Al tavolo per l’insularità per chiedere più soldi
Il Consiglio regionale ha approvato un ordine del giorno unitario sulla vertenza Moriconi, Pd: servono infrastrutture. La Giunta: compensazioni necessarie
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CAGLIARI. L’accordo di novembre sugli accantonamenti è «un punto di partenza per trattare con il Governo quanto ci spetta come compensazione rispetto ai pesanti svantaggi dell’insularità». L’assessore al bilancio, Giuseppe Fasolino, è stato deciso nel difendere quella firma, «è un’ottima intesa», ha detto. Però non si è neanche opposto quando il Consiglio regionale, all’unanimità, ha votato un ordine del giorno per sollecitare «una seduta straordinaria, allargata ai parlamentari e ai sindaci, per decidere come investire i finanziamenti straordinari che arriveranno». A tracciare la strada della spesa, è stato, prima di tutti, il consigliere regionale Cesare Moriconi del Pd: «Dobbiamo puntare, tutt’insieme, a ottenere un piano per azzerare il vuoto nelle infrastrutture che continua a non rendere competitiva la Sardegna rispetto alle altre regioni». Era stato proprio Moriconi, con una mozione, a mettere in dubbio l’accordo di novembre: «Abbiamo rinunciato a troppi milioni. Il Governo doveva darci molto di più, almeno 350, ma la Giunta ha chiuso per 412, che sono pochi». Però è stato lo stesso consigliere a dire anche: «A questo punto, comunque dobbiamo guardare oltre. L’occasione per rivendicare non la luna, ma quello che ci spetta, è proprio il tavolo per l’insularità previsto dall’accordo. È su quello che oggi dobbiamo puntare per pareggiare i conti».
Il confronto. L’accordo sugli accantonamenti, va ricordato, prevede un risparmio netto sui milioni che da anni lo Stato nega alla Sardegna per far fronte al debito pubblico nazionale. A partire da questa Finanziaria, il risparmio sarà di 153 e poi dovrebbe arrivare anche la prima quota, sette milioni, dei 412 milioni di arretrati. Ma il piatto forte di quell’accordo è nel pacchetto delle risorse in più, quasi un miliardo e mezzo, per investimenti su strade, scuole e beni archeologici. «Anche questo contributo – ha aggiunto Fasolino – è di fatto un acconto, perché la parte più consistente dovremo conquistarla al tavolo dell’insularità». Moriconi s’è detto d’accordo, ma ha chiesto alla Giunta di non muoversi da sola. «È indispensabile infatti – sono state le sue parole – che quella trattativa sia sostenuta da una preventiva convocazione degli Stati generali della Sardegna, per decidere quello di chi i sardi hanno bisogno. Noi lo sappiamo: servono infrastrutture». Dopo il via libera all’ordine del giorno unitario, la seduta straordinaria ci sarà. In quell’occasione – ha aggiunto Michele Cossa dei Riformatori – «dobbiamo rilanciare anche la vertenza delle accise (sono le imposte sui prodotti petroliferi) e pretendere quei quattro miliardi che finora lo Stato ci ha sempre negato».
Data incerta. Un mistero comunque esiste. Il tavolo per l’insularità doveva essere organizzato dal Governo entro due mesi dalla firma dell’accordo, e quindi ai primi di gennaio. Invece quella scadenza è saltata e non si sa ancora se e quando Palazzo Chighi convocherà la Regione per discutere di compensazioni. Stando alle ultime indiscrezioni, in queste settimane non sono arrivati segnali da Roma, e di conseguenza la Giunta è in attesa. «Siamo convinti – ha detto Fasolino – che la trattativa comincerà al più presto». Ma l’incertezza rimane ancora.
Milleproroghe. Un secondo mistero, sempre in aula, è stato sollevato da Francesco Agus dei Progressisti. «Nel prossimo decreto legislativo è scritto che alla Sardegna saranno trasferiti i 15 milioni previsti dalla Legge di stabilità nazionale del 2017. Ma quella stessa legge, a dicembre, è stata cassata dalla Corte costituzionale. Non tanto per i motivi di quel finanziamento, mitigare gli effetti dell’insularità, bensì sull’entità dello Stato. È proprio la Corte ad averlo definito ridicolo e quindi non può essere quello il punto di partenza. Quando la Sardegna si siederà intorno al nuovo tavolo, dovrà pretendere molto, molto di più, dal Governo». (ua)
Il confronto. L’accordo sugli accantonamenti, va ricordato, prevede un risparmio netto sui milioni che da anni lo Stato nega alla Sardegna per far fronte al debito pubblico nazionale. A partire da questa Finanziaria, il risparmio sarà di 153 e poi dovrebbe arrivare anche la prima quota, sette milioni, dei 412 milioni di arretrati. Ma il piatto forte di quell’accordo è nel pacchetto delle risorse in più, quasi un miliardo e mezzo, per investimenti su strade, scuole e beni archeologici. «Anche questo contributo – ha aggiunto Fasolino – è di fatto un acconto, perché la parte più consistente dovremo conquistarla al tavolo dell’insularità». Moriconi s’è detto d’accordo, ma ha chiesto alla Giunta di non muoversi da sola. «È indispensabile infatti – sono state le sue parole – che quella trattativa sia sostenuta da una preventiva convocazione degli Stati generali della Sardegna, per decidere quello di chi i sardi hanno bisogno. Noi lo sappiamo: servono infrastrutture». Dopo il via libera all’ordine del giorno unitario, la seduta straordinaria ci sarà. In quell’occasione – ha aggiunto Michele Cossa dei Riformatori – «dobbiamo rilanciare anche la vertenza delle accise (sono le imposte sui prodotti petroliferi) e pretendere quei quattro miliardi che finora lo Stato ci ha sempre negato».
Data incerta. Un mistero comunque esiste. Il tavolo per l’insularità doveva essere organizzato dal Governo entro due mesi dalla firma dell’accordo, e quindi ai primi di gennaio. Invece quella scadenza è saltata e non si sa ancora se e quando Palazzo Chighi convocherà la Regione per discutere di compensazioni. Stando alle ultime indiscrezioni, in queste settimane non sono arrivati segnali da Roma, e di conseguenza la Giunta è in attesa. «Siamo convinti – ha detto Fasolino – che la trattativa comincerà al più presto». Ma l’incertezza rimane ancora.
Milleproroghe. Un secondo mistero, sempre in aula, è stato sollevato da Francesco Agus dei Progressisti. «Nel prossimo decreto legislativo è scritto che alla Sardegna saranno trasferiti i 15 milioni previsti dalla Legge di stabilità nazionale del 2017. Ma quella stessa legge, a dicembre, è stata cassata dalla Corte costituzionale. Non tanto per i motivi di quel finanziamento, mitigare gli effetti dell’insularità, bensì sull’entità dello Stato. È proprio la Corte ad averlo definito ridicolo e quindi non può essere quello il punto di partenza. Quando la Sardegna si siederà intorno al nuovo tavolo, dovrà pretendere molto, molto di più, dal Governo». (ua)
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