Femminicidio a Sorso, la Procura: «Premeditato l’omicidio di Zdenka»

Contestate 4 aggravanti a Fadda. Ha rischiato di uccidere una delle bambine

SASSARI. La lama di quel lungo coltello che sabato sera, a Sorso, ha ucciso Zdenka Krejcikova ha sfiorato una delle sue due figlie. L’arma affilata è andata così tanto vicina al corpo della bambina di 11 anni che oggi gli investigatori non escludono del tutto l’ipotesi che Francesco Baingio Douglas Fadda volesse ammazzare anche la piccola.

«Io non volevo uccidere Zdenka, le due bambine per me erano come figlie – ha invece detto ieri mattina il 45enne in manette nell’udienza di convalida davanti al giudice Michele Contini – Chiedo perdono ai familiari, io non volevo». Fadda, difeso dall’avvocato Lorenzo Galisai, si è avvalso della facoltà di non rispondere durante l’interrogatorio di garanzia – al quale erano presenti anche i pm Paolo Piras e Maurizio Musco – ma ha voluto rilasciare dichiarazioni spontanee. Tre minuti per ripetere ciò che dice da giorni: «Non volevo ammazzarla». Ma la dinamica del delitto, accertata attraverso l’autopsia e le testimonianze raccolte dai carabinieri, racconta tutta un’altra verità: l’omicidio era premeditato.

«Ti ammazzo se chiami i carabinieri» è la frase che incastrerebbe Fadda. E Zdenka, sabato 15 febbraio, i carabinieri li aveva chiamati davvero dopo che lui si era presentato in casa come una furia una prima volta nel pomeriggio. A distanza di qualche ora, quando è tornato, l’ha prima massacrata di botte, colpendola con calci e pugni in tutto il corpo (come è emerso dall’esame necroscopico eseguito dal medico legale Salvatore Lorenzoni), e poi l’ha raggiunta nel locale dove lei si era rifugiata per chiedere aiuto. Qui l’ha accoltellata mentre era ricurva su una delle due figlie gemelle che voleva proteggere.

La premeditazione è una delle quattro aggravanti contestate ieri dalla Procura della Repubblica. Le altre sono l’aver ucciso la donna a cui era «legato da relazione affettiva» e di averlo fatto «in occasione della commissione del reato di maltrattamenti», considerato il precedente massacro subìto dalla donna in casa. Ma la contestazione più pesante è «aver aggravato le conseguenze del reato» per aver portato via la vittima «privandola dei soccorsi» e facendo assistere le due bambine «all’agonia mortale della madre ferita». In merito a quest’ultima circostanza Francesco Baingio Douglas Fadda avrebbe detto che le gemelle «non hanno visto la madre morire perché io l’ho portata via».

Caricata in macchina agonizzante, per la precisione, dopo aver fatto salire a bordo anche le bimbe. E poi portata a Ossi e abbandonata a casa di Nicodemo Ippolito, il padre anziano di un suo conoscente che in quel momento non era però in casa, si trovava in un bar del paese. E anche a questo proposito emergono nuovi dettagli. Quando l’uomo è rientrato dal locale si è trovato davanti Fadda che urlava, i muri di casa sporchi di sangue e quella donna in fin di vita in salotto. «Cosa ci fai qui? Perché sei venuto a casa mia?» gli avrebbe detto. E per tutta risposta sarebbe stato colpito anche lui all’addome con un pugno.

A Ossi, di questo è certa la Procura, il presunto assassino è andato per nascondersi, altrimenti perché non lasciare la donna al pronto soccorso di Sassari? Gli inquirenti non credono minimamente alla versione che lui ha fornito: «Non volevo ucciderla». Perché se così fosse stato, Fadda avrebbe fatto qualcosa per salvare Zdenka. La quarantenne ceca è morta dopo 40 minuti, il coltello ha perforato il polmone ma non ha lesionato grossi vasi sanguigni. Questo significa che una sala operatoria allestita d’urgenza e una toracotomia avrebbero potuto consentire a un chirurgo di salvarle la vita. Ma lui ha pensato a se stesso, scappando con la Bmw bianca intercettata e fermata domenica mattina dai carabinieri nei parcheggi Auchan.

Ieri, a tarda mattinata, la decisione del gip: arresto convalidato e custodia cautelare in carcere confermata. Le accuse: omicidio, sequestro di persona delle bambine e della donna, resistenza a pubblico ufficiale, porto abusivo di coltello. Andrà avanti, nei confronti di Fadda, anche il processo per maltrattamenti che era già in corso. Zdenka, il giorno prima di essere ammazzata, aveva perdonato pubblicamente il suo compagno. «È cambiato, mi tratta bene ora» aveva detto al giudice. La pm a un certo punto le aveva chiesto: «Lei è sicura di non esser stata costretta da qualcuno a dire queste parole?». «No, nessuno mi ha obbligato» era stata la sua risposta. Il giorno dopo è stata uccisa.

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