La Nuova Sardegna

«Pastori, no al certificato antimafia»

«Pastori, no al certificato antimafia»

Pittalis, Fi, annuncia la presentazione di un emendamento al Milleproroghe

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SASSARI. Annuncia la presentazione di un emendamento al decreto Milleproroghe del Governo per porre fine a un obbligo che ritiene anacronistico e insidioso per una categoria già a messa a dura prova dalla crisi del comparto e dalla burocrazia. Il deputato di Forza Italia Pietro Pittalis ritiene che il settore agricolo e pastorale meriti più attenzione, ed è convinto che un primo passo in questa direzione possa essere rappresentato dalla eliminazione «della richiesta del certificato antimafia per ottenere i contributi nazionali e comunitari – dice Pittalis –. Una misura anacronistica per regioni come la Sardegna dove la criminalità mafiosa è inesistente, ovvero un disincentivo reale allo sviluppo del settore in quanto in pastori devono attendere mesi e a volte anche anni per ottenere l’erogazione dei contributi a causa delle lungaggini che detto adempimento comporta». Secondo l’esponente azzurro «eliminare questo inutile orpello per i pastori sardi sarebbe una boccata d’ossigeno che aiuterebbe l’intero comparto a viaggiare con maggiore sprint». Per questo l’avvocato nuorese annuncia la presentazione di un emendamento al Milleproroghe per esentare le aziende che operano in aree a scarsa densità mafiosa dalla presentazione della documentazione antimafia necessaria per ottenere l’erogazione di contributi destinati a investimenti e progetti di sviluppo delle loro attività.

Il rilascio della documentazione antimafia, comunicazione e informazione, è disciplinato dal decreto legislativo 159 del 6 settembre 2011, poi modificato da tre leggi successive sino alla più recente, la 121 dell’agosto 2015. L’iter prevede che la documentazione antimafia sia richiesta alla Prefettura dalle pubbliche amministrazioni e dagli enti pubblici, anche costituiti in stazioni uniche appaltanti, dagli enti e dalle aziende vigilati dallo Stato o da altro ente pubblico e dalle società o imprese comunque controllate dallo Stato. La certificazione antimafia comporta l’iscrizione nelle cosiddette “white list provinciali”, cioé elenchi di aziende ed enti “puliti” che possono partecipare agli appalti e ottenere contributi per avviare progetti legati alle loro attività. Secondo Pittalis, la misura rappresenta un ostacolo per la categoria agropastorale, già in difficoltà per i tempi lunghi nell’erogazione di finanziamenti.

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