La Nuova Sardegna

Giorgetti contro Conte e Ue «Poco attenti ai sardi»

di Umberto Aime
Giorgetti contro Conte e Ue «Poco attenti ai sardi»

L’ex sottosegretario ospite della Scuola di formazione politica dei Riformatori «Le stanno provando tutte per fermare Salvini. Io sono uno che guarda al centro»

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CAGLIARI . Il confronto a muso duro con Salvini, all’indomani della sconfitta elettorale in Emilia Romagna, Giancarlo Giorgetti non lo ammetterebbe neanche sotto tortura. C’è stato, oppure no? Chissà. Anche se il numero due della Lega, o di chi mai è stato solo un semplice vicecapitano, qualcosa in più l’ha lasciato intendere una volta salito sul paco della scuola politica organizzata dai Riformatori. Davanti a una sala piena e pur non giocando in casa, Giorgetti ha parlato abbastanza di Sardegna – «Questo Governo nazionale e l’Europa non sono certo dalla vostra parte» – ma ha anche svelato più di un pensiero personale.

«I leader vanno bene, ma senza una squadra attorno, mai riescono e potranno realizzare quanto hanno annunciato e promesso in piazza», le sue parole. Chi vuole intendere intenda, anche in questo secondo passaggio: «Sono uno che guarda al centro, ai moderati, e li ascolto sempre con maggior interesse». Insomma, se lui fosse stato a Bologna, l’ormai celebre e istintiva citofonata salviniana a un immigrato, forse fra i motivi della sconfitta leghista in Emilia, mai ci sarebbe stata. Attenzione, però, non ci sono altre presunte divisioni o incomprensioni con il Capitano del Carroccio. Hanno condiviso e continueranno a portare avanti lo stesso progetto: dare una «spallata democratica a questo Governo che non è legittimato dagli elettori ma solo imposto da un’inaccettabile aristocrazia».

Per poi riparlare di Sardegna una volta sceso dal palco. «Gli svantaggi provocati dall’insularità sono sempre più evidenti. Per questo è giusto rivendicare che un’innegabile condizione geografica sia riconosciuta anche nella Costituzione. So però che da altre parti sostengono: le riforme della Carta sono difficili. Sbagliano, è la mia risposta. Si possono approvare ed è per questo che i politici sardi devono far sentire la loro voce. Noi oggi siamo all’opposizione, ma avranno comunque il nostro sostegno. Perché siamo sin dall’inizio un partito federalista che guarda al futuro ma soprattutto è molto attento a tradizioni, peculiarità e istanze dei territori. Noi siamo il radicamento».

Con subito dopo un salto immediato nel confronto-scontro del momento in Sardegna: la continuità territoriale aerea e i troppi veti di Bruxelles sul prossimo bando. «Da una vita l’Europa tira fuori tante regole, raramente giuste e molto spesso sbagliate. Lo dico da sempre: lì ci sono troppe persone lontane dai territori. Poi purtroppo sappiamo anche questo: a Bruxelles il potere negoziale dell’Italia è condannato comunque all’insuccesso. Per i sardi va addirittura anche peggio, perché questo Governo nazionale non è di sicuro attento ai vostri problemi. Non lo può essere, perché poteri finanziari e globalizzati hanno imposto un pilota automatico che porta verso tutt’altra direzione rispetto alle esigenze degli italiani, dei sardi». Ma al governo della Regione c’è la Lega. «Qui abbiamo appena cominciato. Il rodaggio è stato necessario, ora metteremo la macchina a regime e molto cambierà. Arriveranno i fatti». Ma la chiusura di Giorgetti non poteva che essere sui temi nazionali: «Le stanno provando tutte per fermare Salvini, a cominciare dai processi. Gli italiani comunque devono ringraziare Matteo se oggi il Pd e i Cinque stelle pare vogliano abbassare le tasse. Lo stanno facendo solo per arginare la Lega, non perché spinti dalla convinzione di dare una mano agli italiani, ai sardi».

Giorgetti è stato l’ospite della seconda giornata della Scuola politica dei Riformatori. Alla prima era presente il senatore Pd Luigi Zanda. L’ultimo appuntamento, alla presenza del governatore Christian Solinas, della sottosegretaria Alessandra Todde, dell’ex ministro Raffaele Fitto e del leader referendario Mario Segni, sarà il 15 febbraio.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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