La Nuova Sardegna

ADESSO PROTEGGIAMO LE GEMELLINE

di GIANNI BAZZONI

Hanno perso la mamma uccisa dall’uomo che aveva amato. E che per loro era uno di casa. Le due gemelline, figlie di Zdenka sono vittime collaterali del femminicidio. Orfane speciali senza più madre,...

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Hanno perso la mamma uccisa dall’uomo che aveva amato. E che per loro era uno di casa. Le due gemelline, figlie di Zdenka sono vittime collaterali del femminicidio. Orfane speciali senza più madre, lontane dalla loro casa, senza un riferimento certo. La loro vita è stata stravolta: uniche superstiti di un terremoto che ha tolto loro tutto. E aspettano, avvolte in un doloroso silenzio. Vicine e abbracciate, nella stanza dell’ospedale che dal 16 febbraio e diventata la loro casa provvisoria. Non chiedono niente, neppure notizie della madre. Come se sapessero già e avessero deciso di non cercare quella drammatica risposta.

Non siamo in guerra, ma gli effetti sono gli stessi: terribili, devastanti per i minori che hanno assistito a scene che nessuno potrà mai cancellare. Perché come in una guerra, l’omicidio della loro madre è stato l’epilogo di violenze domestiche continue. Le due bambine oggi hanno l’assistenza e l’amore dei medici, degli operatori che hanno il compito di provare a restituire loro una speranza. Che passa attraverso il superamento di un “trauma complesso”, come lo chiamano gli specialisti. E allora è giusto chiedersi se davvero abbiamo capito la vastità della tragedia che stanno vivendo le due gemelline, testimoni dell’agonia della giovane mamma, sballottate da una parte all’altra e caricate sull’auto dell’assassino come se fossero degli oggetti da scaricare chissà dove. E ancora oggi in attesa di un abbraccio familiare che non è arrivato.

Allora, la cosa più seria e responsabile che possiamo chiedere è quella di fare in modo che non si spenga la luce. Che si faccia uno sforzo per comprendere la violenza indiretta subita dai minori vittime dei femminicidi. Una violenza atroce che lascia tracce indelebili nel percorso di crescita. E in tempo di social, dopo avere visto e postato le brutture peggiori e inutili, si può almeno mandare una carezza alle due sorelline sopravvissute a una violenza inaudita che le ha private dell’amore della mamma, del diritto all’infanzia, della casa e dei sogni che solo i bambini hanno il diritto di coltivare senza che gli adulti ci mettano le mani per rovinare tutto, segnando per sempre la loro esistenza.

Chi può faccia tutto il possibile per aiutare le gemelline a uscire dal silenzio, da quel buio che rende le giornate tutte uguali e cariche di sofferenza. Hanno dimostrato di avere tanto coraggio. Non lasciamole sole.



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