gran bretagna
Johnson ordina: «Non muovetevi»
Ma in pochi lo ascoltano. A Londra metro piene nelle ore di punta
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[LUOGO]LONDRA
[TESTO]L'ordine di battaglia arriva anche attraverso una pioggia d'sms, strumento capillare inedito per il governo britannico. E arriva con le stesse parole pronunciate lunedì sera da Boris Johnson nell'annuncio televisivo sul lockdown del Regno Unito causa coronavirus: «State a casa». Un segno di novità che suggella definitivamente il cambio imperioso di tono e di passo anche oltremanica nella sfida all'epidemia, ma su cui continuano a pendere non pochi interrogativi da chiarire. Inclusi quelli sul grado di disciplina dei sudditi di Sua Maestà, pronti a raccogliersi attorno al leader-condottiero di turno quando gli si fa respirare un clima da situazione bellica, nel ricordo dell'epopea degli avi della generazione Churchill; e tuttavia recalcitranti a rinunciare a quelle libertà individuali cui il loro stesso primo ministro di oggi ha deciso di dare un taglio solo controvoglia, sotto pressione e all'ultimo tuffo. Il primo giorno della chiusura modello italiano di tutte le attività commerciali «non essenziali» e dell'introduzione del divieto a riunirsi in pubblico in più di due o a uscire salvo limitatissime eccezioni è trascorso a Londra come altrove sotto un sole primaverile. Con molto più silenzio e meno gente in giro. Ma - sullo sfondo di dati impennatisi a oltre 8.000 contagi censiti e 422 morti, 87 più di lunedì - non senza residue trasgressioni ai diktat. A partire dalla metropolitana della capitale, affollata ancora negli orari di punta malgrado i moniti che il sindaco laburista Sadiq Khan ha sommato all'appello di Johnson a 27 milioni di telespettatori.
[TESTO]L'ordine di battaglia arriva anche attraverso una pioggia d'sms, strumento capillare inedito per il governo britannico. E arriva con le stesse parole pronunciate lunedì sera da Boris Johnson nell'annuncio televisivo sul lockdown del Regno Unito causa coronavirus: «State a casa». Un segno di novità che suggella definitivamente il cambio imperioso di tono e di passo anche oltremanica nella sfida all'epidemia, ma su cui continuano a pendere non pochi interrogativi da chiarire. Inclusi quelli sul grado di disciplina dei sudditi di Sua Maestà, pronti a raccogliersi attorno al leader-condottiero di turno quando gli si fa respirare un clima da situazione bellica, nel ricordo dell'epopea degli avi della generazione Churchill; e tuttavia recalcitranti a rinunciare a quelle libertà individuali cui il loro stesso primo ministro di oggi ha deciso di dare un taglio solo controvoglia, sotto pressione e all'ultimo tuffo. Il primo giorno della chiusura modello italiano di tutte le attività commerciali «non essenziali» e dell'introduzione del divieto a riunirsi in pubblico in più di due o a uscire salvo limitatissime eccezioni è trascorso a Londra come altrove sotto un sole primaverile. Con molto più silenzio e meno gente in giro. Ma - sullo sfondo di dati impennatisi a oltre 8.000 contagi censiti e 422 morti, 87 più di lunedì - non senza residue trasgressioni ai diktat. A partire dalla metropolitana della capitale, affollata ancora negli orari di punta malgrado i moniti che il sindaco laburista Sadiq Khan ha sommato all'appello di Johnson a 27 milioni di telespettatori.
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