ma guardi che non abbiamo inventato nulla. È tutto previsto dalla legge».
L’altra novità riguarda la possibilità di costruire nell’agro. Resta il lotto minimo di un ettaro, ma ora lo potranno fare anche i non agricoltori, e c’è la possibilità di sommare i metri quadri di diversi appezzamenti di terreno per arrivare a un ettaro.
«È proprio così. Lo abbiamo fatto perché tradizionalmente nelle campagne sarde le proprietà sono molto frazionate. Spesso si eredita un pezzo di terreno dal proprio padre, un altro dalla madre, mettiamoci i frazionamenti tra fratelli. Un mosaico. Ecco che diamo la possibilità di sommare questi terreni, vincolandoli all’inedificabilità, per arrivare a un ettaro e fare una piccola costruzione. In questo mondo tuteliamo una tradizione e non i grandi speculatori. Si difendono le campagne e si evita lo spopolamento».
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Non si corre il rischio di trasformare ancora di più le zone sub urbane ai margini delle grandi città in nuove aree di espansione abusive? Non si corre il rischio di trovarsi a gestire campagne trasformate in quartieri. Le faccio l’esempio di Olbia che ha 17 piani di risanamento, o delle campagne intorno a Sassari, che di fatto sono un’infinita area urbana mascherata.
«No. Il nostro approccio è inverso. Vogliamo proprio evitare questo. A noi interessa dare la possibilità ai sardi di avere un piccolo appoggio in campagna, non far fare ville alla periferia della città. Tutto diventerà ancora più chiaro appena presenteremo la nuova Legge urbanistica che è in fase di preparazione e darà norme certe. Darà la possibilità ai Comuni di fare i Puc e prevedere delle zone di sviluppo urbano precise. Faremo crescere le città attraverso le regole e la pianificazione. Perché è in assenza di norme certe che si dà la possibilità di costruire dove si vuole. Il grande problema degli ultimi 20 anni in Sardegna è stata l’assenza di certezze. Solo pochi Comuni hanno un Puc approvato. La politica paesaggistica ha fallito perché nessuno è riuscito a realizzare i piani urbanistici. Noi daremo certezze, renderemo possibile fare e far approvare i Puc».
Il Piano casa dà possibilità di intervenire anche in città?
«Certo. Sono previsti incrementi volumetrici per chi costruisce con materiali eco compatibili o a risparmio energetico. Puntiamo anche in questo caso a tutelare l’ambiente, migliorare la qualità abitativa. Questo Piano casa è un atto di fiducia nei confronti dei sardi. Se ci sono norme chiare e applicabili e di buon senso i sardi avranno la volontà di rispettare le norme e costruiranno meglio».
Non mi pare che siano tutti concordi. L’opposizione e gli ambientalisti parlano di nuova cementificazione.
«Gli ambientalisti rappresentano una sensibilità di cui vogliamo tenere conto. Sono pronto a confrontarmi con loro sulle norme di questo disegno di legge. Sono certo di dimostrare nei fatti e senza pregiudizi che siamo arrivati a un buon punto di equilibrio tra l’esigenza di sviluppo e la tutela dell’ambiente».
Più volte ha parlato di una nuova legge urbanistica, quando la presenterete?
«Affronteremo questo tema subito dopo la finanziaria che ci prenderà i primi mesi dell’anno. Daremo un quadro di riferimento delle opere urbanistiche e paesaggistiche. Faremo una cornice al Piano casa».
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Il 23 avete approvato anche un’altra delibera cardine che riguarda la riforma della sanità.
«Sì. Ma è un discorso di coerenza. Avevo annunciato che l’avrei portata in giunta prima della fine dell’anno. Ho rispettato la scadenza. Ho presentato il testo qualche mese fa in maggioranza. Ho raccolto osservazioni e suggerimenti fatti dai consiglieri e dai partiti. Con l’assessore Mario Nieddu abbiamo fatto sintesi e abbiamo portato la riforma in giunta. Ora passerà in commissione e in Consiglio e potrà essere ulteriormente migliorato, certo non stravolto. Siamo aperti al dialogo con le forze politiche e sindacali. Su grandi temi come questi serve la massima condivisione. Perché vogliamo fare una riforma che duri 30 anni, non possiamo rivedere tutto ogni 5 anni».
