Traghetti “puliti” al molo: collegati alla rete elettrica
di Gavino Masia
Stop alla città invasa dal fumo delle navi: in Comune il progetto di cold ironing Dopo l’ormeggio potranno tenere attive le funzioni lasciando spenti i motori
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PORTO TORRES. L'elettrificazione delle banchine dello scalo marittimo di Porto Torres può essere la soluzione che consentirà di ridurre le emissioni dei gas di scarico delle navi ormeggiate nei porti commerciale e industriale. Il fatto che seppure “parcheggiate” tengano accesi i motori per consentire il funzionamento dei condizionatori, dei servizi di emergenza, delle cucine e (per le unità da crociera) delle cabine dei passeggeri, rappresenta un grosso problema. Uno studio di fattibilità è stato presentato ieri in Comune dal sindaco Sean Wheeler insieme ai deputati M5s Paola Deiana e Nardo Marino. Fu commissionato nel marzo scorso alla Galileo Engineering dalla società Ep Produzione, proprietaria e gestore della centrale termoelettrica di Fiume Santo, con l’obiettivo di migliorare l’impatto ambientale del territorio.
Motori spenti. Si tratta di una tecnologia moderna definita dagli addetti ai lavori cold ironing. Ha come obiettivo l'alimentazione elettrica delle navi in sosta attraverso una connessione via cavo. Questo consente il completo spegnimento dei motori delle imbarcazioni durante l'ormeggio. Una situazione che a Porto Torres riguarda l’attracco più vicino alla cinta urbana, la lunga banchina Dogana-Segni, dove spesso il vento porta i gas di scarico direttamente in città.
Lo studio. Le soluzioni tecniche individuate alimentano le quattro banchine (Asi, Ponente, Alti fondali e Dogana-Segni) attraverso linee sottomarine e terrestri. I consumi annui di energia sono di circa 4mila Mwh. Le banchine potrebbero inoltre essere operativamente indipendenti sia dal punto di vista elettrico sia del personale. A fronte di 3mila Mwh di energia erogata in banchina, ci sarà un risparmio annuo di 1295 tonnellate di anidride carbonica. Il sistema garantirebbe a regime un totale di forza lavoro di massimo 18 persone. L’investimento utile sarebbe di 2,5 milioni di euro e avrebbe dei costi di gestione sostenibili.
Impianti attivi. Negli Usa questo tipo di innovazione è già presente nei porti di Seattle, Los Angeles, San Diego, Pittsburgh e Long Beach. Nei grandi scali europei a Rotterdam, Goteborg, Stoccolma, Anversa e Dunkerque in Francia. La lista comprende anche i porti di Taranto, Genova e Livorno, dove è stato realizzato l'impianto più grande del Mediterraneo. All'elenco potrebbe aggiungersi ora anche Porto Torres, il primo in Sardegna, messo a disposizione del Comune e dell'autorità portuale, che indica l'attuabilità del progetto.
Sviluppi futuri. «ll progetto è realizzabile – ha detto Wheeler – e si tratterebbe di un'opera utile per tutta la città: promuoveremo un incontro con Regione, consorzio industriale, capitaneria di porto e con l'autorità portuale. Il cui presidente Massimo Deiana è già stato informato dello studio e, accolta favorevolmente l'idea, mi ha comunicato di aver inserito il cold ironing nel documento di pianificazione ambientale ed energetica del sistema portuale». Per Paola Deiana (commissione ambiente della Camera) si tratta di «un progetto valido, virtuoso e coerente col green new deal europeo, che appoggeremo». Per Nardo Marino, (commissione trasporti) «merita di essere portato anche negli altri porti della Sardegna: ci sono ingenti risorse messe a disposizione dall’Ue e una linea di indirizzo che considera prioritaria la salvaguardia dell’ambiente».
Motori spenti. Si tratta di una tecnologia moderna definita dagli addetti ai lavori cold ironing. Ha come obiettivo l'alimentazione elettrica delle navi in sosta attraverso una connessione via cavo. Questo consente il completo spegnimento dei motori delle imbarcazioni durante l'ormeggio. Una situazione che a Porto Torres riguarda l’attracco più vicino alla cinta urbana, la lunga banchina Dogana-Segni, dove spesso il vento porta i gas di scarico direttamente in città.
Lo studio. Le soluzioni tecniche individuate alimentano le quattro banchine (Asi, Ponente, Alti fondali e Dogana-Segni) attraverso linee sottomarine e terrestri. I consumi annui di energia sono di circa 4mila Mwh. Le banchine potrebbero inoltre essere operativamente indipendenti sia dal punto di vista elettrico sia del personale. A fronte di 3mila Mwh di energia erogata in banchina, ci sarà un risparmio annuo di 1295 tonnellate di anidride carbonica. Il sistema garantirebbe a regime un totale di forza lavoro di massimo 18 persone. L’investimento utile sarebbe di 2,5 milioni di euro e avrebbe dei costi di gestione sostenibili.
Impianti attivi. Negli Usa questo tipo di innovazione è già presente nei porti di Seattle, Los Angeles, San Diego, Pittsburgh e Long Beach. Nei grandi scali europei a Rotterdam, Goteborg, Stoccolma, Anversa e Dunkerque in Francia. La lista comprende anche i porti di Taranto, Genova e Livorno, dove è stato realizzato l'impianto più grande del Mediterraneo. All'elenco potrebbe aggiungersi ora anche Porto Torres, il primo in Sardegna, messo a disposizione del Comune e dell'autorità portuale, che indica l'attuabilità del progetto.
Sviluppi futuri. «ll progetto è realizzabile – ha detto Wheeler – e si tratterebbe di un'opera utile per tutta la città: promuoveremo un incontro con Regione, consorzio industriale, capitaneria di porto e con l'autorità portuale. Il cui presidente Massimo Deiana è già stato informato dello studio e, accolta favorevolmente l'idea, mi ha comunicato di aver inserito il cold ironing nel documento di pianificazione ambientale ed energetica del sistema portuale». Per Paola Deiana (commissione ambiente della Camera) si tratta di «un progetto valido, virtuoso e coerente col green new deal europeo, che appoggeremo». Per Nardo Marino, (commissione trasporti) «merita di essere portato anche negli altri porti della Sardegna: ci sono ingenti risorse messe a disposizione dall’Ue e una linea di indirizzo che considera prioritaria la salvaguardia dell’ambiente».
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