Carta (Cisl): Regione inadeguata, non spende i fondi Ue
Il segretario della Cisl sarda: «Abbiamo un disperato bisogno di questi soldi ma rischiamo di perderli»
SASSARI. Ce ne sarebbe un disperato bisogno per mettere a fuoco il futuro dell’isola ma sarebbe necessario abbreviare i tempi. L’alternativa avrebbe il sapore amaro del fallimento nonostante il tempo a disposizione fosse più che sufficiente. Il conto alla rovescia per evitare di perdere il miliardo di euro destinato all’isola dall’Unione europea, disponibile grazie ai contributi del Fes (Fondo sociale europeo) e del Fesr (Fondo europeo di sviluppo regionale), sta per scadere e all’orizzonte non si notano le grandi manovre che sarebbe lecito aspettarsi per fare in modo di evitare di restituire un patrimonio all’Ue. Anzi, tutto tace.
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Secondo il segretario generale della Cisl sarda, Gavino Carta, si tratterebbe di un problema atavico e mai risolto: «Abbiamo la necessità di migliorare la capacità di programmazione e quella di spesa ma prima sarebbe necessario mettere a punto la macchina regionale. Anche se in realtà avremmo bisogno di una revisione completa perché abbiamo a che fare con apparati regionali inadeguati che non riescono nemmeno ad effettuare i collegamenti con gli enti locali per fare i modo di garantire le spese. Faccio un esempio – spiega Carta –, oltre al ritardo cronico accumulato sulla programmazione e la spendita dei fondi europei, la Regione è stata in grado di programmare appena 4 milioni dei 37,5 messi a disposizione dal fondo di sviluppo e coesione riuscendo a spenderne appena 1. Questo significa che le colpe sono solo nostre, anche perché altre regioni, italiane ed europee, riescono a spendere di più e meglio».
Le colpe, secondo Carta, sono da ricercare soprattutto nelle parti politiche: «La Giunta Solinas dal suo insediamento aveva 180 giorni di tempo per stilare un documento necessario al completamento del quadro comunitario di sostegno (che definisce priorità e strategie d’intervento relativamente all’uso dei fondi strutturali europei, ndr). È ormai passato praticamente un anno e non è successo nulla». E i problemi non sono relativi solo al rapporto con la programmazione e la spesa dei fondi comunitari: «La situazione è addirittura più grave perché i fatti ci dicono che la Regione andrà avanti con un esercizio finanziario provvisorio, a cui sarà necessario un maxi emendamento entro febbraio. È come se fossimo ancora in campagna elettorale – attacca Carta – e noi facciamo una grande fatica perché non abbiamo nulla su cui confrontarci. Non esistono documenti da discutere o programmi da valutare. Navighiamo a vista. Con la precedente giunta perlomeno avevamo indirizzi certi su cui confrontarci, adesso sono spariti anche quei riferimenti».
La speranza è che la navigazione a vista immaginata dal segretario della Cisl possa comunque portare l’equipaggio della nave Sardegna a toccare terra prima che sia troppo tardi. Perché il miliardo di euro che potrebbe ritornare all’Ue sarebbe una manna dal cielo per l’isola: «si potrebbero finanziare tutte le infrastrutture materiali – immagina Gavino Carta, dalla scuola alla sanità passando per la ricerca. Ma potrebbero giovarne anche i trasporti, le politiche di formazione professionale e tutte le politiche attive. Invece il nostro orizzonte non va oltre le politiche passive, come il sostegno agli ammortizzatori sociali. Per carità, sono aiuti utilissimi ma non possiamo fermarci a questo».
Ma c’è di più, e il contenuto extra è clamoroso: «Ovviamente l’Italia partecipa al quadro comunitario di sostegno – conclude Gavino Carta – ma noi riusciamo a contribuire in misura superiore a quello che otteniamo». Un quadro desolante in cui i 329 milioni non spesi del Fes e i 681 milioni del Fesr rischiano di recitare il ruolo dei passanti pronti a riprendere la strada di casa. (c.z.)
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