La Riforma l’aveva già anticipata, ma mi pare che in questi mesi le Asl si siano moltiplicate. Sono diventate otto territoriali più le altre cinque.
«Noi non ragioniamo in modo rigido. Dialogando con i territori ci siamo resi conto che il problema nodale è la qualità della sanità, non la sua architettura istituzionale. In altre parole conta la qualità del servizio non il numero delle Asl. Noi badiamo all’efficienza dei procedimenti. E questa la abbiamo con l’azienda regionale che funge da centrale di committenza. Ma è più efficace avere una vicinanza al territorio. E questo viene garantito dalle Aziende sanitarie che danno il servizio al cittadino».
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Ma è sicuro che debbano essere otto?
«Parliamo di numeri. Oggi ci sono otto aziende socio sanitarie che hanno un direttore generale, sanitario e amministrativo. Noi non creiamo una nuova poltrona. Ci siamo resi conto al contrario che le Asl sono indispensabili. Pensi che quella dell’Ogliastra, la più criticata per le piccole dimensioni, era una delle più efficienti e con i conti in ordine. Non c’è nessuno spreco».
Aveva detto che ci sarebbe stata una sovrapponibilità tra Asl, Province e distretti scolastici. Quindi ci dobbiamo aspettare anche otto Province?
«Anche su questo fronte portiamo avanti il dialogo con il territorio. Anche se gli enti territoriali danno la possibilità di inglobare anche più distretti sanitari. Ma su questo non siamo arrivati a una sintesi. Non escludo però che il ragionamento porti a un punto di arrivo con otto Province. Che ricordo sono una garanzia contro la desertificazione dei servizi e lo spopolamento».
Ma come pensa di razionalizzare una spesa sanitaria che già supera i 3 miliardi di euro?
«Per farlo serve razionalizzare la medicina del territorio. Dobbiamo avvicinare le cure ai luoghi di residenza dei malati. Dobbiamo limitare l’accesso agli ospedali dei cronici che hanno bisogno di una assistenza sul territorio. L’inappropriatezza dei ricoveri è una delle spese maggiori. A questo si deve affiancare una forte attività di prevenzione. E non dobbiamo dimenticare la necessità di rinnovare gli ospedali. Ecco perché ne costruiremo di nuovi. Diamo risposte come settore pubblico alla richiesta di sanità di alta qualità».
La polemica di questi giorni è legata anche a un altro suo annuncio: reistituire i consigli di amministrazione nella aziende regionali più importanti.
«Anni fa si affermò il principio che esiste una differenza tra direzione politica e amministrativa. Per preservare l’indipendenza di chi deve decidere dal punto di vista burocratico. Ma negli anni si è privilegiato solo questo principio amministrativo e si è perso quello politico. Si è scelto di affidare enti ed agenzie solo a un direttore generale. Questo modello secondo noi ha fallito. Perché è indispensabile che le scelte politiche debbano essere a monte di quelle amministrative. Il politico dà l’indirizzo, la visione, l’amministratore trova i modi per metterla in atto nel più corretto dei modi. In questo modo si dà a questi enti una visione e un ruolo. E con i Cda non si aggiunge un euro ai costi. Il consiglio di amministrazione costa meno di un unico manager».
Porta a casa la metanizzazione dell’isola.
«È un risultato che ha ottenuto il sistema Sardegna, perché questa è una vittoria di tutta l’isola. Della politica, delle imprese, dei sindacati. Avremo un risultato fondamentale per i cittadini che pagheranno da 400 a 800 euro in meno all’anno per l’energia. Il risparmio per le imprese sarà dal 30 al 50 per cento».
Quali sono i suoi obiettivi per il 2020?
«Di sicuro avviare e la prima e più grande campagna di scavi archeologici della Sardegna. Finanzieremo cantieri in tutti i paesi dell’isola per scoprire e restaurare beni archeologici e culturali. Un’operazione che darà benessere e occupazione. Oltre a far crescere tutta la Sardegna. L’altra grande priorità è la continuità territoriale, aerea e marittima. La partita si giocherà a Bruxelles, ecco perché sono pronto a portare i sardi sotto i palazzi della direzione generale della Commissione in cui si decide. Tutti devono capire che questa è una questione vitale per la nostra terra».
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