Senza lavoro e senza soldi: cresce l’esercito degli ultimi
di Roberto Petretto
In tanti cominciano a non avere da mangiare. Iniziative di solidarietà
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SASSARI. L’esercito degli ultimi conta ogni giorno nuovi soldati. Malfermi e impauriti, deboli e sempre più affamati. C’è un’emergenza nell’emergenza: il problema sociale dentro quello sanitario. E così anche quelli che sembravano immuni a problemi economici ora hanno bisogno di aiuto. Il presidente Conte ieri ha annunciato un intervento straordinario di 400 milioni di euro per consentire ai Comuni di aiutare chi si trova a non poter far fronte a esigenze primarie come acquisto di cibo e medicine. «È una notizia importante - ha detto il presidente della Regione, Christian Solinas -. La liquidità scarseggia in una parte della popolazione, quindi è opportuno un immediato trasferimento ai Comuni. Speriamo sia una somma adeguata, vedremo riparto e tempi».
Intanto c’è chi, in silenzio, senza clamore, lavora ogni giorno per attenuare i disagi e le sofferenze di queste persone: «Venivamo da una situazione di difficoltà - dice Raffaele Callia, delegato regionale della Caritas - quindi questa crisi si è andata a inserire su un sistema già vulnerato».
Gli ex penultimi. Tra chi ha bisogno di assistenza ora ci sono anche persone sino a poco tempo fa considerate al sicuro, quando non addirittura benestanti: «Ho incontrato un imprenditore che ha dei capannoni vuoti - racconta Callia -. Proprietà che fanno sollevare l’Isee e che quindi rendono teoricamente questa persona ricca. Sa cosa mi ha detto? “Che faccio, mi mangio i capannoni? Non posso lavorare, non posso muovermi e non sono in grado di procurarmi da mangiare”. Ecco, stiamo vivendo situazioni di questo tipo. Imprenditori, piccoli commercianti che hanno le attività bloccate: sono sempre di più le persone che hanno difficoltà a mettere insieme il pranzo con la cena».
Gli ultimi. Ci sono poi quelli che già prima della pandemia erano ai margini: «I senza dimora: stiamo facendo di più anche per loro, rendendo le nostre strutture, che prima erano solo dormitori, disponibili anche durante il giorno. Questo comporta una riorganizzazione del lavoro dei nostri volontari, con un aggravio dei costi. Ma si tratta di un servizio indispensabile. C’è poi il problema dei commercianti ambulanti, che non possono lavorare e che quindi non hanno reddito».
L’allarme. Tutti bussano alla porta della Caritas e delle altre associazioni e organizzazioni che si occupano di assistenza. E presto potrebbero diventare un esercito incontrollabile se non arriveranno misure in grado di attenuare il disagio. Anche il Papa ha lanciato l’allarme: «Si comincia a vedere gente che ha fame perché non può lavorare, perché non aveva un lavoro fisso. Cominciamo a vedere già il dopo. Verrà più tardi ma comincia adesso». Anche ministero dell’Interno e Servizi ipotizzano possibili problemi di ordine pubblico causati dallo stato di bisogno di tante persone. In alcune località della Sicilia le forze dell’ordine hanno presidiato i supermercati.
Solidarietà diffusa. La macchina della solidarietà, in modo diffuso, spontaneo e a volte anche un po’ disorganizzato, si è messa in moto. A Nuoro Comune e Protezione civile hanno messo in piedi il servizio “Attivi e solidali nel dono”: i cittadini che sono in grado di farlo potranno donare beni di prima necessità per chi si trova in condizioni di difficoltà.
Iniziative anche a Sassari dove sui social si diffonde il messaggio di aiuto e solidarietà. Si formani gruppi facebook come quello promosso da Giulia Dedola: «creare un piccolo gruppo di persone che mi dia una mano nel creare carrelli all’interno dei supermercati della nostra città dove chiunque possa mettere qualche pezzo della propria spesa a disposizione di chi ne ha bisogno». L’appello è rivolto soprattutto alle persone «che hanno uno stipendio statale o comunque i fortunati che sono in cassa integrazione o chi sta ancora lavorando».
Il sistema della cosiddetta “spesa sospesa” si sta diffondendo in moltissimi esercizi commerciali, dal Cagliaritano al Sassarese: chi va a fare provviste, compra qualcosa in più da lasciare a chi si trova in difficoltà, magari momentanea.
