sit in dei lavoratori
Dai voli nei cieli al viaggio in nave: «A Roma per difendere il futuro»
OLBIA. Le speranze di andare a un incontro che sia risolutivo sono poche: nessuno, tra i lavoratori che ieri notte si sono imbarcati dal porto dell’Isola Bianca alla volta di Civitavecchia per poi...
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OLBIA. Le speranze di andare a un incontro che sia risolutivo sono poche: nessuno, tra i lavoratori che ieri notte si sono imbarcati dal porto dell’Isola Bianca alla volta di Civitavecchia per poi raggiungere Roma, si illude che dal vertice al Mit convocato dalla ministra Paola De Micheli possano uscire novità positive e decisive per loro.
Ma è un passo da fare, per dimostrare, davanti ai palazzi romani, quanto la decisione di mettere in liquidazione Air Italy presa dai soci stia devastando la vita di più di 1.400 persone e delle loro famiglie. Tutte le sigle sindacali hanno organizzato delle delegazioni con cui sostenere i rappresentanti che questa mattina saranno al tavolo con il ministro delle Infrastrutture e dei trasporti. Dovrebbero essere nove le organizzazioni che hanno mobilitato alcuni dei propri iscritti in vista della spedizione nella penisola.
«Andiamo a Roma per chiedere a gran voce che si blocchi la liquidazione in bonis e si proceda con un concordato», dice Giorgia Palanghi, rappresentante sindacale della Cgil.
«Dalla Sardegna non siamo tantissimi perché non ci sono voli e il viaggio in nave è molto dispendioso e lungo - spiega la dipendente della compagnia aerea -. Da quando si è deciso di andare a Roma in occasione del tavolo al Mit è stato impossibile prenotare i voli di rientro. Ci andiamo in nave, ma costa molto».
Il tracollo della compagnia aerea non coinvolge solo i lavoratori sardi: «Saremo ben supportati dai colleghi di Malpensa, che saranno di più e che partiranno in pullman già stasera».
Le richieste al ministro saranno nette: «Vogliamo il concordato non per non lavorare, ma per avere più tempo, utile all'individuazione di nuovi partner che possano consentire alla compagnia di continuare a volare - dice ancora Giorgia Palanghi -. Prima di tutto va salvata la compagnia, per i lavoratori e per l’Isola. Air Italy infatti è fondamentale per la continuità territoriale».
Ma è un passo da fare, per dimostrare, davanti ai palazzi romani, quanto la decisione di mettere in liquidazione Air Italy presa dai soci stia devastando la vita di più di 1.400 persone e delle loro famiglie. Tutte le sigle sindacali hanno organizzato delle delegazioni con cui sostenere i rappresentanti che questa mattina saranno al tavolo con il ministro delle Infrastrutture e dei trasporti. Dovrebbero essere nove le organizzazioni che hanno mobilitato alcuni dei propri iscritti in vista della spedizione nella penisola.
«Andiamo a Roma per chiedere a gran voce che si blocchi la liquidazione in bonis e si proceda con un concordato», dice Giorgia Palanghi, rappresentante sindacale della Cgil.
«Dalla Sardegna non siamo tantissimi perché non ci sono voli e il viaggio in nave è molto dispendioso e lungo - spiega la dipendente della compagnia aerea -. Da quando si è deciso di andare a Roma in occasione del tavolo al Mit è stato impossibile prenotare i voli di rientro. Ci andiamo in nave, ma costa molto».
Il tracollo della compagnia aerea non coinvolge solo i lavoratori sardi: «Saremo ben supportati dai colleghi di Malpensa, che saranno di più e che partiranno in pullman già stasera».
Le richieste al ministro saranno nette: «Vogliamo il concordato non per non lavorare, ma per avere più tempo, utile all'individuazione di nuovi partner che possano consentire alla compagnia di continuare a volare - dice ancora Giorgia Palanghi -. Prima di tutto va salvata la compagnia, per i lavoratori e per l’Isola. Air Italy infatti è fondamentale per la continuità territoriale».
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