Calano ancora i casi ma aumentano i morti Arcuri: «State a casa»
Nuovo boom di vittime, i malati diminuiscono da tre giorni Il commissario: «Possiamo uscire migliori dall’emergenza»
3 MINUTI DI LETTURA
[FIRMA&LUOGO]di Matteo Guidelli e
Luca Laviola
<MC>ROMA
[TESTO]«Imploriamo tutti gli italiani a rimanere a casa»: è quasi una preghiera quella che il commissario per l'emergenza Domenico Arcuri rivolge ai cittadini nel giorno in cui, per la terza volta consecutiva, l'incremento del numero dei nuovi malati da Covid-19 in Italia fa segnare una flessione. Una preghiera ma anche un monito, perché la curva non si è ancora invertita e siamo ancora in piena emergenza, come dimostrano purtroppo le 743 vittime in un solo giorno, 402 delle quali in Lombardia. Un dato in controtendenza rispetto a domenica e lunedì, quando i morti erano stati rispettivamente 651 e 601, e secondo solo ai numeri del 22 marzo, il «sabato nero» in cui in tutta Italia si sono registrate 793 vittime. «È ancora presto per fare previsioni sulla fine di questa emergenza, ma sono sicuro che ne usciremo grazie all'impegno di tutti gli italiani» ripete non a caso il premier Giuseppe Conte. La priorità è sempre la stessa: ridurre al minimo indispensabile gli spostamenti per evitare che il contagio si diffonda al sud. Al momento i numeri sembrerebbero confermare quella che è la tendenza degli ultimi giorni: i malati complessivi sono 54.030, con un incremento di 3.612 casi in 24 ore; un dato in calo sia rispetto a lunedì, quando la crescita è stata di 3.780 nuovi positivi, sia a domenica, quando si sono registrati 3.957 casi. Una fotografia nazionale che rispecchia i numeri della regione più colpita dall'emergenza: la Lombardia ha infatti registrato 958 nuovi casi mentre lunedì erano 1.025. E il bollettino quotidiano della Protezione Civile conferma anche un'altra tendenza, una crescita contenuta - e dunque gestibile per il momento - dei nuovi casi nelle regioni centromeridionali: 131 malati in più nel Lazio, 118 in Sicilia, 78 in Puglia, 63 in Campania. Ma se l'imperativo è quello di fare di tutto per bloccare il contagio - e su questo fronte il presidente del Consiglio Superiore di Sanità Franco Locatelli ha annunciato che si sta lavorando anche ad introdurre test più veloci ed estremamente affidabili per diagnosticare la presenza del virus - la priorità è anche quella di garantire la massima sicurezza a chi, personale sanitario in testa, deve comunque continuare ad assicurare i servizi essenziali. Il commissario straordinario Domenico Arcuri, dopo aver snocciolato i numeri sull’impegno del governo in merito ai dispositivi di protezione e ai posti letto in terapia intensiva, ha anche annunciato l'arrivo nelle regioni più colpite - sempre su base volontaria - di 500 infermieri. «La stragrande maggioranza degli italiani sta rispettando le misure di contenimento ma dobbiamo fare in modo che l'emergenza non si diffonda. Il sud è il fronte decisivo». Da qui la preghiera e il monito a stare a casa. «Siamo usciti migliori dopo la seconda guerra mondiale - conclude il commissario - possiamo farlo anche da questa emergenza».
Luca Laviola
<MC>ROMA
[TESTO]«Imploriamo tutti gli italiani a rimanere a casa»: è quasi una preghiera quella che il commissario per l'emergenza Domenico Arcuri rivolge ai cittadini nel giorno in cui, per la terza volta consecutiva, l'incremento del numero dei nuovi malati da Covid-19 in Italia fa segnare una flessione. Una preghiera ma anche un monito, perché la curva non si è ancora invertita e siamo ancora in piena emergenza, come dimostrano purtroppo le 743 vittime in un solo giorno, 402 delle quali in Lombardia. Un dato in controtendenza rispetto a domenica e lunedì, quando i morti erano stati rispettivamente 651 e 601, e secondo solo ai numeri del 22 marzo, il «sabato nero» in cui in tutta Italia si sono registrate 793 vittime. «È ancora presto per fare previsioni sulla fine di questa emergenza, ma sono sicuro che ne usciremo grazie all'impegno di tutti gli italiani» ripete non a caso il premier Giuseppe Conte. La priorità è sempre la stessa: ridurre al minimo indispensabile gli spostamenti per evitare che il contagio si diffonda al sud. Al momento i numeri sembrerebbero confermare quella che è la tendenza degli ultimi giorni: i malati complessivi sono 54.030, con un incremento di 3.612 casi in 24 ore; un dato in calo sia rispetto a lunedì, quando la crescita è stata di 3.780 nuovi positivi, sia a domenica, quando si sono registrati 3.957 casi. Una fotografia nazionale che rispecchia i numeri della regione più colpita dall'emergenza: la Lombardia ha infatti registrato 958 nuovi casi mentre lunedì erano 1.025. E il bollettino quotidiano della Protezione Civile conferma anche un'altra tendenza, una crescita contenuta - e dunque gestibile per il momento - dei nuovi casi nelle regioni centromeridionali: 131 malati in più nel Lazio, 118 in Sicilia, 78 in Puglia, 63 in Campania. Ma se l'imperativo è quello di fare di tutto per bloccare il contagio - e su questo fronte il presidente del Consiglio Superiore di Sanità Franco Locatelli ha annunciato che si sta lavorando anche ad introdurre test più veloci ed estremamente affidabili per diagnosticare la presenza del virus - la priorità è anche quella di garantire la massima sicurezza a chi, personale sanitario in testa, deve comunque continuare ad assicurare i servizi essenziali. Il commissario straordinario Domenico Arcuri, dopo aver snocciolato i numeri sull’impegno del governo in merito ai dispositivi di protezione e ai posti letto in terapia intensiva, ha anche annunciato l'arrivo nelle regioni più colpite - sempre su base volontaria - di 500 infermieri. «La stragrande maggioranza degli italiani sta rispettando le misure di contenimento ma dobbiamo fare in modo che l'emergenza non si diffonda. Il sud è il fronte decisivo». Da qui la preghiera e il monito a stare a casa. «Siamo usciti migliori dopo la seconda guerra mondiale - conclude il commissario - possiamo farlo anche da questa emergenza».
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli La Nuova Sardegna per le tue notizie su Google