Misure urgenti. Ieri il ministro del Lavoro, Nunzia Catalfo, ha firmato il decreto che fissa le modalità di attribuzione del Fondo per il reddito di ultima istanza. Un aiuto agli iscritti agli ordini professionali, ma dal quale sono esclusi tanti lavoratori. Ad esempio, e non è un mistero, quelli che avevano delle attività in nero. «Persone che non possono più spostarsi e lavorare e che comunque da quella attività traevano sostentamento - ricorda ancora il delegato regionale della caritas, Callia -. Questa situazione impone una riflessione. C’è una crisi che necessità una risposta immediata. Serve una risposta politica che non lasci fuori nessuno».
@Petretto. @RIPRODUZIONE RISERVATA
Intanto c’è chi, in silenzio, senza clamore, lavora ogni giorno per attenuare i disagi e le sofferenze di queste persone: «Venivamo da una situazione di difficoltà - dice Raffaele Callia, delegato regionale della Caritas - quindi questa crisi si è andata a inserire su un sistema già vulnerato».
Gli ex penultimi. Tra chi ha bisogno di assistenza ora ci sono anche persone sino a poco tempo fa considerate al sicuro, quando non addirittura benestanti: «Ho incontrato un imprenditore che ha dei capannoni vuoti - racconta Callia -. Proprietà che fanno sollevare l’Isee e che quindi rendono teoricamente questa persona ricca. Sa cosa mi ha detto? “Che faccio, mi mangio i capannoni? Non posso lavorare, non posso muovermi e non sono in grado di procurarmi da mangiare”. Ecco, stiamo vivendo situazioni di questo tipo. Imprenditori, piccoli commercianti che hanno le attività bloccate: sono sempre di più le persone che hanno difficoltà a mettere insieme il pranzo con la cena».
Gli ultimi. Ci sono poi quelli che già prima della pandemia erano ai margini: «I senza dimora: stiamo facendo di più anche per loro, rendendo le nostre strutture, che prima erano solo dormitori, disponibili anche durante il giorno. Questo comporta una riorganizzazione del lavoro dei nostri volontari, con un aggravio dei costi. Ma si tratta di un servizio indispensabile. C’è poi il problema dei commercianti ambulanti, che non possono lavorare e che quindi non hanno reddito».
L’allarme. Tutti bussano alla porta della Caritas e delle altre associazioni e organizzazioni che si occupano di assistenza. E presto potrebbero diventare un esercito incontrollabile se non arriveranno misure in grado di attenuare il disagio. Anche il Papa ha lanciato l’allarme: «Si comincia a vedere gente che ha fame perché non può lavorare, perché non aveva un lavoro fisso. Cominciamo a vedere già il dopo. Verrà più tardi ma comincia adesso». Anche ministero dell’Interno e Servizi ipotizzano possibili problemi di ordine pubblico causati dallo stato di bisogno di tante persone. In alcune località della Sicilia le forze dell’ordine hanno presidiato i supermercati.
Solidarietà diffusa. La macchina della solidarietà, in modo diffuso, spontaneo e a volte anche un po’ disorganizzato, si è messa in moto. A Nuoro Comune e Protezione civile hanno messo in piedi il servizio “Attivi e solidali nel dono”: i cittadini che sono in grado di farlo potranno donare beni di prima necessità per chi si trova in condizioni di difficoltà.
Iniziative anche a Sassari dove sui social si diffonde il messaggio di aiuto e solidarietà. Si formani gruppi facebook come quello promosso da Giulia Dedola: «creare un piccolo gruppo di persone che mi dia una mano nel creare carrelli all’interno dei supermercati della nostra città dove chiunque possa mettere qualche pezzo della propria spesa a disposizione di chi ne ha bisogno». L’appello è rivolto soprattutto alle persone «che hanno uno stipendio statale o comunque i fortunati che sono in cassa integrazione o chi sta ancora lavorando».
Il sistema della cosiddetta “spesa sospesa” si sta diffondendo in moltissimi esercizi commerciali, dal Cagliaritano al Sassarese: chi va a fare provviste, compra qualcosa in più da lasciare a chi si trova in difficoltà, magari momentanea.
Misure urgenti. Ieri il ministro del Lavoro, Nunzia Catalfo, ha firmato il decreto che fissa le modalità di attribuzione del Fondo per il reddito di ultima istanza. Un aiuto agli iscritti agli ordini professionali, ma dal quale sono esclusi tanti lavoratori. Ad esempio, e non è un mistero, quelli che avevano delle attività in nero. «Persone che non possono più spostarsi e lavorare e che comunque da quella attività traevano sostentamento - ricorda ancora il delegato regionale della caritas, Callia -. Questa situazione impone una riflessione. C’è una crisi che necessità una risposta immediata. Serve una risposta politica che non lasci fuori nessuno».
@Petretto. @RIPRODUZIONE RISERVATA
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