Insularità, comincia l’iter al Senato
Domani la commissione affari costituzionali prenderà in carico la proposta
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CAGLIARI. C’è voluto quasi un anno, ma alla fine la proposta di legge d’iniziativa popolare per il riconoscimento del principio d’insularità nella Costituzione dovrebbe essere uscita dalle secche di Palazzo Madama. Sostenuta dalle 200mila firme raccolte dal Comitato, in Sardegna e nella penisola, domani la legge dovrebbe entrare nell’aula della commissioni affari costituzionali del Senato, presieduta dal leghista Stefano Borghesi. È un primo passo avanti importante, anche se il cammino sarà di sicuro ancora lungo. Però già il fatto che la proposta sia stata inserita all’ordine del giorno della commissione è una vittoria, seppure parziale, dei senatori sardi. Dopo aver formato un intergrupppo, sono stati loro a insistere perché la legge non finisse dimenticata in qualche cassetto, come c’era il rischio che accadesse. «Ci siamo mossi tutti assieme», ha ricordato di recente Gianni Marilotti del Movimento Cinque stelle, e oggi gli effetti si vedono. «Il gioco di squadra è sempre fondamentale», ha ribadito pochi giorni fa, in Consiglio regionale, il senatore Emilio Floris di Forza Italia. Anche la Lega ha insistito con la senatrice Lina Lunesu e tutto il Pd s’è mosso a sostegno della proposta.
La modifica. Il testo da cambiare è un comma dell’articolo 119 della Costituzione, con nei fatti un ritorno al 2013, è l’anno del federalismo fiscale, quando l’insularità allora era considerata uno svantaggio anche se solo sulla carta. Ora, oltre a recuperare quello status, la proposta di legge punta a qualcosa di più. In particolare alla riscrittura dell’articolo 119 proprio a favore della Sardegna e lo fa con questo passaggio: «Lo Stato riconosce il grave e permanente svantaggio naturale che deriva dall’insularità e dispone le misure necessarie a garantire un’effettiva parità e un reale godimento dei diritti individuali e inalienabili riconosciuti a tutti gli altri cittadini italiani». Secondo il Comitato promotore, a quel punto, «non sarebbero più solo i diversi accordi fra lo Stato e la Regione a riconoscere la diversità della Sardegna e l’obbligo a intervenire per azzerarne gli effetti , ma proprio la legge delle leggi, la Costituzione».
Iter lungo. Il cammino della proposta non sarà comunque veloce. Una volta il via libera da parte della commissione affari costituzionali del Senato, sarà prima dell’estate?, il testo dovrà superare ancora lo scoglio della “doppia lettura”. Perché essendo una riforma della Costituzione, dovrà essere approvata sia dal Senato che dalla Camera.
La modifica. Il testo da cambiare è un comma dell’articolo 119 della Costituzione, con nei fatti un ritorno al 2013, è l’anno del federalismo fiscale, quando l’insularità allora era considerata uno svantaggio anche se solo sulla carta. Ora, oltre a recuperare quello status, la proposta di legge punta a qualcosa di più. In particolare alla riscrittura dell’articolo 119 proprio a favore della Sardegna e lo fa con questo passaggio: «Lo Stato riconosce il grave e permanente svantaggio naturale che deriva dall’insularità e dispone le misure necessarie a garantire un’effettiva parità e un reale godimento dei diritti individuali e inalienabili riconosciuti a tutti gli altri cittadini italiani». Secondo il Comitato promotore, a quel punto, «non sarebbero più solo i diversi accordi fra lo Stato e la Regione a riconoscere la diversità della Sardegna e l’obbligo a intervenire per azzerarne gli effetti , ma proprio la legge delle leggi, la Costituzione».
Iter lungo. Il cammino della proposta non sarà comunque veloce. Una volta il via libera da parte della commissione affari costituzionali del Senato, sarà prima dell’estate?, il testo dovrà superare ancora lo scoglio della “doppia lettura”. Perché essendo una riforma della Costituzione, dovrà essere approvata sia dal Senato che dalla Camera.
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